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Tirocini extracurriculari: tipologie e utilità per l'inserimento nel mondo del lavoro

04
feb
2020

Quanto incidono i tirocini sull’inaugurazione di una carriera lavorativa? Quali sono i settori del mondo del lavoro in cui si svolge il maggior numero di tirocini in Italia? E quali gli esiti occupazionali a seguito del tirocinio per chi ne ha beneficiato? Per rispondere a queste domande, ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), in collaborazione con INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), ha pubblicato un rapporto al fine di monitorare e valutare l’andamento dei tirocini extracurriculari in Italia. Il rapporto fa riferimento agli ultimi dati disponibili, relativi al quadriennio 2014-2017. Vediamo di seguito i principali dati emersi.

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Tirocinanti: chi sono e che titolo di istruzione hanno?

Per dare un primo quadro d’insieme, è utile notare che la maggioranza dei tirocini extracurriculari attivati tra il 2014 e il 2017 in Italia ha riguardato fasce deboli sul mercato del lavoro:

  • disoccupati;
  • inoccupati;
  • lavoratori in mobilità o in cassa integrazione.

Queste categorie costituiscono il 68,4% del totale nel quadriennio di riferimento e rappresentano i principali beneficiari dei tirocini, superando anche i soggetti che hanno conseguito un titolo di studio da non più di 12 mesi. Infatti, soltanto il 10,6% delle attivazioni ha interessato neolaureati; 6,8% la quota dei neodiplomati.

Leggendo i dati, è  significativo mettere in evidenza che tra gli inoccupati e disoccupati beneficiari di tirocinio il 50,9% possiede un titolo di scuola secondaria superiore e il 19,2% una formazione terziaria, mentre il restante 30% ha conseguito un titolo di studio di livello più basso, come la licenza media o la licenza elementare.

La restante percentuale dei tirocini attivati nel quadriennio è occupata poi da soggetti svantaggiati (6,3%), disabili (3,8%) e persone prese in carico dai servizi sociali e sanitari (1,6%).

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I tirocini extracurriculari in Italia per famiglia professionale

Vediamo adesso i dati circa  la distribuzione dei tirocinanti 7 grandi gruppi professionali identificati da ISTAT 2011, lasciando volutamente da parte le categorie delle Forze Armate e dei “Legislatori, imprenditori e alta dirigenza” poiché numericamente ininfluenti. Dall’indagine ANPAL e INAPP è emerso che

  • il 53% dei tirocini ha riguardato le professioni qualificate in attività commerciali o servizi e le professioni esecutive nel lavoro d’ufficio a carattere impiegatizio;
  • il 15% le professioni tecniche;
  • l’11,1% le figure di artigiani, operai specializzati e agricoltori;
  • l’8,4% l’ambito delle professioni più qualificate intellettuali e scientifiche;
  • mentre l’8,8% comprende i tirocini attivati senza competenze specifiche per professioni non qualificate.

Ma quanto influisce il titolo di studio sulla tipologia delle professioni oggetto dei percorsi formativi? La risposta è confortante: al crescere del grado d’istruzione corrisponde un sempre maggiore riconoscimento di livello professionale. Si deve considerare, infatti, che i soggetti con un titolo universitario hanno svolto tirocini soprattutto nell’ambito di professioni di livello medio-alto:

  • il 32% in quelle impiegatizie;
  • il 30% in quelle tecniche;
  • il 26% in quelle intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione.

I tirocini per diplomati sono invece stati attivati prevalentemente in professioni intermedie (35% nel commercio e nei servizi e il 26% nel lavoro d’ufficio a carattere esecutivo), mentre i soggetti con licenza media o elementare sono stati impiegati per lo più in tirocini di nell’ambito del commercio e dei servizi o nelle professioni non qualificate.

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Dopo il tirocinio si trova lavoro?  

È difficile avere una percezione realistica sulla prospettiva lavorativa dei tirocini. Su questo tema fa luce il rapporto ANPAL, che offre degli spunti rilevanti sugli esiti dei percorsi formativi extracurriculari. Leggendo i dati, si nota che al 31esimo giorno dalla fine del tirocinio già il 35% dei soggetti ha instaurato un rapporto di lavoro, e la percentuale aumenta con il passare dei mesi: il 44,4% inizia un rapporto lavorativo entro 3 mesi dal termine del tirocinio, mentre il 50,6% entro 6 mesi.

Bisogna osservare, però, che la maggiore efficacia dello strumento per l’inserimento nel mercato del lavoro si registra a ridosso del termine dell’esperienza, e che con l’allungarsi del periodo di osservazione i rapporti di lavoro attivati presso il soggetto che ospitava il tirocinio si riducono.

Possiamo affermare, quindi, che il tirocinio è utile soprattutto sotto due aspetti: da una parte dimostra la sua valenza come strumento di pre-inserimento presso l’azienda che lo attiva, e dall’altra si configura come mezzo per il rafforzamento di competenze e di esperienze che favoriscono l’assunzione presso altri datori di lavoro.

Scarica qui il rapporto completo

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