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News dall'Europa sul sistema d'istruzione e formazione in Italia

16
lug
2016

Eppur si muove! Verrebbe da ripetere il celebre motto, tanto usato (e abusato) nel linguaggio corrente, per sintetizzare in una sola espressione lo stato dell’arte del sistema di istruzione e formazione in Italia. Un tema sempre più caldo nell’agenda politica nazionale ed europea, che (soprattutto negli ultimi anni) è stato a lungo dibattuto almeno in relazione a due aspetti fondamentali:

  • il primo ha messo (e mette) in discussione la capacità del sistema formativo di fornire ai giovani competenze e conoscenze adeguate alle esigenze del sistema produttivo italiano
  • il secondo aspetto, che in un certo senso rovescia la prospettiva, mette sotto la lente di ingrandimento la capacità (o incapacità) del sistema produttivo italiano di dare uno sbocco occupazionale a giovani che cercano di entrare nel mercato del lavoro dopo aver concluso percorsi di istruzione e formazione, più o meno lunghi e specialistici

In entrambi i casi, la questione resta complessa da sciogliere. I fattori che condizionano la relazione tra percorsi formativi e accesso al mondo del lavoro sono numerosi e vanno ben oltre il titolo formale conseguito. Entrano in gioco, per esempio, le inclinazioni individuali, la qualità del percorso formativo intrapreso, il settore nel quale si sceglie (o si aspira) di lavorare, il capitale culturale e sociale ereditato dalla famiglia, il livello di benessere economico che permette (o meno) di investire risorse nella costruzione di percorsi formativi ben orientati e indirizzati verso specifiche professioni. Tanto per citare alcuni fattori.

Tutti aspetti che contribuiscono a dare una connotazione al sistema di istruzione e formazione di un Paese: asili nido, scuole elementari, scuole superiori, università, centri di formazione, ecc. sono ingranaggi di un meccanismo che accompagna l’individuo nel suo percorso di crescita, un percorso lastricato di intoppi e ripartenze. Un percorso in cui le scelte più consapevoli sono compiute in età matura quando, per esempio, seguendo i propri interessi o le proprie aspirazioni professionali, si decide di frequentare un istituto tecnico o professionale piuttosto che un liceo, di intraprendere un ciclo di studi universitario di taglio umanistico oppure di mettersi alla prova frequentando una facoltà scientifica. Processi complessi ed eterogenei che tirano in ballo la qualità dell’insegnamento, la dotazione di strutture, gli aspetti motivazionali e la capacità di orientare al meglio le scelte individuali durante l’intero percorso.

In questo quadro, quali considerazioni è possibile fare guardando alla situazione italiana? Come si diceva in apertura, il sistema di istruzione e formazione in Italia compie passi in avanti:

  • si consolida il modello di valutazione delle scuole
  • migliorano le competenze di base, la partecipazione a percorsi educativi della prima infanzia è quasi universale tra i bambini di età compresa tra i quattro e i sei anni
  • il tasso di abbandono scolastico (seppur ancora elevato rispetto alla media europea) mostra una lieve (ma progressiva) diminuzione

Si apre dipingendo questo scenario il report Education and Training monitor 2015 della Commissione europea: rapporto che annualmente offre uno sguardo di sintesi sul percorso dei Paesi europei verso obiettivi e standard che puntano a far crescere i livelli di istruzione e formazione. Uno scenario che mostra alcuni segnali che avvicinano l’Italia alle performance medie europee, ma che al contempo mette in luce anche il persistere di vincoli strutturali già evidenziati nel più recente passato.

Tra le note positive va segnalato lo sviluppo di pratiche di insegnamento innovative che stanno agevolando il percorso di modernizzazione dell’istruzione scolastica. A tal proposito, il rapporto cita l’indagine internazionale sull’insegnamento e apprendimento dell’OCSE del 2013 che mette in luce un dato molto interessante: la spiccata capacità di una quota significativa di insegnanti italiani (58%) di assegnare i compiti agli studenti prendendo in considerazione le loro caratteristiche ed esigenze individuali. Cresce, inoltre, fino ad allinearsi al dato medio europeo, anche la quota di insegnanti che ricorrono all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC) per progetti o lavori di classe (31%) e che sono direttamente coinvolti in attività di formazione sulle ITC (53%). Aumenta la partecipazione degli studenti a percorsi di istruzione tecnica o professionale, ma restano da potenziare i percorsi di transizione “scuola-lavoro” attraverso cui si consolidano forme di apprendimento basate sul lavoro. Un dato su tutti: solo il 10,7% degli studenti della scuola secondaria superiore ha partecipato a percorsi di alternanza scuola-lavoro nel 2013/2014.

Migliorano le performance degli studenti universitari, sempre più celeri nel conseguimento della laurea di primo livello entro tre anni dall’avvio del corso di studi. Meno incoraggiante è il dato relativo al numero di studenti che completa gli studi universitari: il tasso di abbandono (45%) è più alto rispetto alla media europea e, in generale, il tasso d’istruzione terziaria è tra i più contenuti tra i Paesi dell’Ue (23,9% nel 2014 per i giovani di età compresa tra 30 e 34 anni).

Nonostante ciò, il sistema di istruzione e formazione italiano prosegue in un percorso di modernizzazione che, seppur con passo lento, muove verso gli standard medi registrati nell’Ue. Il calo del tasso di abbandono scolastico registrato dal 2013 al 2014 rappresenta un ulteriore indicatore dei progressi realizzati. È vero, resta ancora ampia la distanza dalla media europea (15% nel 2014 rispetto alla media Ue dell’11,1%), ma il trend positivo registrato nel corso degli ultimi anni lascia intravedere gli effetti di interventi mirati a riportare sui banchi di scuola persone che troppo presto abbandonano percorsi di istruzione prematuramente, perdendo (o per scelta o per necessità) la possibilità di realizzare attraverso lo studio parte di sé e del proprio potenziale.

 

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Ultimi 30 commenti

Patrick | 05 aprile 2018
Commento Nella mia scuola non mi pare i siano pratiche di insegnamento innovative ne un sistema di formazione.
sarà...
nina | 08 settembre 2016
....ma a me sembra che si faccia una gran fatica a innovare e innalzare il livello....ma leggere di un miglioramento mi fa comunque ben sperare....visto che faccio lettere..e vorrei insegnare!!!
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