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Il boom dell'agricoltura sostenibile che attrae giovani laureati

Se c’è un settore in Italia che non conosce crisi, quello è l’agricoltura. Lo dice l’ultimo rapporto della Coldiretti, la principale Organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo. Pubblicato a giugno 2016, il rapporto testimonia di un boom delle aziende agricole e delle assunzioni in agricoltura. Andiamo per punti.

L’occupazione nei campi cresce infatti a livello nazionale del 2,2% perché - spiegano da Coldiretti - l'agricoltura italiana produce nel 2015 il valore aggiunto più elevato d’Europa, che vale un incremento di +3,8%. La rinnovata centralità acquisita dal settore è confermata dal fatto che il valore aggiunto in agricoltura cresce il triplo dell’industria (1,3%) e quasi 4 volte del commercio (+0,8%), contribuendo alla crescita prodotto interno lordo dello 0,8% nel 2015. Nel 2015 gli occupati in agricoltura nel mezzogiorno crescono di più (+3,3%), sotto la spinta dell’aumento record del valore aggiunto agricolo delle regioni meridionali (+7,3%).

Si tratta di un settore che attrae sempre più i giovani. Come aveva spiegato il presidente della Coldiretti Sergio Marini qualche anno prima, “in agricoltura il lavoro c’è sia per chi vuole seriamente intraprendere con iniziative innovative, come dimostra l’aumento del 4,2% nel numero di imprese individuali condotte da under 30 nel secondo trimestre dell’anno, sia anche per chi chiede possibilità di occupazione”. Coldiretti stima che un lavoratore dipendente su quattro ha meno di 40 anni, con una forte presenza di lavoratori giovani e immigrati che hanno abbondantemente superato quota centomila.

Insomma, un settore che offre opportunità per mettersi in proprio o per cercare un’occupazione nelle diverse professionalità collegate alla filiera, che vanno ben oltre i servizi e prodotti tradizionali collegati all’attività di coltivazione e allevamento. Negli ultimi tre anni sono aumentate di 6 volte le aziende che producono energie rinnovabili (+603%), sono raddoppiate quelle che trasformano direttamente i loro prodotti (+97,8%) e sono cresciute in modo esponenziale quelle che lanciano altre attività innovative: fattorie didattiche, centri benessere legati alle tradizioni rurali, aziende agricole specializzate in recupero degli scarti.

Nella sua versione innovativa, green, centrata sui processi di eco-innovazione e cambiamento, l’agricoltura richiede giovani con alta formazione, capaci di produrre continui aggiornamenti nella produzione, nell’uso di energie rinnovabili, nell’efficienza energetica. Ma anche di figure dedicate alla riconversione in chiave sostenibile di colture e allevamenti tradizionali (per esempio materie prime vegetali nel settore conciario; riduzione degli scarti di lavorazione; aumento della qualità dei processi e dei prodotti ecc.). Ecco allora che l’agricoltura si trasforma in un settore tra i più innovativi, che attrae nuove competenze. Lo ha recentemente mostrato Il Fatto Quotidiano, con un’interessante rassegna di informazioni e dati sul ritorno dei giovani all’agricoltura. Un articolo con un titolo eccitante: Giovani idealisti e laureati: i coloni della nuova fattoria, firmato da Tommaso Rodano. L’autore racconta storie di professionisti ed esperienze imprenditoriali di successo nel settore agricolo.  Vediamo due delle storie raccontate.

Si parte dalla provincia di Viterbo, a cento chilometri da Roma. Ludovico Botti, 36 anni, si prende cura di 10 ettari di vigneti, un ettaro di oliveto, setti di boschi e campi seminati. Spiega:

“Finito il liceo, avevo passato i test d’ingresso per ingegneria e per fisica. Sarà stato l’impatto di quegli universitari un po’ grigi e tristi che vedevo nei corridoi delle facoltà: mi sono iscritto ad agraria”. Nel 2012 è stato premiato dal Ministero dell’Agricoltura come uno dei “Nuovi fattori di successo”, il bando che seleziona i migliori 15 giovani imprenditori agricoli d’Italia. Il merito è dei suoi vini biologici e di come li produce: dalla raccolta alla bottiglia, ogni passaggio è studiato per ridurre al minimo l’emissione di anidride carbonica e favorire il riciclo. Non si butta via nulla: anche le acque di scarico della cantina sono depurate in un ecosistema balneabile (“il biolago”) e riutilizzate in azienda.

Un’altra storia raccontata dal Fatto Quotidiano, storia di dedizione e coraggio imprenditoriale, è quella dei “Giardini di Ararat”, a pochi chilometri da Viterbo. Il ristorante di Laura Belli e di Emmanuela Tardani, entrambe laureate all’Università della Tuscia, che usano solo materiali del loro orto o dei produttori locali. Una fattoria moderna, dove si organizzano corsi e laboratori per insegnare l’arte della terra e le tradizioni rurali, non solo ai bambini. Anche questa esperienza è stata premiata da gratificazioni e riconoscimenti e diventata un punto di riferimento in un territorio che cerca di fiorire.

 

La redazione di WeCanJob

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