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Rapporto nazionale prove Invalsi 2017: un'Italia a due velocità

18
lug
2017

WeCanJob, lo sapete, segue con attenzione i cambiamenti che rapidamente coinvolgono il mondo della scuola in Italia e cerca di mettere a disposizione dei suoi utenti tools efficienti che aiutino chiunque ad orientarsi in questo mondo. Proseguendo in tale impegno, stavolta vi parliamo delle prove nazionali Invalsi: Quali risultati hanno dato? Che fotografia restituiscono del Paese? Come cambieranno dal prossimo anno?

Prove Invalsi: storia e polemiche

Invalsi è la sigla che sta per Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione: si tratta di test standardizzati nazionali, elaborati in forma scritta, che hanno la finalità, come si legge nel decreto legislativo 286/2004, di “attuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze ed abilità degli studenti”. Introdotti con la legge n. 176 del 25 ottobre 2007, hanno conosciuto una prima somministrazione durante l’Esame di Stato del 2007/08 e, dopo un periodo sperimentale, sono entrati stabilmente a far parte del ciclo scolastico.

Vengono somministrati in:

  • classi seconde e quinte della scuola primaria
  • classe terza della scuola secondaria di primo grado
  • classe seconda della scuola secondaria di secondo grado

Le materie su cui gli studenti di tutta Italia vengono testati sono italiano e matematica. Il risultato non incide sulla media degli studenti, considerando anche la forma anonima della compilazione, ma è utile per fornire dati generali sul funzionamento della scuola alla politica, di modo che abbia un quadro chiaro della situazione nazionale. Servono, poi, direttamente alle scuole, in modo che queste possano effettuare valutazioni sul piano squisitamente didattico, per apportare migliorie e rafforzamenti alle modalità di insegnamento.

Quest’anno, come gli scorsi, le prove si sono portate dietro una scia di polemiche. In particolare, il quadro che ne emerge nella valutazione dell’istituto scolastico e del docente, dal momento che l’esito positivo o negativo delle prove determina una considerazione diversa del livello di apprendimento, e quindi di insegnamento, che cambia da scuola a scuola. La forma dei quiz, secondo molti, non restituisce la complessità del momento dell’apprendimento e, soprattutto, uniforma la metodologia scolastica alle tecniche di lezione frontale, in cui il docente spiega la lezione e il discente la ripete a memoria, applicando le nozioni a vari campi della vita in maniera meccanica e senza ragionamento approfondito e critico.

Il Rapporto Invalsi 2017

Presentato all’inizio del mese di luglio, il Rapporto nazionale sui risultati Invalsi è uno studio che analizza le risposte che, dall’estrema punta del Sud dello Stivale a quella più a Nord, restituiscono gli studenti. Le prove sono state somministrate, come ogni anno, a maggio e a giugno. Il 2017 chiude un ciclo, dal momento che:

  • è l’ultimo anno in cui le prove si svolgono in forma cartacea negli Esami di Stato della secondaria di primo grado e per il secondo anno della secondaria di secondo grado – dal prossimo anno, saranno effettuate al computer, in forma digitale
  • il prossimo anno avverrà una separazione tra lo svolgimento del test durante le prove d’Esame di Stato e le prove proprie dell’Esame in sé
  • dallo scorso anno è stata introdotta una novità: il dato sul Valore aggiunto, o “effetto scuola”, che, come si legge nel rapporto, “mette in luce quanto la scuola sia stata efficace, avendo sottratto negli esiti degli alunni il contributo del contesto familiare e sociale di provenienza e il contributo della scolarità precedente […]. In altre parole, le scuole sono riconosciute come 'contesti forti' o 'contesti deboli' nella misura in cui sono in grado di fronteggiare le caratteristiche cognitive e socio-economiche di coloro che la frequentano o di lasciarsene permeare per gli esiti raggiunti dai propri alunni”

In merito ai risultati, l’Italia conferma la spaccatura Nord-Sud: le regioni con migliori performance sono infatti Veneto, Friuli, Lombardia e la provincia di Trento, mentre Puglia, Sicilia, Sardegna e Calabria sono in coda. Le differenze di esiti tra regioni si manifestano a partire dalla classe terza della scuola secondaria di primo grado, mentre per le scuole primarie i risultati sono tendenzialmente uniformi in tutte le regioni. Per quanto riguarda il cosiddetto effetto scuola, questo riproduce le differenze territoriali, marcando negativamente il Sud e promuovendo il Nord.

Un altro dato importante è la riduzione della variabilità di esiti tra le classi nel Mezzogiorno, ossia la differenza di punteggio nelle prove delle due materie tra classi dello stesso istituto – questo fenomeno è stato definito come diminuzione delle “classi-ghetto”. Se nel 2016 si era registrato il picco del 27,2% in matematica è sceso quest’anno al 12%. Si tratta comunque di un alto numero, dal momento che dovrebbe essere al di sotto del 6%, “ma è già un buon segnale”, commenta il direttore generale dell’Invalsi Paolo Mazzoli, denunciando: “Genitori, e talvolta gli stessi insegnanti, esercitano pressioni di ogni genere per scegliersi la classe del figlio o dove andranno a insegnare: dalle raccomandazioni alle lusinghe quando non si arriva, in casi estremi ma che sono accaduti, alle minacce”. Il rischio concreto è la formazione di classi troppo omogenee, con alunni bravi da una parte e altri con maggiori difficoltà dall’altra, secondo un meccanismo non virtuoso per la crescita di tutti.

La rilevazione di quest’anno ha segnato due piccole vittorie: l’alta partecipazione, la più alta da quando le prove sono cominciate a circolare nelle scuole, con il coinvolgimento di 2.232.304 alunni; e il calo del fenomeno del cheating, ossia dell’usanza di copiare, che rivela quindi anche un’etica dello stare in classe diversa, migliore.

 

La redazione di WeCanBlog

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