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Il settore Moda lancia importanti segnali di ripresa

29
lug
2017

Nelle scorse settimane vi abbiamo aggiornato sulle perfomance positive registrate nel settore della design economy, asse strategico per l’economia del nostro Paese. Allargando lo sguardo ai diversi campi di attività che animano il settore, in questo blog approfondiremo lo stato di salute della settore Moda, un ambito produttivo in cui il marchio Made in Italy conserva ancora intatto tutto il suo fascino, sia a livello nazionale che internazionale.

I numeri del settore Moda

Recentemente Confartigianato ha pubblicato alcuni dati che ben inquadrano la dimensione della Moda in Italia. Parliamo di un settore che, come noto, abbraccia attività eterogenee legate all’abbigliamento, al tessile, alle calzature, alla gioielleria, alla pelletteria e alla concia, che poggia su un tessuto produttivo composto, nel complesso, da 141.523 imprese (il 2,3% del totale delle imprese registrate).

La forte vocazione artigiana è un tratto distintivo del settore: oltre la metà delle imprese (55,4%) sono infatti artigiane, rappresentate anche da piccole botteghe in cui maestri artigiani conservano e tramandano competenze che abbinano in maniera sapiente tradizione e innovazione. Un valore aggiunto niente affatto trascurabile, che ha contribuito a determinare la ripresa di un settore che nel 2017, rispetto all’anno precedente, è tornato a crescere (+2,9%) trainato dai comparti della gioielleria (6,6%), dell'abbigliamento (5,4%) e della pelle (2,7%).

Interessanti anche le ripercussioni sul fronte lavoro: gli occupati del settore sono 510.314, di cui il 90,2% (460.304 addetti) è concentrato nel TAC (Tessile, Abbigliamento e Calzature), tra i comparti produttivi più attivi nel rendere solido il primato italiano nella classifica dei principali Paesi esportatori in Europa. Con 61,1 miliardi (18,3% delle esportazioni dell’Ue a 28 del settore) l’Italia resta, infatti, il primo paese esportatore nel settore Moda, seguito da: 

  • Germania con 54,7 miliardi (16,4%) 
  • Belgio con 33,9 miliardi (10,1%) 
  • Francia con 33,6 miliardi (10,1%) 
  • Paesi Bassi con 29,7 miliardi (8,9%) 
  • Regno Unito con 22,7 miliardi (6,8%) 
  • Spagna con 21,1 miliardi (6,3%) 
  • Irlanda con 10,6 miliardi (3,2%)
  • Polonia con 10,3 miliardi (3,1%)

E le Regioni italiane che hanno beneficiato maggiormente degli effetti di questo primato, creando – grazie all’incremento delle esportazioni – un valore aggiunto sul territorio, sono Toscana, Veneto, Marche, Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia. Alcune di esse hanno visto crescere, con un ritmo superiore alla media, la domanda di prodotti Made in Italy all’estero.

Tradizione e innovazione: le parole chiave del made in Italy

Questo breve spaccato statistico consente di fissare alcuni aspetti centrali che stanno contribuendo alla ripresa del settore Moda. Intanto, la capacità di sviluppo delle imprese artigiane appare strettamente connessa a un giusto mix tra il “sapere tradizionale” e le opportunità offerte dal progresso tecnologico e organizzativo. Le tendenze espresse dal mercato globale richiedono, oramai da tempo, lo sviluppo e il consolidamento di alcuni driver centrali per il settore, tra cui:

  • personalizzazione del prodotto
  • utilizzo di nuove logiche di comunicazione
  • formazione professionale

Il primo punto possiamo renderlo esplicito in questi termini: appare necessario l’innesto nel tessuto delle imprese artigiane di profili professionali pronti a interpretare il “mestiere” in chiave moderna, spingendo su processi di internazionalizzazione dei prodotti e su una ridefinizione della stessa figura dell’artigiano-imprenditore. Il riferimento va a figure professionali emergenti come il modellista, il disegnatore di moda e il confezionista, professioni che nel proprio bagaglio di competenze sono in grado di intercettare con maggiore efficacia le esigenze di una domanda di mercato che tende sempre più verso processi di customizzazione che contrappongono il “manufatto tipico”, che recupera tradizioni e aspetti culturali locali, al “prodotto di massa”.

Il tutto, per venire al secondo punto, richiede lo sviluppo di competenze che valorizzino il prodotto attraverso attente e puntuali strategie di comunicazione e marketing. La promozione del prodotto Moda presenta elementi di esclusività e unicità niente affatto trascurabili: il valore del prodotto si definisce sicuramente anche in funzione di pratiche artigianali tradizionali, forme e modalità di lavoro attraverso cui vengono impresse nell’oggetto valenze culturali, identità, usi e costumi delle realtà che le producono. Di fatto, il marchio Made in Italy comprende in sé tutti questi elementi e diviene depositario di radici e tradizioni ma anche di conoscenze tecniche e di esperienze da cui si nascono creatività e innovazione. Affinchè la valenza simbolica di questi prodotti acquisti ulteriore valore di mercato, è necessario elaborare strategie di comunicazione e di promozione del prodotto in grado di sfruttare al meglio tutte le potenzialità dei moderni canali di comunicazione.

Su questo aspetto, gli aspiranti giovani professionisti intenzionati a lavorare nel settore Moda hanno diverse frecce da scoccare al proprio arco, sia nel campo, ad esempio, del social media marketing, che nella promozione dei prodotti su piattaforme e-commerce. Ma ciò che resta prioritario, nel mantenere un legame costante con le nuove leve, è la capacità di definire percorsi di formazione specialistica, veicolando anche pratiche di apprendimento informale che valorizzino la conoscenza dei maestri artigiani e la capacità di trasferire conoscenze ai più giovani.

 

La Redazione di WeCanBlog

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