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Diplomati al bivio: università o lavoro?

25
feb
2017

È stato presentato recentemente l’XI Rapporto sulla condizione occupazionale e formativa dei diplomati (2017), l’indagine realizzata da AlmaDiploma e da AlmaLaurea che fa il punto sulle performance universitarie e lavorative dei giovani diplomati. La ricerca ha coinvolto nel complesso circa 115 mila diplomati (appartenenti a oltre 340 istituti superiori), un campione composto da giovani che hanno conseguito il titolo di studio in anni diversi (nel 2015, 2013 e 2011), le cui opinioni in merito alle scelte fatte e ai percorsi intrapresi offrono uno spaccato della situazione sia nel breve periodo (1 anno dal diploma) che in un periodo più lungo (3 e 5 anni dal conseguimento del titolo).

La soddisfazione del percorso scolastico

Quali sono, dunque, gli aspetti più interessanti che emergono dalla ricerca? Anzitutto, la valutazione espressa dai giovani intervistati sull’esperienza scolastica. Sebbene buona parte del campione sia soddisfatto, orientarsi nella scelta della scuola superiore, all’età di 14 anni, con l’aiuto dei propri familiari, non è sempre un passaggio semplice. Una scelta che vista con occhi più maturi e consapevoli, anche a un anno dal conseguimento del diploma, ha lasciato in alcuni qualche incertezza. Tra i diplomati c’è un gruppo, non proprio esiguo, che assume una posizione abbastanza critica rispetto al percorso di studi superiori intrapreso. Copre il 43% del campione ed è rappresentato da coloro (i “pentiti”) che dopo un anno dal conseguimento del diploma sarebbero disposti a tornare indietro sui propri passi. Nello specifico,

  • il 27% cambierebbe sia scuola che indirizzo
  • l’8% cambierebbe scuola
  • il 7% resterebbe nella stessa scuola ma cambierebbe indirizzo

E in questo gruppo pesa soprattutto la posizione dei diplomati degli istituti professionali, tra i meno soddisfatti della scelta compiuta. Ma al netto dei giovani che avrebbero fatto scelte diverse, sono molti gli aspetti del percorso formativo che emergono come valore aggiunto.

Estero, stage, alternanza scuola-lavoro: i tasselli di un ponte verso il lavoro

Vi abbiamo a più riprese parlato di quanto e come le esperienze internazionali maturate durante gli studi arricchiscano il bagaglio di competenze e conoscenze degli studenti, accrescendo la possibilità di trovare più facilmente un lavoro. Un’ulteriore conferma arriva dai dati di questa indagine: svolgere esperienze di studio all’estero aumenta le chance occupazionali dei diplomati del 31%, e se durante il percorso di studi o nel periodo successivo al conseguimento del diploma sono state svolte esperienze di stage in azienda, la probabilità di ottenere un lavoro rispetto a chi non ha svolto esperienze simili è ancora più alta. Sfruttando, ad esempio, i percorsi di alternanza scuola-lavoro, che dall’indagine hanno coinvolto il 59% dei diplomati, prevalentemente di istituti professionali e tecnici, indirizzi di studio che formano studenti maggiormente proiettati sul mercato del lavoro una volta ultimato il ciclo di studi. Difatti, dopo il conseguimento del diploma, c’è da scegliere se continuare a studiare oppure mettersi alla ricerca di un lavoro. Che fare?

Il primo bivio: università o lavoro?

A un anno dal diploma, il 70% dei giovani è iscritto a un corso di laurea. Tra questi, come era lecito aspettarsi, ritroviamo molti giovani provenienti dai licei, che rappresentano la coorte di intervistati che più di altri posticipano la ricerca di un lavoro, anche a distanza di cinque anni dal diploma. Al di là dell’indirizzo di studi di provenienza, le motivazioni che spingono i diplomati a intraprendere un percorso universitario vanno ricondotte anzitutto alla percezione che il conseguimento di una laurea possa renderli più competitivi sul mercato del lavoro. Nello specifico:

  • il 45% dei diplomati intende migliorare le opportunità di lavoro
  • il 21% ritiene che la laurea sia necessaria per trovare un lavoro

Ma al contempo non viene posto in secondo piano il valore propriamente culturale della laurea, che rappresenta per 31 studenti su 100 il motivo principale per cui hanno scelto di iscriversi all’università.

Solo 17 diplomati su 100, invece, si sono dedicati esclusivamente alla ricerca di un lavoro, e dopo un anno dal conseguimento del titolo il 33% si dichiara occupato. Una percentuale che cresce nel tempo e che coinvolge il 44% dei diplomati a tre anni dal diploma e il 53,5% a cinque anni dal diploma.

Resta in una situazione “incerta” il 13% del campione, rappresentato in parte da giovani alla ricerca attiva di un lavoro e in parte da coloro che, per diversi motivi, non si dedicano alla ricerca di un’occupazione perché impegnati in percorsi di formazione non universitari oppure perché in attesa di essere contattati dopo un colloquio di lavoro andato a buon fine. Ma a distanza di tre e cinque anni dal conseguimento del diploma cresce la percentuale di chi si dedica esclusivamente al lavoro e resta soprattutto vivo l’interesse per la dimensione formativa, qui intesa come set di esperienze maturate al di fuori dei percorsi universitari. Anche chi frequenta ancora l’università dichiara infatti di aver preso parte ad un corso di qualificazione professionale per continuare ad approfondire competenze specifiche da spendere sul mercato del lavoro. Una scelta che denota la volontà di investire tempo e risorse sulla propria crescita formativa e professionale.         

 

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