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Quali sono le professioni più ricercate nel 2018?

05
dic
2017

Per orientarsi nella scelta del percorso di studi o di un settore professionale in cui fare carriera è utile avere una panoramica di dove va il mondo del lavoro. Quali sono i titoli di studio che offrono maggiori chance? Quali sono le professioni più ricercate? Quali sono le aziende che assumono di più e in quali settori? Per chiarire un po' le idee è utile consultare i numeri e le statistiche offerti da istituti di ricerca pubblici e privati che forniscono informazioni sull'andamento del mercato del lavoro e dei fabbisogni professionali espressi dalle imprese. Tra queste, oggi approfondiamo le analisi del Sistema Informativo Excelsior, realizzate da Centro Studi di Unioncamere, arricchite dai numeri offerti da altri organismi settoriali che svelano quali sono i settori in crescita nell'economia italiana ed europea. Per comodità e in accordo con gli studi sul tema, li possiamo "colorare" come segue:

  • Blue Jobs (settori marino e marittimo in chiave ecologica)
  • Brown Jobs (agricoltura e mestieri della terra)
  • Green Jobs (green economy, energia, sostenibilità)
  • Orange Jobs (professioni digitali)
  • White Jobs (professioni sociali e sanitarie, servizi alla persona, educazione e cultura)

Previsioni di assunzione: le professioni più ricercate

Dalle più recenti previsioni di assunzione di Unioncamere emerge che le imprese cercano sempre più laureati, ma lamentano difficoltà nel trovarli. Nello specifico, le lauree più ricercate dalle imprese ma che risultano difficilmente reperibili sono:

  • settore linguistico (69,9% la difficoltà di reperimento)
  • ingegneria elettronica e dell'informazione (58,7%)
  • ingegneria industriale (50,2%)
  • matematica (40,9%)

Quando invece le aziende cercano personale diplomato, trovano difficoltà a reperirne negli indirizzi in produzione industriale e artigianale e in informatica e telecomunicazioni. Tra gli altri profili tecnici introvabili ci sono i diplomati in:

  • costruzioni, ambiente e territorio (34,0%)
  • meccanica (29,6%)
  • elettronica ed elettrotecnica (30,6%)

Guardando invece ai fabbisogni occupazionali previsti al 2020, sempre il Centro Studi Unioncamere prevede una crescita dei posti di lavoro nei servizi (83% dei fabbisogni professionali), sia "tradizionali" (commercio, sanità e assistenza sociale) che "avanzati" (digitale, informatica, finanza). Seguono l'istruzione, le costruzioni, i trasporti e il turismo. Al contrario, l'industria manifatturiera segnerà rilevanti contrazioni per il comparto dei minerali non metalliferi, della chimica farmaceutica, dell'industria metallurgica e del tessile-abbigliamento. Pertanto, le professioni più ricercate per il 2020 vedono all'apice figure di altro profilo (40% high skill), nel 33% figure di livello intermedio e solo nel 27% figure di basso profilo (operaie e non qualificate).

Le opportunità della rivoluzione ecologica: Blue, Brown e Green Economy

Adottare un'economia sostenibile, capace di coniugare lo sviluppo con la tutela dell'ambiente, è oramai un imperativo improrogabile. Ciò comporta innovazioni organizzative, nuove tecnologie ecocompatibili, strategie di riduzione dei consumi energetici. Una rivoluzione che apre interessanti opportunità occupazionali con nuove competenze richieste. Pensiamo alla Blue Economy, in cui si prevedono 5 milioni di posti di lavoro in tutta Europa, con un valore aggiunto lordo di quasi 500 miliardi di euro l'anno. I settori professionali legati alla Blue Economy riguardano comparti tradizionali (acquacoltura e turismo marittimo) e innovativi, come l'energia blu (l'eolico offshore e gli impianti solari in mare aperto), e le biotecnologie blu (come la farmaceutica e i biocarburanti).

La svolta sostenibile coinvolge anche la Brown Economy, ovvero quella collegata all'agricoltura. Si assiste a uno storico processo di innovazione tecnologica che favorisce l'ingresso di giovani neo-imprenditori e di nuove aziende agricole verso il boom dell'agricoltura sostenibile.

Ma è nei Green Jobs che stanno nascendo milioni di posti di lavoro. Nell'Unione Europea i Green Jobs sono aumentati del 49% in 15 anni, mentre l'occupazione tradizionale è aumentata solo del 6%. Nello stesso periodo, la ricchezza prodotta dall'economia verde è passata dai 135 ai 289 miliardi di euro (qui tutti i numeri del settore). Visti questi volumi, Green Economy significa anche opportunità di lavoro. Secondo il rapporto GreenItaly 2016 di Unioncamere e Symbola, in Italia ci sono già tre milioni di persone occupate nei Green Jobs, dove emergono nuove figure specializzate molto richieste sul mercato.

Il futuro è digitale: i lavori nella orange economy

Come abbiamo visto, le aziende assumono prevalentemente figure high skills (dirigenti, professioni specialistiche e tecniche) e punteranno sui saperi hi-tech. In tal caso le opportunità di impiego riguardano la cosiddetta Information & Communication Technology (ICT): secondo recenti stime della Commissione Europea, nel 2020 ci saranno circa 1 milione di posti di lavoro in più nell'ICT.

In questo senso, basti pensare agli effetti occupazionali della cosiddetta platform economy, ovvero l'economia che ha al centro le piattaforme digitali, che fanno interagire consumatori e produttori (le più note sono AirBnb, Amazon, Ebay, Google, Quandoo, Youtube o Uber).

Per cogliere le opportunità della orange economy ci sarà bisogno dello sviluppo di competenze digitali a 360 gradi, come in parte suggerito dal documento di indirizzo del MIUR Piano Nazionale Scuola Digitale. Tra i profili più ricercati ci sono lo sviluppatore di software, il SEO specialist, il social media manager e tante altre professioni che segnano straordinarie tendenze di crescita per l'immediato futuro. Eppure le competenze maggiormente richieste e difficili da trovare restano ancora quelle del coding e del programming, ovvero della padronanza di codici e algoritmi. Secondo un altro studio dell'Unione Europa, entro il 2020 serviranno 900 mila sviluppatori in più rispetto a quanti le scuole europee ne riusciranno a formare.

Occupazione e servizi alla persona: le opportunità dei White Jobs

Last but not least, ancora un rapporto di Unioncamere ci spiega che le nuove abitudini di consumo e l'invecchiamento della popolazione fanno crescere anche il comparto dei servizi alla persona, quasi triplicato negli ultimi sei anni. Cresce la domanda di attività collegate alla cura (si pensi agli anziani in casa), ma anche di quelle collegate al benessere e ai servizi di bellezza. Anche il sociale in senso stretto, rappresentato in gran parte dal Terzo Settore (gli enti privati impegnati in attività di utilità sociale) segna numeri entusiasmanti: 300.000 istituzioni non profit, per un totale di quasi 1 milione di operatori e operatrici, numero che sale quasi fino a 5 milioni se si considerano anche i volontari che contribuiscono ogni anno alle attività di enti e cooperative sociali, per un fatturato complessivo di settore che raggiunge diverse decine di miliardi di euro l’anno.

In questo campo spiccano poi le imprese sociali, che il Decimo Rapporto dell’Associazione Isnet stima in crescita di 15.000 unità nei prossimi anni. Già oggi le imprese sociali producono ricchezza superiore ai 20 miliardi di euro l'anno (20,6 miliardi) e impiegano 735 mila addetti. Se cresce l'economia sociale, crescono i White Jobs e la varietà dei servizi offerti, che possono essere diversi: assistenza sociale, assistenza sanitaria e sociosanitaria; educazione, istruzione e formazione extrascolastica, universitaria e post-universitaria; valorizzazione del patrimonio culturale servizi culturali e turismo sociale.

 

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