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WeCanBlog intervista Cosmano Lombardo, chairman del Web Marketing Festival

10
mag
2017

Il 23 e 24 giugno 2017, presso il Palacongressi di Rimini, si terrà la V edizione del Web Marketing Festival, la più importante manifestazione italiana dedicata al web marketing e alle professioni digitali. Nell’ambito del Festival, tra i numerosi eventi di interesse in programma, quest’anno sarà dato ampio spazio anche all’incontro tra domanda e offerta di lavoro nei settori digitali. Consapevole dell’importanza strategica di questo comparto per l’occupazione e lo sviluppo del Paese, WeCanJob e il Web Marketing Festival hanno avviato una partnership per veicolare così le esigenze professionali del mercato digitale. In quest’ottica, WeCanBlog ha intervistato Cosmano Lombardo, fondatore e presidente del Festival. Gli abbiamo rivolto alcune domande sulla manifestazione e, più in generale, sull’attuale collocazione e le future prospettive delle professioni digitali. Ci ha raccontato quanto segue.

WeCanBlog: Sono ormai diversi anni che il Web Marketing Festival rappresenta l’appuntamento per eccellenza per i professionisti del Web e per coloro che intendono intraprendere una carriera nel settore. Può raccontarci quali sono stati gli stimoli e le motivazioni che l’hanno spinta a fondare e organizzare per cinque anni questa iniziativa?

Cosmano Lombardo: Quando, nel 2007, abbiamo dato il via al nostro progetto di vita-lavoro, non avevamo alcun obiettivo di business. L'intento era quello che abbiamo perseguito sin da bambini: star bene contribuendo a far star bene. Andavamo alla ricerca della crescita. Una crescita felice. Oggi continua ad essere sempre così. L'obiettivo, gli stimoli e la motivazione erano e continuano ad essere quelli di costruire e promuovere un ecosistema sui temi dell'innovazione sociale in grado di contribuire a generare un costante cambiamento positivo a partire dal digitale.

WCB: Rispetto ad altri eventi italiani che affrontano il tema delle professioni e del mondo del Web, qual è il valore aggiunto del Web Marketing Festival? E quale il suo fiore all’occhiello in quest’edizione del 2017?

CL: Sul valore aggiunto del Festival, rispetto ad altri eventi, credo che dovremmo chiederlo ai partecipanti. Sarei troppo di parte. Posso dire, però, che organizzare un evento come il Festival non è sicuramente semplice, ma c’è un aspetto – che io penso sia il suo vero valore aggiunto – che lo rende tanto appagante da far passare in secondo piano molte delle attività quotidiane. Ed è il fatto di vivere l’organizzazione dell’evento come un viaggio da costruire e vivere insieme agli altri. Partire da elementi che possono apparire eccessivamente distanti dal contatto tra le persone – il digitale – e far emergere invece dalle passioni di ognuno, dalla creatività e dal know how di ogni singola mente delle iniziative (sociali, di business, ecc.) che si intrecciano costantemente con la formazione. 48 ore che giungono dopo un’infinità di momenti di brainstorming con soggetti che rappresentano non solo il mondo del digitale, ma la società. Credo che la due giorni dell’evento faccia “esplodere” e “comunichi” tutte le emozioni e le fatiche del suo periodo di costruzione, alla stregua di un viaggio pensato e organizzato con un gruppo di amici. In sostanza, porta con sé non tanto il valore del posto e non solo i momenti trascorsi durante il viaggio, ma tutta la fase di preparazione e il “contenuto”, le emozioni e il modo d’essere di ogni persona. Il fiore all’occhiello, dunque, credo sia la forte connotazione e presenza di temi rilevanti in ambito sociale e culturale abbinati alla formazione sul digital marketing e ai temi più orientati al business per le imprese.  Sottolineo però tre iniziative che penso siano molto importanti: tre piccoli fiori all’occhiello di questa edizione. Restando nel campo delle professioni digitali, oltre alla riproposizione della Sala Digital Journalism che giunge alla sua seconda edizione, quest’anno proporremo una sala dedicata al Digital Health che permetterà agli operatori sanitari non solo di formarsi ma di ricevere crediti formativi.

La seconda riguarda le tematiche trattate in sala plenaria insieme a relatori e ospiti di livello nazionale e internazionale: ci saranno, infatti, dibattiti su innovazione, industry 4.0, digital journalism, futuro dell’editoria e del mondo della formazione, accessibilità e legalità. È importante capire e far conoscere dove, in che misura e in quale modo il digitale ha pervaso i diversi ambiti della società.

L’ultima, infine, riguarda il lancio dell’iniziativa Web Series Contest, rivolta alle produzioni creative videodigitali che vogliono fare del web il loro canale distributivo e comunicativo privilegiato. Realizzato in collaborazione con il Roma Web Fest, primo festival internazionale nato in Italia e dedicato alle web series, per partecipare basterà inviare il soggetto della serie e la sceneggiatura della puntata zero. I temi su cui inviare le proposte sono temi centrali all’interno del festival: legalità e startup.

WCB: Può raccontarci un aneddoto o un caso emblematico, tratto dalle passate edizioni del Festival, in grado di sintetizzarne il valore aggiunto?

CL: Il caso della raccolta fondi “A Pieno Respiro” organizzata insieme ai ragazzi dell’università di Bologna e in collaborazione con la Fondazione per la Ricerca Fibrosi Cistica. L’iniziativa è nata dal problema di salute di un bimbo nato due anni fa e affetto da fibrosi cistica. Insieme a suo padre, un mio amico d’infanzia, abbiamo suonato per anni nella stessa band. Lui ha continuato a fare il cantante lirico, ma è anche un grandissimo cantautore. Dopo la nascita ha abbandonato la carriera per seguire il problema famigliare. Ho contattato la fondazione per la ricerca fibrosi cistica e chiesto se avevano un progetto di raccolta fondi. Abbiamo analizzato il tutto e vista la loro serietà abbiamo deciso di avventurarci in questa campagna di informazione e fundraising. Domenico, insieme a Remo, ha scritto un pezzo dal titolo A Pieno Respiro. Il brano è semplicemente meraviglioso e potete trovarlo qui. Ho presentato la canzone ai ragazzi di Bologna. La loro partecipazione è stata totale sia dal punto di vista creativo sia operativo, ma soprattutto umano. Hanno messo insieme una serie di idee, una più forte e valida dell’altra, che insieme si sono trasformate, grazie anche al supporto del team aziendale, in una campagna che ha coinvolto relatori, sponsor e altri soggetti che hanno supportato il progetto. Il tutto sta continuando ad andare avanti. Non smetterò mai di ringraziare i ragazzi e tutti i sostenitori della causa. Il Web Marketing non è solo una strategia utile al business, ma è ancor prima una cassetta degli attrezzi al servizio della società.

WCB: Come sono cambiate negli ultimi anni le professioni digitali? Quali sono le prospettive future nel settore? E inoltre: esiste oggi una maggiore consapevolezza circa il valore delle professionalità del Web oppure, come in passato, si pensa ancora ai professionisti del Web esclusivamente come a “smanettoni” o “nerd”?

CL: Le professioni, quelle digitali in particolare, stanno vivendo dei grandi cambiamenti. La società si evolve e allo stesso modo il lavoro e il modo di lavorare. Internet ha trasformato e sta continuando a trasformare la struttura dei rapporti umani, di produzione e anche le relazioni di potere. In sostanza, ancor prima delle tanto dibattute influenze sulle imprese, sul mondo dell’informazione ecc., stiamo assistendo al passaggio verso una nuova forma di società con lineamenti (culturali e non solo) che ancora devono essere totalmente definiti. Siamo di fronte alla costruzione di nuove forme di società e in Italia siamo ancora alla ricerca di un rinnovato assetto. Più che di prospettive future, parlerei quindi di sfide future. Dovremmo cercare di focalizzare l’attenzione non solo sulla definizione delle nuove figure professionali, ma su come costruire le nuove strutture organizzative e di lavoro. Ad oggi le stiamo subendo e rispondiamo cercando di riadattare meccanismi obsoleti, vedi il modo di concepire il lavoro e le logiche di produzione. In definitiva credo che esista una serie davvero infinita di sfide. In questo contesto ne cito solo due che, a mio avviso, dovremo affrontare e che detteranno il cambiamento e la costruzione del futuro. La prima è la creazione di nuovi sistemi educativi per “i più piccoli”. Faccio riferimento alle fasce di età dai 6 ai 15 anni. È necessario ridisegnare totalmente i loro percorsi altrimenti non si riuscirà mai a costruire le nuove società future. La seconda è per le fasce più adulte. Le logiche dettate dal “nuovo sistema” implicano una costante ridefinizione di obiettivi, competenze e capacità di individuazione delle priorità. Entrare in questa forma mentis e cercare di “ridisegnare” continuamente anche la nostra formazione permetterà di affrontare le attività quotidiane in modo diverso, contribuendo alla costruzione dei nuovi assetti culturali e della nuova società che andranno a migliorare il modo di concepire le professioni in generale.

WCB: I nostri lettori sono molto interessati alla dimensione formativa, a come cioè acquisire le competenze necessarie per svolgere determinate professioni nel modo migliore e senza spreco di risorse. Può dirci la sua sull’importanza della dimensione formativa nelle professioni del Web? Può indicarci quale equilibrio bisogna ricercare tra la formazione per così dire “ufficiale” e quella on the job?

CL: Il digitale è la dimostrazione costante di come il modello formativo che può contribuire alla crescita dell’individuo e del contesto in cui si opera sia il learning by doing. La formazione ufficiale ha certamente una valenza indiscutibile, e il suo impatto, oltre che in ambito lavorativo, è importante per la costruzione “a tutto tondo” della persona. È importante, però, mettere subito in pratica quanto appreso, creare contesti per sfidarsi quotidianamente e operare. In questa fase di passaggio lo studio tradizionale rischia di stare al learning by doing come vedere un film sta alla vita reale. Un’equazione estremizzata che però fornisce l’idea concreta di quanto sia opportuno mettersi in gioco. Non puoi studiare e padroneggiare benissimo il business model canvas e pensare di essere un imprenditore. Tutto ciò vale per qualsiasi tema del digital marketing. Il punto di equilibrio è che “formazione on the job” e formazione “ufficiale” dovrebbero concentrare l’attenzione su un aspetto comune: il talento di ogni singola persona. Oggi purtroppo non è così, ma dovremmo adoperarci tutti affinché ciò accada.

WCB: In conclusione, che consigli darebbe a tutti i giovani intenzionati a entrare nel mondo del lavoro passando per il Web?

CL: Quello che mi sento di dire ai ragazzi è che grazie a internet si sono aperte, potenzialmente, infinite opportunità lavorative. Tuttavia esiste una differenza sostanziale tra ciò che vorremmo fare e ciò che siamo bravi a fare. I giovani dovrebbero concentrarsi nello scoprire quali sono i loro talenti e metterli alla prova. Ci si preoccupa troppo di fare quello che si desidera e non quello in cui si è più portati, e le due cose non sempre coincidono. Questo dovrebbe essere vissuto come un dovere: il dovere di scoprire il valore aggiunto che c’è in ognuno di noi e metterlo in pratica. Bisogna, infatti, mettersi costantemente alla prova e creare condizioni che ci portino fuori dalla nostra zona di comfort. Solo mettendoci costantemente in difficoltà riusciremo a creare momenti di crescita personale e collettiva. Bisogna entrare, per dirla in termini hegeliani, in un costante rapporto dialettico con noi stessi. In bocca al lupo a tutti per la costruzione del proprio futuro! 

 

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