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Nuovi accordi per assunzioni nella Sanità pubblica: è tempo di sblocco del turnover

26
mar
2019

Per il settore sanità, dal punto di vista occupazionale, sembrano esserci buone novità all’orizzonte: il 22 marzo scorso, infatti, in seno alla Conferenza Stato-Regioni, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero della Salute e le Regioni hanno finalmente raggiunto un accordo per far ripartire le assunzioni nel Sistema Sanitario Nazionale, da troppo tempo in standby a causa del famigerato blocco del turnover nella sanità pubblica, che dal 2009 ad oggi ha tenuto in apprensione tutti gli aspiranti lavoratori del settore sanitario. A partire da quest’anno, la spesa pubblica non sarà più vincolata ai limiti imposti dalla “spending review”, e le Regioni potranno aumentare il numero di entrate nella sanità in base alle necessità: in tal senso, si potrà operare in ragione dei reali fabbisogni territoriali. Con il nuovo sistema si conta di colmare, almeno in parte, il clamoroso vuoto in termini di personale venutosi a creare da 10 anni a oggi, un vuoto che, ricorda il Sole 24 Ore citando stime della Ragioneria generale dello Stato, ammonterebbe attualmente a decine di migliaia di unità per Medici e Infermieri.

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Infermieri: un’enorme carenza di personale

Per quanto la laurea triennale nella classe delle Scienze infermieristiche e ostetriche sia tra quelle che in Italia tra quelle che fanno trovare lavoro più facilmente, la maggioranza di coloro che acquisiscono tale titolo trova lavoro, a un anno dalla laurea, nel settore privato. I dati AlmaLaurea (anno di rilevazione 2017) parlano chiaro:

  • settore privato: 66,8% dei laureati triennali;
  • settore pubblico: 24,4%;
  • no-profit: 8,6%.

Valori che troviamo invertiti se guardiano invece ai laureati magistrali:

  • settore pubblico: 74,6%;
  • settore privato: 21,9%;
  • settore no-profit: 2,8%.

Numeri che in realtà non restituiscono, se non soltanto in parte, la situazione carente che si vive nel Sistema Sanitario Nazionale. Secondo quanto comunicato al I congresso nazionale FNOPI la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (che ha da poco sostituito IPAVSI, la Federazione Nazionale degli Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici d’Infanzia), infatti, nel 2021 si rischia di avere una carenza di organico nel settore pubblico pari a circa 63.000 Infermieri. Numeri preoccupanti soprattutto in ragione dell’invecchiamento che inevitabilmente sta toccando la nostra popolazione, come tutte quelle occidentali. Questo, ovviamente, se non dovesse esserci un cambio di tendenza come quello auspicato in ragione dell’accordo con cui abbiamo cominciato.

Assenza di Medici? C’è anche chi richiama i Dottori in pensione

Ma la carenza di personale non riguarda soltanto gli Infermieri. A preoccupare, finora, è stata anche l’assenza di personale medico nella Sanità pubblica. Facciamo un semplice esempio per dare il quadro della situazione. Secondo il I Rapporto sul sistema sanitario italiano – Il termometro della salute dell’Osservatorio su Salute, Previdenza e Legalità, pubblicato ormai qualche mese fa grazie alla collaborazione tra Eurispes ed Enpam, se non ci dovessero essere aggiustamenti di sorta la carenza di Medici di base in Italia toccherà in breve una quota sconcertante: a fronte dei quasi 45.000 Medici di base impegnati nel SSN nell’anno 2012, quasi la metà sarà andata in pensione da qui a 4 anni. Ciò vuol dire che nel 2023 nel Sistema Sanitario Nazionale mancheranno all’appello 16.000 camici bianchi, con concreti danni per la salute dei cittadini.

In questo quadro di sottodimensionamento del numero dei Medici nel settore pubblico, accade tuttavia, paradossalmente, che in alcuni territori del nostro Paese non si trovano candidati nei concorsi pubblici per Medici. È il caso, recentemente riportato dalla cronache, del Molise, in cui si fatica a trovare Medici specialisti. Come ha raccontato Antonio Lucchetti (direttore sanitario dell’Asrem, l’azienda sanitaria regionale molisana) parlando proprio dei concorsi: “su 13 posti per dirigente medico del Pronto soccorso si sono presentati solo 3 candidati, per Ortopedia 2 su 4, Ostetricia e Ginecologia 2 su 5 e per Neonatologia non si è presentato nessuno”. E per ovviare a questa situazione, l’azienda ha pensato bene di richiamare i Medici pensionati al fine di colmare le carenze in organico.

 

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