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Smart working: cresce in Italia, ma inseguiamo ancora gli altri Paese UE

12
feb
2020

Quando parliamo di lavoratori agili intendiamo quei lavoratori che hanno la possibilità di lavorare da casa, per tutta la durata della propria settimana lavorativa o solo in determinate giornate. Ecco cosa si intende con smart working o telelavoro, un fenomeno ormai consolidato in tutto il mondo e che rientra in molte delle strategie occupazionali di aziende e imprenditori.

I dati offerti da uno studio condotto dall’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano e da un report effettuato dall’Eurostat delineano sul tema un quadro dalle facce opposte per quanto riguarda l’Italia.

Da un lato, infatti, nel 2019 la percentuale di grandi imprese che ha avviato al suo interno progetti di smart working è stata del 58%, in crescita rispetto al dato del 56% del 2018. Una crescita dovuta probabilmente anche agli effetti di un ddl che il Governo italiano ha approvato nel 2017 nell’ottica di regolare le modalità di erogazione dello smart working.

Un aumento numerico che cammina di pari passo con un miglioramento delle condizioni di lavoro: il 76% dei lavoratori che ha la possibilità di lavorare da casa si dice soddisfatto della professione che svolge, mentre dice lo stesso solo il 55% dei dipendenti a cui il telelavoro viene negato; inoltre il 33% dei lavoratori agili condivide la vision della propria azienda, mentre solo il 21% dei lavoratori senza possibilità di dedicarsi allo smart working dice lo stesso.

LEGGI ANCHE: Quante aziende forniscono materiale ICT ai propri dipendenti?

Se da un lato, quindi, il lavoro da casa cresce per la realtà italiana, dall’altro lato la notizia negativa è che il nostro Paese insegue la crescita di questo nuovo modo di lavorare che in Europa sta largamente prendendo piede: la media per i Paesi dell’Unione è del 5,2% sul totale dei propri lavoratori, mentre l’Italia si colloca ben al di sotto di questo dato con un 3,6%. Al primo posto troviamo i Paesi Bassi (14%), seguiti da Finlandia (13,3%), Lussemburgo (11%) e Austria (10%). Peggio dell’Italia solo Slovacchia, Lituania, Ungheria, Grecia, Croazia, Cipro, Romania e Bulgaria.

LEGGI ANCHE: Scopriamo cosa si intende per smart working

 

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