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Pochi manager al Sud: i dati dell'Osservatorio manager

18
giu
2019

Sogni una sfavillante carriera che ti porti a ricoprire ruoli manageriali all’interno di un’azienda?  Un’ambizione legittima da perseguire con tenacia, costanza e la consapevolezza che l’opportunità di ricoprire un ruolo apicale in un’impresa soffre (anche in questo caso) di un ampio divario tra il Nord e il Sud del Paese. Non basta, quindi, avere messo nel proprio bagaglio professionale le competenze e le conoscenze giuste per ambire a ricoprire una posizione di responsabilità in un’impresa, perché a fare la differenza è soprattutto l’area del Paese in cui l’azienda è situata. A dirlo sono gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio manager con l’indagine La managerialità nel Meridione, una ricerca di carattere esplorativo da cui emerge un quadro molto chiaro: nelle aziende del Sud trovano poco spazio quadri e dirigenti, ovvero quelle posizioni di vertice che compongono il management aziendale. Ma entriamo nel dettaglio.

Il Sud segna il passo: pochi manager e con retribuzioni più basse

Mettendo in fila le informazioni contenute nel rapporto, in linea generale dal 2008 al 2016 il numero di dirigenti presenti nelle imprese italiane è diminuito (dagli oltre 126.000 del 2008 si è passati ai poco più di 118.000 del 2016). Con la differenza che mentre al Nord e al Centro, a partire dal 2014, questa flessione sembra essersi arrestata, le imprese del Sud hanno continuato a ridurre la quota di quadri e dirigenti, con la conseguenza che l’indice di managerialità nel Mezzogiorno mostra performance decisamente in ribasso. Pochi quadri e ancor meno dirigenti rispetto ai numeri delle aziende del Nord e del Centro Italia, una situazione che tradotta in cifre assume queste dimensioni:

  • il 6% dei dirigenti italiani sono occupati in un’impresa del Sud;
  • il 21% in imprese del Centro;
  • il 72% al Nord.

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Un divario che appare così netto anche nella categoria professionale dei quadri:

  • l’11% lavora in un’azienda del Mezzogiorno;
  • il 21% nelle imprese del Centro;
  • il 67% rientra negli organici delle aziende del Nord.

A ben vedere, scorrendo i dati Inps presentati nel rapporto, questo gap interessa tutte le categorie professionali di cui un’azienda può comporsi: dagli apprendisti agli operai, passando per gli impiegati fino a giungere al management aziendale. Riflesso diretto, come si può ben intuire, del divario occupazionale che storicamente “spacca” in due tronconi l’Italia, e che appare ancor più marcato quando ci avviciniamo alle posizioni apicali. Con delle differenze che si ampliano a seconda dei singoli settori di attività, che qui classifichiamo mettendo in cima alla graduatoria quelli in cui la presenza di manager tra Nord e Sud presenta differenze più accentuate:

  • commercio (4% Sud vs 84% Nord);
  • attività manifatturiere (5% Sud vs 79% Nord);
  • attività professionali, scientifiche e tecniche (4% vs 76% Nord);
  • attività finanziarie e assicurative (5% Sud vs 76% Nord);
  • servizi di informazione e comunicazione (4% Sud vs 62% Nord);
  • attività immobiliari (3% Sud vs 73% Nord).

E qualche differenza viene fuori anche sul piano retributivo. Infatti, mentre un dirigente che lavora presso un’azienda del Nord guadagna in media, in un anno, oltre 144.000 euro, al Sud supera di poco i 109.000 euro. Con delle oscillazioni che dipendono ovviamente dal settore, dalle dimensioni di impresa e dalle responsabilità attribuite al lavoratore, oltre che da un margine di contrattazione individuale tra dirigente e azienda. Al netto di queste componenti, in media la retribuzione di un dirigente al Sud resta comunque inferiore di circa il 25%.

Lavorare sulla cultura di impresa e sull’innovazione

Come uscire da una situazione che non aiuta certo a trattenere nel Mezzogiorno capitale umano qualificato e giovani che non vogliono lasciarsi sfuggire la possibilità di intraprendere percorsi di carriera?

Domanda complessa, alla quale non è semplice dare una risposta. Tuttavia, gli imprenditori meridionali raggiunti nel corso dell’indagine hanno provato a immaginare alcune soluzioni che possono contribuire ad accrescere il grado di managerialità delle aziende meridionali.

Per quanto ci siano aspetti determinanti legati per esempio alle dimensioni delle imprese, una delle vie individuate per risalire questo crinale consiste nel gettare le basi una nuova cultura d'impresa, partendo da un’apertura verso altre realtà territoriali. Le reti di imprese sono un esempio che va proprio in questa direzione, arricchito – ove possibile – da relazioni con centri di ricerca e hub tecnologici, start up innovative, istituti accademici e scientifici, etc. Un network di attori che può rendere una piccola impresa una realtà anche più complessa di quanto si possa immaginare, dove la complessità, unita alla ricerca di innovazione, richiede managerialità per essere governata al meglio. 

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