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Rosa Valletta di ES Comunicazione ci racconta la comunicazione istituzionale

21
mar
2017

A conclusione del suo lungo approfondimento sulle professioni e sulla formazione del settore della comunicazione, nel quale si sono avvicendate le testimonianze dirette di professionisti del settore come Marcello Giannotti di MN Italia, Alessandro Galimberti del Sole24Ore e Caterina Banella di EPR Comunicazione, e di un docente di Marketing come Enrico Bonetti dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, WeCanBlog ha intervistato Rosa Valletta, direttore generale e titolare, insieme a Gianluca Lustri, di ES Comunicazione, tra i più importanti attori della comunicazione istituzionale italiana. Le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa sul suo lavoro e sull’importanza delle dimensione formativa per essere dei buoni professionisti del settore. Ci ha raccontato quanto segue.

WeCanBlog: ES, agenzia in cui lavora, si occupa ormai da più di un decennio di relazioni istituzionali e comunicazione. Può raccontarci quali sono le diverse attività svolte in concreto dalla sua agenzia?

Rosa Valletta: Da marzo del 2004 ES offre ai propri clienti i servizi di monitoraggio legislativo e di supporto alle relazioni istituzionali, l’uno il completamento dell’altro. Il monitoring della produzione normativa in tempo reale consiste nel rendere conto ai propri clienti di tutto quanto accade presso le istituzioni proprio nel momento in cui accade. Per fare questo, ES si avvale di una redazione giornalistica – specializzata in diritto parlamentare – che segue i lavori di governo e Parlamento in diretta, invia alert via sms in caso di notifiche particolarmente urgenti, prepara e invia notizie non appena terminate le sedute. L’informazione tempestiva, corretta, obiettiva e documentata, consente alle aziende di valutare quanto le norme in discussione potranno incidere sul loro business e se e quanto vorranno interagire col legislatore per esporre il proprio punto di vista e proporre eventuali soluzioni. Si tratta di un lavoro cruciale, sul quale si innesta il supporto alle relazioni istituzionali: in sintesi, occorre sapere per agire. Se si ha chiaro l’orizzonte normativo entro il quale ci si muove e le dinamiche delle forze politiche in campo in un determinato momento, si possono mettere a punto proposte concrete da sottoporre al legislatore. Ci occupiamo anche di posizionare in maniera corretta presso le istituzioni, ma anche presso le business community di riferimento, aziende, associazioni, enti e federazioni. Un lavoro che in estrema sintesi consiste da un lato nel mappare gli interlocutori di riferimento del committente, dall’altro nel predisporre dossier relativi alle proposte da sottoporre ai decisori; quindi proporre la presenza del cliente a tavoli tecnici, audizioni parlamentari e ogni altra occasione nella quale sia opportuno proporne le istanze.

WCB: Dunque lavorare nella comunicazione istituzionale vuol dire caricarsi sulle spalle una grande responsabilità, non solo verso i committenti ma anche verso le istituzioni. In tal senso, cosa vuol dire dal punto di vista etico-professionale lavorare nella comunicazione istituzionale?

RV: Vuol dire operare in maniera trasparente ed essere dotati di onestà intellettuale, innanzitutto nei confronti del committente. Il nostro lavoro consiste, in prima battuta, nel rappresentare in maniera chiara al cliente che ci sottopone una criticità normativa lo scenario politico parlamentare entro il quale ci si muoverà, comprendere se i suoi obiettivi siano raggiungibili e, se sì, entro quale arco temporale e attraverso quale percorso. Occorre inoltre essere credibili agli occhi delle istituzioni, ma su questo potrei scrivere un’enciclopedia e non è questa la sede. Un buon professionista sa come si fa!

WCB: Può raccontarci un aneddoto o un episodio in qualche modo emblematico che ritiene interessante e che possa farci capire meglio il suo lavoro?

RV: Abbiamo lavorato per un biennio per una società di betting, che all’epoca aveva sede in Austria ed era da poco sbarcata in Italia. Cominciammo con la fornitura del solo monitoraggio legislativo, per passare poi anche al supporto alle relazioni. Dopo un primo giro di incontri istituzionali per presentare le attività svolte dall’azienda, i vertici della società ci chiarirono l’obiettivo che questa intendeva raggiungere, che posso sintetizzare così: non pagare le tasse in Italia. Facemmo un passo indietro, risolvendo l’accordo.

WCB: Noi di WeCanBlog chiediamo spesso ai professionisti che intervistiamo di offrirci qualche spunto sull’evoluzione del proprio comparto. Dunque: come è cambiata e/o come sta cambiando la comunicazione istituzionale negli ultimi anni?

RV: Posso dire che c’è una maggiore consapevolezza da parte delle aziende dell’importanza di questo lavoro e dunque una domanda crescente, in modo particolare di un buon servizio di monitoraggio. Gli ultimi governi, da Monti in poi, hanno inoltre a mio avviso avuto un approccio molto più “europeo” a questa professione, aprendosi al confronto – serio e concreto – con la business community. Insomma, credo che il lavoro del lobbysta stia finalmente assumendo un profilo moderno; mi auguro che il dibattito su questa professione riesca a uscire dai consueti steccati (una legge per regolamentarla non serve, occorre invece che le istituzioni siano un grattacielo di cristallo e che i colleghi la smettano di parlarsi addosso e siano più concreti e trasparenti).

WCB: Discutiamo adesso di competenze. Spesso, quando si parla di professioni della comunicazione, si tende a tralasciare tutte le competenze che completano la preparazione di un buon professionista. Quali sono, allora, le competenze più importanti che, al di là di quelle strettamente comunicative, dovrebbe avere un/a giovane che voglia svolgere la professione nell’ambito della comunicazione istituzionale?

RV: Deve certamente avere una buona preparazione universitaria, meglio se specifica, attitudine alla scrittura, confidenza con l’economia e passione per le dinamiche politiche. Occorre inoltre che sia aperto al mondo e che si informi costantemente, anche sui social, ormai vera e propria fonte di notizie. Sarei felice se al nostro lavoro si approcciassero ragazze e ragazzi curiosi, che abbiano voglia di partire dal basso – comprendere la genesi politica dei provvedimenti, imparare a fondo i regolamenti parlamentari, approfondire la storia d’Italia non fermandosi agli ultimi governi. È sbagliato pensare che questo lavoro sia fatto solo di relazioni: occorre certamente averne, ma a essere cruciali sono i contenuti che i nostri committenti hanno da proporre al legislatore per innovare una professione, risolvere una criticità normativa che ostacola lo sviluppo di un settore, valorizzare un comparto attraverso, ad esempio, semplificazioni e agevolazioni fiscali. E questi contenuti occorre proporli in maniera credibile, ovvero non avulsa dal contesto normativo, politico ed economico. Aggiungo solo che un’agenzia che si occupa di relazioni istituzionali ha – appunto – relazioni con le istituzioni, non solo con i singoli che via via occupano le “poltrone”.

WCB: Quali sono, allora, i profili maggiormente richiesti dal mercato del lavoro nello specifico settore della comunicazione istituzionale? Ci sono specializzazioni che meglio di altre rispondono, al giorno d’oggi, alle esigenze del mercato?

RV: I laureati in Scienze politiche, Giurisprudenza ed Economia di certo partono avvantaggiati. Abbiamo comunque formato anche tanti ragazzi con estrazione umanistica; buoni (ma non cruciali) i vari master in relazioni istituzionali. Senza dubbio questo è un lavoro che si impara sul campo. Si può poi proseguire il proprio percorso in agenzia, oppure individuare le opportunità professionali nelle aziende, negli uffici legislativi dei partiti o in ogni sede istituzionale dove siano richiesti professionisti con competenze in diritto pubblico.

WCB: In questo ordine di idee, quale ruolo giocano la formazione e l’aggiornamento delle competenze per svolgere al meglio la professione? Dove si apprendono queste competenze di cui abbiamo appena parlato?

RV: Sono fondamentali. Purtroppo l’aggiornamento professionale, nel nostro settore, è lasciato all’iniziativa dei singoli: dobbiamo farlo autonomamente non essendovi ancora sul mercato prodotti fruibili.

WCB: In conclusione, come facciamo sempre, domandiamo anche a lei: che consigli darebbe a un/a giovane che intende entrare nel mondo della comunicazione istituzionale?

RV: Certamente occorre approcciare questa professione con serietà e umiltà, avendo chiaro che si tratta di un percorso professionale nel quale l’esperienza, ovvero l’aver vissuto da vicino il succedersi delle legislature e i cambi di scenari politici, gioca un ruolo davvero fondamentale. 

 

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