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Folletto dopo il Covid. Il top manager Leoni: "nuove strategie per recruiting, formazione e vendita"

20
mag
2020

I drammatici effetti del Coronavirus, come noto, si sono fatti sentire su gran parte dei settori economici. E se in alcuni casi, per loro natura, alcuni comparti sono riusciti a reggere il colpo senza soffrire per le limitazioni imposte alla mobilità delle persone, pensiamo all’ICT o alla GDO, in altri casi sappiamo che l’impatto è stato durissimo, si prenda per esempio il caso del turismo e della ristorazione. Il settore delle vendite a domicilio appartiene a questa seconda categoria. Si tratta di un settore in cui trovano occupazione, in Italia, circa 520.000 persone (dati Univendita), e per il quale ad oggi, in Fase 2, ci sono ancora delle incertezze. Ci soffermiamo allora proprio su questo settore, discutendone con Fabio Leoni, Presidente e Managing Director di Vorwerk Italia, azienda leader della vendita a domicilio in Italia. Gli abbiamo chiesto come in genere sta reagendo il settore, quali sono le strategie messe in campo dalla sua azienda per il supporto dei propri venditori, quali le prospettive per il prossimo futuro e quali le urgenze a cui in sede di governo centrale si deve provvedere per supportare uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi.

WeCanJob: Il settore del commercio porta a porta in Italia conta circa 520.000 addetti, di cui circa 150.000 sono propriamente incaricati alla vendita a domicilio. Una fetta ampia della popolazione nazionale a cui, sembra, non sia stata data la giusta attenzione nelle prime azioni di contrasto alla crisi causata dal Covid-19. Cosa potrebbe essere fatto, realisticamente, per dare un immediato supporto al settore e alle persone che vi operano dal punto di vista del governo centrale?

Fabio Leoni: Il decreto “Cura Italia” del governo, che prevedeva il famoso bonus da 600 euro per diverse categorie di lavoratori autonomi, in un primo momento aveva completamente dimenticato gli incaricati alla vendita a domicilio, anche coloro che svolgono questa attività in modo abituale e con Partita IVA: stiamo parlando di 41.600 persone in tutta Italia. Di fronte a questa situazione ci siamo allineati alla posizione espressa da Univendita, la maggiore associazione di categoria italiana della vendita a domicilio, che Folletto ha contribuito a fondare: abbiamo chiesto ascolto, chiarezza nella formulazione dei provvedimenti che riguardano il nostro settore, uguaglianza fra lavoratori autonomi, precedenza rispetto ai lavoratori in nero (per i quali si era invece parlato fin da subito di misure di tutela). Alla fine, ed è una notizia del 12 maggio, l’indennità di 600 euro di marzo è stata riconosciuta anche ai lavoratori che menzionavo prima: un riconoscimento doveroso per una categoria duramente colpita dalla crisi. Adesso ci aspettiamo dal governo interventi di più ampio respiro per sostenere i consumi, il lavoro, l’economia del nostro Paese. Tutti ne abbiamo bisogno per ritornare non come prima, ma più forti di prima.

WCJ: Con Folletto, invece, collaborano circa 4.500 venditori, purtroppo rimasti fermi come gli altri durante il lockdown e quindi senza aver avuto la possibilità di recarsi presso il domicilio del cliente per le attività di vendita. Come si è mossa l’azienda per supportare i suoi collaboratori che, lo ricordiamo, sono lavoratori autonomi? Quale impegno avete sostenuto e state sostenendo per rendere meno critico lo stallo cui sono stati costretti?

FL: Nell’immediato, per coprire il periodo di inattività forzata, e quindi di mancati guadagni, che ha coinvolto i suoi 4.500 venditori dall’11 marzo, Folletto ha stanziato in totale 4 milioni di euro; cifra che è stata distribuita ai venditori secondo criteri che considerano la media dei compensi degli ultimi 12 mesi, in modo da essere in linea con le performance che ciascun venditore esprime nell’attività. La nostra azienda ha una solidità tale da poterci permettere di mettere in campo un impegno ingente, e ci è sembrata la risposta più appropriata per sostenere e non lasciare sole le persone che fanno parte della “Famiglia Folletto”. Chiaramente non ci siamo fermati qui. Abbiamo intrapreso una serie di azioni e progetti con l’obiettivo di permettere ai nostri venditori di riprendere la loro attività da remoto: abbiamo aumentato gli investimenti marketing per creare nuove opportunità di vendita, abbiamo realizzato strumenti e formato i nostri venditori per condurre delle video dimostrazioni e mantenere vivo il contatto con i nostri clienti.

WCJ: Dal punto di vista strettamente aziendale, quanto ha inciso questa crisi su Folletto?

FL: È innegabile che il periodo di stop forzato abbia avuto un impatto importante sulle vendite, ma Folletto, con i suoi venditori, non è rimasta totalmente inattiva. In queste settimane le nostre persone, a tutti i livelli, hanno lavorato per la ripartenza e si sono impegnate per disegnare nuovi scenari. Dal 18 maggio, fortunatamente, abbiamo potuto riavviare le attività di vendita.

WCJ: A proposito di nuovi scenari, adesso è il momento di pensare alla ripartenza, alle nuove strategie per tornare sul mercato e per incontrare le persone. In tal senso, come si sta muovendo il settore del commercio a domicilio, in generale, e Folletto in particolare? Avete approntato una nuova strategia per proporre la vostra offerta commerciale in veste nuova?

FL: Con la dovuta premessa che ci troviamo in una situazione sempre in evoluzione, e che attendiamo che vengano definite chiaramente le disposizioni entro cui la nostra attività (come moltissime altre) potrà riprendere, noi ci stiamo preparando a ripartire sulla base di una riprogettazione, che è stata fatta in queste settimane, delle nostre strategie di mercato e di contatto con i clienti. Abbiamo una certezza: con il proseguimento della Fase 2, la vendita a domicilio sarà la forma di commercio che meglio coniugherà il divieto di assembramento nei negozi fisici con il bisogno del cliente di fare esperienza del prodotto e di avere un servizio personalizzato. Per quanto ci riguarda direttamente, in Folletto riteniamo poi che i nostri prodotti per pulire e igienizzare l’ambiente domestico saranno perfettamente in linea con la crescente attenzione dei consumatori a questi aspetti. Il rapporto diretto con il cliente sarà sempre al centro per noi, e quando torneremo nelle case degli italiani, naturalmente, lo faremo nel rispetto assoluto delle disposizioni di legge e di tutte le misure di sicurezza. D’altro canto vogliamo far tesoro di questa esperienza: potenzieremo i nostri canali digitali, in modo da poter essere vicini ai nostri clienti in modo nuovo. Cogliamo questa crisi per ricavarne un’opportunità per tutti noi: modernizzare una professione che agli occhi di molti sembra “vecchio stile”, ma che non lo è assolutamente. L’Agente Folletto è un professionista che di presenza o a distanza è in grado di offrire a tutti noi una consulenza specifica per i bisogni di igiene di un ambiente, quello domestico, in cui trascorriamo larga parte del nostro tempo, in un momento storico in cui la sicurezza del nucleo familiare è al centro dei pensieri di tutti noi.

WCJ: Inaugurare una nuova strategia di offerta commerciale vuol dire anche, ci sembra, mettere in campo nuove competenze e nuovo personale. Quindi, come vi muoverete dal punto di vista del reclutamento, considerando anche che Folletto è storicamente un’azienda alla continua ricerca di nuovi incaricati per estendere il proprio business? Continuerete ad aprire le vostre porte a nuovi addetti? E, se sì, come? Avete in agenda un programma di rilancio del recruiting post-Covid-19?

FL: Le porte di Folletto sono sempre aperte per chi desidera entrare. Chiaramente stiamo adeguando i nostri processi di reclutamento alla situazione di emergenza. Resta inteso che continuiamo a formare nuovi professionisti. Nel secondo semestre lanceremo il nuovo piano di formazione per i new comers: un percorso completamente nuovo, rivisto nelle modalità e nei contenuti, in cui esperienza sul campo e formazione a distanza saranno integrate. I new comers saranno i protagonisti di un’esperienza che permetterà loro di sviluppare non solo le competenze proprie del mestiere, ma soprattutto le competenze soft, quelle relazionali, che oggi sul mercato del lavoro sono tra le più ricercate.

 

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