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L'impresa culturale italiana nell'anno di Matera Capitale Europea della Cultura

22
gen
2019

Lo scorso 20 gennaio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inaugurato l’anno di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. La città dei Sassi, infatti, quest’anno è stata designata insieme alla città bulgara di Plovdiv come centro delle attività culturali dell’Unione, avendo così la possibilità di portare all’attenzione di un’ampia platea internazionale di pubblico il suo unico patrimonio culturale, fiore all’occhiello di tutto il Paese. Matera è soltanto la quarta città italiana a beneficiare di questa possibilità (prima della città lucana, in Italia sono state capitali europee della cultura Firenze nel 1986, Bologna nel 2000 e Genova nel 2004), la prima del Mezzogiorno. Si tratta dunque di un’occasione davvero importante non solo per la visibilità internazionale di Matera, ma anche per continuare a rilanciare, in tutto il Paese, il comparto dell’impresa culturale, in leggera risalita dopo alcuni anni di crisi ma ancora caratterizzato da moltissime zone d’ombra. Qual è allora lo stato dell’impresa culturale italiana? Quali tendenze stanno vivendo gli attori che a vario titolo operano nel comparto? Vediamolo brevemente insieme.

Lo stato dell’impresa culturale italiana

Per analizzare la situazione attuale del settore dell’impresa culturale italiana, possiamo fare riferimento a quanto sintetizzato nell’ultimo rapporto annuale (2018) pubblicato da Federculture e intitolato appunto Impresa cultura. I dati mostrati nel rapporto, prendendo in considerazione i consumi culturali degli italiani e le imprese che gestiscono i beni culturali (come per esempio musei, i teatri, le sale da concerto, i cinema), ci restituiscono una fotografia non molto incoraggiante, nonostante una lieve ripresa negli ultimi mesi.

Stando al rapporto, nell’ultimo anno gli italiani hanno accresciuto in termini assoluti la loro spesa in cultura, ricreazione e spettacoli. Dopo un profondo crollo della spesa culturale delle famiglie, in particolare nel 2012 e soprattutto 2013, questa ha ripreso a salire. Ma ciò è avvenuto soltanto in ragione della ripresa dei consumi generali delle famiglie. L’incidenza percentuale della pesa per cultura, infatti, continua a essere simile dal 2012 a oggi:

  • 2013: spesa totale in cultura e ricreazione delle famiglie italiane 63.968 milioni di euro; incidenza sul totale delle spese delle famiglie italiane: 6,5%;
  • 2014: spesa totale in cultura 64.588 milioni di euro; incidenza sul totale delle spese: 6,5%;
  • 2015: spesa totale in cultura 67.212 milioni di euro; incidenza sul totale delle spese: 6,6%;
  • 2016: spesa totale in cultura 69.670 milioni di euro; incidenza sul totale delle spese: 6,8%;
  • 2017: spesa totale in cultura 71.470 milioni di euro; incidenza sul totale delle spese: 6,7%.

Detto in altri termini, le famiglie italiane stanno spendendo di più in cultura, ma solo perché stanno spendendo di più in genere. In relazione alla loro spesa totale, infatti, non vi è stato alcun sensibile aumento in consumi culturali.

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La spesa culturale degli italiani: il divario Nord-Sud e il rapporto con gli altri paesi UE

Come spesso accade anche in altri settori, anche in questo caso si registra un preoccupante divario tra Nord e Sud Italia. Se, infatti, le Regioni del Nord e del Centro registrano livelli di spesa molto più elevati della media, al Sud e nelle Isole accade invece l’opposto. È il Trentino-Alto Adige la Regione in cui si spende di più per la cultura (171,1 euro pro capite al mese); la Sicilia quella in cui si spende meno (66,1 euro). Per macroaree, la situazione è invece quella che segue:

  • Nord: 155 euro mensili pro capite;
  • Centro: 137,9 euro mensili pro capite;
  • Sud: 91,8 euro mensili pro capite;
  • Isole: 71,9 euro mensili pro capite.

Andando poi a guardare quanto accade in relazione al contesto europeo, c’è da segnalare che l’Italia è purtroppo ben al di sotto della media europea. Mettendo insieme tutti i Paesi europei (EU a 28), infatti, abbiamo una spesa familiare media in attività culturali pari all’8,5% del totale (dato riferito al 2016). L’Italia, con il suo 6,6%, si posiziona agli ultimi posti: peggio di noi fanno solo in Irlanda (6,5%), Lussemburgo (6,3%) e Portogallo (6,1%). I numeri che si registrano in realtà virtuose come la Svezia (11%), la Danimarca (10,9%) e i Paesi Bassi (10,8%), ossia nei Paesi che guidano la classifica della spesa familiare per attività culturali sul totale di spesa, sono davvero lontanissimi.

Le attività culturali: molti italiani non ne portano avanti nessuna

Tutto ciò, calato nella realtà di tutti i giorni, vuol dire che moltissimi italiani non svolgono in nessun modo attività culturali. Bastino questi semplici dati a dare un’idea di quanto accade (o meglio non accade) nella vita culturale degli italiani con più di 25 anni:

  • 9 su 10 non hanno ascoltato un concerto di musica classica nel 2016 (ultimo dato disponibile);
  • 8 su 10 non hanno ascoltato alcun altro tipo di concerto;
  • 8 su 10 non sono mai andati a teatro;
  • 7 su 10 non hanno visitato alcun museo o mostra.

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Un dato meno preoccupante lo si registra soltanto per quanto riguarda il cinema, dato che 5 italiani over 25 su 10 hanno usufruito di almeno una proiezione cinematografica nel 2016.

Si tratta di dati, non c’è bisogno di dirlo, che evidenziano una necessità stringente: far sì che gli italiani, grazie a interventi ormai più che urgenti, possano tornare a fruire di un patrimonio culturale e artistico invidiato ai 4 angoli del mondo.

In questo senso, l’elezione di Matera come Capitale Europea della Cultura 2019 può forse rappresentare un primo passo per cambiare davvero la rotta e, si spera, portare l’Italia e gli italiani sui livelli di fruizione culturale che meritano.

La sintesi del rapporto Impresa cultura di Federcultura e i principali dati emersi sono disponibili qui.

 

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