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OMS: il 2020 è l'anno degli Infermieri e delle Ostetriche

09
gen
2020

Secondo quanto stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 2020, anno appena cominciato, è dedicato alla celebrazione degli Infermieri e delle Ostetriche, professionisti il cui ruolo, fondamentale per la tenuta del sistema sanitario delle singole nazioni, è sempre più importante in vista del raggiungimento della salute e del benessere delle persone nei 5 continenti. Infermieri e Ostetriche, infatti, rappresentano da soli il 50% dei lavoratori mondiali della sanità, ovvero la più ampia fetta di professionisti votati alla “cura”. Tuttavia, nonostante l’ampiezza della loro presenza tra i profili sanitari, l’OMS stima che entro il 2030, per raggiungere il III Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età), ci sarà bisogno dell’inserimento a livello mondiale di 9 milioni di nuovi addetti nel profilo.

OMS: 2020 anno degli Infermieri e delle Ostetriche. Quali obiettivi?

I prossimi 12 mesi saranno dunque dedicati a Infermieri e Ostetriche, professionisti il cui ruolo non si esaurisce soltanto nella fornitura di prestazioni specialistiche e tecniche: essi, infatti, rappresentano un elemento di grande importanza dal punto di vista della salute dei cittadini poiché operano anche sul versante della tenuta emotiva delle persone sottoposte a processi di cura.

Questo perché:

  • svolgono un importantissimo ruolo di connessione tra le persone e comunità locali;
  • creano un ponte, anche linguistico e lessicale, tra i pazienti e il personale medico;
  • operano in modo tale da curare l’aspetto emotivo, oltre che il benessere fisico, dei pazienti;
  • curano gli elementi accessori (ma non per questo poco importanti) durante la cura;
  • sono in prima linea durante le emergenze;
  • sono spesso gli unici professionisti del comparto sanitario che vedono i pazienti, seguendo le indicazioni mediche e somministrando le terapie;
  • si occupano di portare avanti e promuovere i principali aspetti legati alla prevenzione, spendendosi quindi per evitare la malattia prima che questa possa insorgere.

Per tutti questi motivi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di celebrare nel 2020 la figura dell’Infermiere e dell’Ostetrica, spingendo le istituzioni nazionali e internazionali a porre maggiore attenzione sul ruolo in vista del raggiungimento di 5 essenziali obiettivi:

  • aumentare gli investimenti per servizi infermieristici per dar così la possibilità agli Infermieri di operare al massimo grado delle proprie potenzialità;
  • aumentare la quota di Infermieri specializzati nell’organico sanitario;
  • affidare un ruolo di centralità agli Infermieri nell’assistenza sanitaria di base;
  • promuovere un contino e rinnovato supporto agli Infermieri nel ruolo di attori votati alla promozione della salute e alla prevenzione delle malattie;
  • produrre maggiori investimenti per supportare la leadership infermieristica.

Infermieri nel mondo e in Italia: qualche dato

Si è detto che Infermieri e Ostetriche rappresentano il 50% della quota totale, a livello mondiale, dei lavoratori della sanità. Nella maggioranza dei casi si tratta di donne: come molte altre professioni dedicate alla cura (a differenza di quella del Medico), anche in questo caso la quota maggiore di chi appartiene alla professione è donna, il 70% in particolare. Si tratta di una percentuale davvero elevata, se si pensa che nel mercato del lavoro globalmente inteso soltanto il 41% è donna.

Si è detto anche che da qui al 2030 ci sarà bisogno in tutto il mondo di 9 milioni di nuovi Infermieri e Ostetriche. E in Italia? In Italia il futuro è già presente, dato che mancano all’appello 50.000 Infermieri, che potrebbero diventare 70.000 in ragione di quanto avverrà a breve a causa di “quota 100”. A sostenerlo è un rapporto FNOPI (Federazione Nazionale degli Ordini e delle Professioni Infermieristiche), secondo il quale in Italia, invece che aumentare, i professionisti della sanità sono diminuiti negli ultimi anni: basti pensare che dal 2009 al 2017 c’è stata una riduzione di Infermieri pari a circa 12.000 unità all’interno del Sistema Sanitario Nazionale. Riduzione che, tra le altre cose, costringe circa il 40% degli Infermieri occupati a svolgere straordinari.

Per questi e per altri motivi, la speranza è che l’appello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità non resti inevaso nel nostro Paese: il benessere di uno Stato, infatti, passa primariamente attraverso il suo Sistema Sanitario Nazionale. E quest’ultimo, per garantire i giusti livelli di efficacia ed efficienza nella cura della salute e nella prevenzione delle malattie, ha bisogno di professionisti giustamente formati, retribuiti e, ovviamente, non oberati di lavoro oltre le proprie possibilità.

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