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Sanità: 2,2 milioni di "white jobs". Cercasi 16.000 medici di base

23
dic
2017

È stato presentato due giorni fa, al Ministero della Salute, il I Rapporto sul sistema sanitario italiano – Il termometro della salute, rapporto curato dall’Osservatorio su Salute, Previdenza e Legalità nato dalla collaborazione tra Eurispes ed Enpam. Sono diversi i dati raccolti nel Rapporto, dati che ci raccontano a 360 gradi il settore sanitario del nostro Paese, mettendone in evidenza tanto le luci e quanto le ombre. Nel rispetto della linea di WeCanBlog, in questo breve articolo vedremo quali sono i principali dati riguardanti il lavoro e l’occupazione nel settore della Sanità secondo quanto sintetizzato nel Rapporto.

La spesa pubblica nel settore italiano della Sanità

Dal punto di vista della spesa pubblica, il Rapporto ci presenta una comparazione tra i vari Stati membri dell’Unione Europea: scopriamo così che il nostro Paese spende l’1,1% in meno rispetto alla media europea in Sanità. In particolare si parla del 14,1% della spesa pubblica dedicato al sistema sanitario nazionale. Numeri ben lontani da quelli che si registrano in Irlanda, Paese in cui il 19,3% della spesa pubblica è utilizzato per la Sanità, il primo nel contesto europeo. Numeri ben lontani, tuttavia, anche da quelli del Paese che chiude questa speciale classifica: parliamo di Cipro, la cui quota di spesa pubblica per la Sanità è pari al 2,6% del proprio Pil.

Gli occupati nel settore sanitario

Dal punto di vista degli occupati, l’Italia registra una considerevole quota di persone impiegate nel settore sul totale della popolazione attiva. In particolare, gli addetti del settore sanitario sono nel nostro Paese circa 1.796.000 (dati riferiti al 2015).

Tuttavia, considerando l’alta incidenza del lavoro nero e grigio nell’area della cura alla persona, a questi vanno aggiunti altri addetti (per esempio badanti, infermieri privati a domicilio etc.), che nel complesso potrebbero essere quantificati in una cifra tra le 300.000 e le 400.000 unità. In tal modo, gli occupati del comparto sanitario, in totale, sarebbero dunque circa 2.200.000, ovvero il 10% degli occupati totali del Paese. Si tratta di numeri davvero elevati, a testimonianza dell’importanza del settore anche dal punto di vista dell’occupazione.

Tra tutti gli addetti, va detto che soltanto il 44% si colloca nei servizi ospedalieri. Mentre circa un quinto di questo 44% svolge mansioni che non appartengono alle professioni sanitarie: si tratta essenzialmente di personale amministrativo.

Il turnover: un problema per il futuro

Tra i diversi problemi che affliggono il sistema sanitario nazionale, oltre all’eccessiva burocratizzazione (testimoniata anche dall’alta quota di personale amministrativo nel settore appena citata) e alla presenza di dinamiche corruttive di non scarso conto, possiamo annoverare la sempre presente questione del precariato, quella dell’insufficienza degli organici e quella del progressivo invecchiamento del personale sanitario.

Proprio su quest’ultimo punto, sottolinea il Rapporto, le preoccupazioni vengono soprattutto da alcune specifiche aree, come per esempio quella della medicina generale (medicina di base e pediatria di libera scelta, nello specifico): qui, nel prossimo futuro, si rischia di non riuscire a colmare le carenze di personale che si avranno a causa della fuoriuscita dei profili più anziani.

Stando a quanto emerge da dati del Ministero della Salute e della Federazione Italiana dei Medici di Famiglia, dei 45.437 medici di base impiegati (dato aggiornato al 2012), quasi la metà, ossia 21.700 unità, andranno in pensione entro il 2023. A fronte di questa imponente fuoriuscita, tuttavia, si prevede un ingresso nel settore di non più di 6.000 giovani medici. Ciò vuol dire che tra cinque anni avremo in Italia circa 16.000 medici di base in meno, con concrete ricadute negative sulla popolazione: secondo il Rapporto, infatti, con questi numeri almeno un terzo dei cittadini del Paese non avrà un medico di famiglia nel prossimo decennio.

L’area dell’odontoiatria

Un discorso a parte va fatto per l’area dell’odontoiatria, che pure ci viene raccontato nel dettaglio all’interno del Rapporto. Secondo quando vi emerge, scopriamo che in Italia ci sono 37.047 medici odontoiatri. Rispetto a quanto accade in altri Paesi europei, la percentuale di odontoiatri che lavorano nella Sanità pubblica è piuttosto bassa: nel 2016 si assesta infatti sul 2,9%, ossia circa 1.100 unità in termini assoluti. Ciò vuol dire che sono le famiglie, in Italia, a doversi fare carico delle cure dentarie, incidendo fortemente sulla spesa sanitaria totale.

Nel settore, i liberi professionisti odontoiatri sono invece 31.604 unità, generando a loro volta lavoro per decine di migliaia di altri profili che li supportano: igienisti dentali, assistenti alla poltrona, segretari etc.

 

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