Home wecanjob.it
Orientamento formazione e lavoro: il portale itali

Smart working: il "lavoro agile" tra flessibilità, autonomia e nuove tecnologie

13
set
2016

Si traduce lavoro agile ma nel dibattito pubblico si presenta come smart working. Da alcuni definita una rivoluzione del lavoro dipendente, da altri un intervento normativo che aggiunge tasselli innovativi a quanto già indicato dalla precedente legge sul telelavoro. Ma entriamo nel merito.

Cos'è lo smart working

Nel più ampio disegno di legge sul lavoro autonomo presentato come delega nella legge di Stabilità 2016 e approvato recentemente dalla Commissione Lavoro del Senato, lo smart working si pone al centro di un processo che punta a innovare modaiità di gestione e organizzazione del lavoro. E lo fa seguendo la scia di quanto tracciato dal suo predecessore, il telelavoro, uno strumento di flessibilità organizzativa introdotto prima nel settore pubblico (1999) e poi nel privato (2004), che già consentiva al lavoratore di svolgere le propria attività di lavoro a distanza, intercettando in questo modo le esigenze di specifiche categorie di lavoratori.

Rispetto al telelavoro, lo smart working declina il concetto di produttività intorno ad alcuni concetti chiave che rendono questo strumento ancor più flessibile sotto i profilo organizzativo. Il lavoratore (ribattezzato smart worker) trarrebbe diversi benefici, e non solo sul piano della conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro, aspetto ben noto agli addetti ai lavori ma in molti casi ancora poco praticata. Il passaggio in più va ricercato nella possibilità offerta allo smart worker di fissare con il proprio datore di lavoro obiettivi di produttività che il lavoratore potrà raggiungere in piena autonomia e con un crescente grado di responsabilità sul proprio operato, gestendo da remoto le proprie attività ma, diversamente dal telelavoro, con maggiore libertà e accessibilità nell’organizzazione di spazi, tempi e luoghi di lavoro.

Il tutto sancito da un accordo che il lavoratore sottoscrive con il datore di lavoro, in cui sono chiariti gli aspetti organizzativi e gestionali del nuovo rapporto e definiti, tra le altre cose, i tempi di riposo e gli strumenti da utilizzare per lo svolgimento delle proprie attività.

Smart working e nuove tecnologie

Proprio quest’ultimo aspetto ha destato l’interesse di tutti gli appassionati e strenui sostenitori dell’impresa 4.0 e dei più ampi processi di digitalizzazione dell’economia. Ma l’utilizzo dei mobile e delle nuove piattaforme informatiche che impatto può avere sulla diffusione dello smart working e sulla produttività del lavoratore? Una domanda alla quale ha provato a rispondere una ricerca condotta da Regus (2015). Dallo studio, realizzato su 44.000 manager e professionisti di 100 Paesi, viene fuori che l’89% dei manager italiani ha un’alta familiarità con l’utilizzo di strumenti tecnologici per gestire i flussi di lavoro da remoto. Le web app maggiormente usate sono:

  • Dropbox (64,1%)
  • Google Drive (48,2%)
  • WeTransfer (35,3%)

E altrettanta diffusione in ambito lavorativo trovano gli strumenti di instant messaging e VoIP. Certo è che la ricerca cattura profili professionali di “fascia alta” e con competenze e livelli di alfabetizzazione informatica elevati. Ma al contempo offre indicazioni rispetto alla gestione dei tempi e delle modalità di lavoro che vanno nella direzione indicata dallo smart working. Una tendenza (seppur lieve) confermata dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, che ha rilevato, nel 2015, un aumento del numero di grandi imprese impegnate nella definizione di progetti e iniziative che perseguono gli obiettivi dello smart working: maggiore flessibilità, accessibilità, economie di scala nella gestione di strutture e spazi di lavoro, gestione dei flussi di lavoro a distanza attraverso l’uso di device mobili e sistemi di social collaboration. Sarà interessante vedere se i passi compiuti nel 2016 continueranno in questa direzione e quali criticità emergeranno dalla graduale (e tanto auspicata) diffusione di “stili di lavoro” sempre più smart.

 

La redazione di WeCanBlog 

Utility WeCanJob
Profili professionali
» commenti inseriti : 2 » leggi tutti i commenti
Inserisci un commento:
Non sei autorizzato ad inserire commenti sul blog.

Ultimi 30 commenti
Titolo
Sara | 20 settembre 2016
E' vero. Qua lo smart worker vuol dire mettersi in proprio e lavorare come consulente. A meno che non si voglia finire in quelle piattaforme in cui di volta in volta si viene coinvolti in attività specifiche, con obiettivi limitati. Leggevo qualche giorno fa che in Europa c'è un grosso smart employer e si chiama "Clickworker", una piattaforma tedesca che avrebbe 500 mila smart workers, nel senso che lavorano da casa e fanno mansioni periodiche per il web. Ma poi chissà....
Titolo
Stefano | 14 settembre 2016
Non esistono Smart workers senza Smart Employers. La questione parrebbe risolta in sé in quanto la quasi totalità degli Smart Employers sono essi stessi Smart workers (i capi sono spesso imprenditori o dirigenti che gestiscono il loro tempo senza vincoli di orario/presenza). Qualcuno ha notizia di masse di Smart Employers? Dove si inceppa il meccanismo?
Tutti i contenuti editoriali contenuti e pubblicati sul sito wecanjob.it sono stati registrati e sono protetti dalle leggi in materia di proprietà industriale e/o intellettuale. Leggi ancora...
- Inizio della pagina -
NEWSLETTER
TROVACI SU
2015 WeCanJob S.r.L., Via Torelli n. 22, CAP 71100 – FG, Partita IVA 04016220719
Qualunque utilizzo è vietato se non autorizzato
0
Il progetto WeCanJob.it è sviluppato con il CMS ISWEB® di Internet Soluzioni Srl www.internetsoluzioni.it