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Università: tutto quello che c'è da sapere. Immatricolati, performance e sbocchi professionali delle lauree

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A un certo punto nelle vite di milioni di studenti e studentesse si pongono queste domande: quale corso di laurea fa per me? Quale corso di laurea scegliere per trovare lavoro? Ma anche qual è il corso di laurea più facile o più difficile? Si tratta di domande importantissime, e decidere in merito cambia la vita, anche se c'è l'imbarazzo della scelta: pensate che in Italia ci sono 4.654 corsi di laurea attivi! Allora è bene raccogliere informazioni per avere un buon orientamento per scegliere l'Università giusta. E un buon modo di orientarsi è capire quale corso di laurea hanno scelto, come si trovano e quali sbocchi hanno trovato gli studenti e le studentesse già iscritti in uno degli Atenei italiani. In questo post raccontiamo brevemente questi numeri, basandoci su 1.690.982 immatricolati fotografati nel Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario e della Ricerca dell'Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca), pubblicato il 9 agosto 2018.

Quanti studiano all'Università? Quali Lauree? Dove?

Partiamo da un dato positivo: il numero di immatricolazioni in Italia è in forte ripresa. Dal 2000 c'era stato un forte calo, acuito dalla crisi economica. Dal 2014 la tendenza si è invertita, con un picco nell'Anno Accademico 2016/17 (+5,1% rispetto al 2015). Nell'anno in corso gli immatricolati sono ben 290.857, 22.000 in più rispetto al 2014 (+8,2%): praticamente torniamo ai livelli registrati nel 2008/09. Questo dato è positivo, perché abbiamo visto che con la laurea si trova lavoro e si guadagna di più.

Perché crescono gli immatricolati? Uno dei motivi è la ripresa delle iscrizioni da parte dei diplomati e delle diplomate con maturità tecnica o professionale (rispettivamente 26% e 10% nel 2018 rispetto al 22,4% e all’8,1% del 2014). Anche questo è un dato molto importante, perché gli studi della Fondazione Agnelli ricordano sempre che è un errore fermarsi al diploma! Anzi, proprio gli istituti tecnici sono il trampolino per proseguire gli studi verso le lauree più richieste dal mercato del lavoro. Non a caso, nell'ultimo triennio si registra un aumento del numero di corsi dell'area Scientifica ed Economico-Giuridica, mentre quelli dell’area umanistica tendono a diminuire. Nell’ordine crescono Ingegneria e l’ambito Economico-statistico (30% del totale) e l’area Geo-Biologica, Scientifica e di Educazione Fisica. Continua il calo del gruppo Giuridico, la cui quota passa dal 9,3% al 7,2% nel 2018. Un ultimo dato interessante riguarda la mobilità degli studenti e delle studentesse fuori sede. Basti pensare che quasi 1 immatricolato su 4 (22,1% del totale) studia fuori della Regione di residenza. E questo nonostante i costi di studiare lontano da casa.

Laurearsi è sempre più facile? Sembra di sì!

Dal rapporto dell'Anvur viene anche un'altra buona notizia: gli studenti e le studentesse delle Università italiane sono sempre più bravi. Questo dato si calcola guardando alla regolarità dei percorsi di studio, ovvero:

  • aumento della quota di coloro che terminano gli studi nei tempi previsti (i “laureati regolari”)
  • riduzione del numero degli abbandoni
  • aumento della quota di immatricolati che prosegue al secondo anno

Proprio quest'ultimo dato è molto importante. Dovete sapere che il passaggio dal primo al secondo anno rappresenta uno snodo cruciale nelle carriere universitarie. Tra il primo e il secondo anno si concentra infatti la stragrande maggioranza degli abbandoni! Ebbene, nel 2010 c'era 1 studente su 6 che abbandonava tra primo e secondo anno (il 16% degli iscritti). Nel 2016 la quota scende al 12,5%. Qui va detto però che i tassi di abbandono si riducono molto di più per le studentesse e per le Università del Nord. Pensate che le studentesse hanno tassi di abbandono tra il primo e il secondo anno inferiori di un terzo rispetto ai colleghi maschi.

E dopo la laurea? L’occupazione dei laureati

Il rapporto dell'Anvur fornisce anche una fotografia degli sbocchi occupazionali. Qui si registrano alcune note critiche. In confronto agli altri Paesi sviluppati, l'Italia resta ancora ultima in termini di tasso di occupazione dei laureati tra i 25 e i 34 anni (64,3% nel 2016, circa 19 punti sotto la media). Ciò nonostante negli ultimi anni abbiamo un generale miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro e il tasso di occupazione dei giovani laureati sale al 66,2% nel 2017, comunque al di sotto degli altri Paesi occidentali. Fra i laureati di I livello e II livello occupati, il 47,7% lavora a tempo determinato oppure con contratti “non stabili” (di collaborazione coordinata e continuativa o di prestazione d’opera occasionale o con borsa di studio/lavoro).

Le performance dei laureati migliora anche in riferimento ai tassi di disoccupazione: dal picco del 2014 (17,7%), il tasso di disoccupazione nella fascia dei laureati in età 25-34 è sceso ogni anno, fino al 13,7% nel 2017. Anche qui le Regioni meridionali registrano un po’ più di problemi di inserimento nel mercato del lavoro. Qui il tasso di occupazione dei giovani laureati sale dal 41% del 2014 al 47,2% del 2017, mentre il tasso di disoccupazione scende dal 33,6% al 26,5%.

Eppure, a pesare sugli sbocchi occupazionali sono ancora una volta le lauree giuste. È più facile nei gruppi Medico, Scientifico e Ingegneria per i laureati di I livello (rispettivamente, 72,8%, 69,9% e 65,8%) e nei gruppi Ingegneria, Chimico-farmaceutico e Medico per i laureati di II livello (rispettivamente, 82,7%, 81% e 80,4%). Questo conferma che le lauree più ricercate dalle imprese, in generale riguardano il settore Linguistico, l’Ingegneria elettronica e dell’informazione, l’Ingegneria industriale e la Matematica, il comparto Socio-sanitario.

 

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