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L'integrazione culturale nella scuola italiana: quanti stranieri nei nostri istituti?

02
ago
2016

A marzo 2016, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con la Fondazione Ismu, ha pubblicato il rapporto Alunni con cittadinanza non italiana. La scuola multiculturale nei contesti locali, grazie al quale fotografare la multiculturalità, lo stato della presenza straniera nelle scuole del nostro Paese nell’anno scolastico 2014/2015 e gli andamenti degli ultimi anni. In un periodo storico in cui l’integrazione culturale sembra essere uno dei temi più importanti del dibattito pubblico, prendere coscienza dei numeri della presenza di giovani stranieri in Italia e delle tendenze statistiche che li riguardano sembra infatti essere un elemento di grande importanza.

Gli stranieri nelle scuole italiane

In termini generali, stando ai dati del rapporto, negli ultimi anni si registra un incremento della presenza straniera nelle scuole di tutto il territorio italiano. Se nell’a.s. 2001/2002 gli alunni stranieri erano il 2,2% della popolazione complessiva (196.414 unità), nell’a.s. 2014/2015 sono pari al 9,2% del totale (814.187). Riferendosi alle nazionalità di provenienza, ci rendiamo conto che vi è una netta preponderanza numerica delle comunità più popolose (solo le prime tre superano le 100.000 unità) che definisce la seguente “classifica”:

  • romeni (157.153 unità)
  • albanesi (108.331)
  • marocchini (101.584)
  • cinesi (41.707)
  • filippini (26.132)

Numerosi sono poi gli altri spunti di interesse che si leggono nel rapporto. Tra questi, quello che riguarda la scelta che gli stranieri fanno in termini di istruzione superiore. Leggiamo infatti nel rapporto: “Per quanto riguarda le scelte di istruzione superiore, nell’a.s. 2014/2015 si evidenzia un […] incremento della propensione agli studi liceali fra gli stranieri (49,8%, +0,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente), con una forte caratterizzazione territoriale dei diversi indirizzi, ovvero vi è una prevalenza delle scelte liceali al Centro-Sud e dei tecnici al Nord”. Così, per quanto riguarda l’istruzione superiore, possiamo dire che, in Italia:

  • il 24,5% degli stranieri è iscritto a un liceo
  • il 36,9% a un istituto professionale
  • il 38,5% a un istituto tecnico

Da notare inoltre che la scelta dei corsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) non appare più, come in passato, obbligata: “Le scelte di IeFP, per gli stranieri, emergono sempre più con i caratteri di scelta vocazionale all’uscita dal primo ciclo e sempre di meno come unica strada percorribile dopo gli insuccessi dei primi anni di scuola secondaria di secondo grado”.

Per quanto riguarda la dimensione territoriale, il  maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana è la Lombardia, che nell’a.s. supera la quota 200.000 stranieri a scuola, attestandosi su 201.633 unità. Seguono l’Emilia Romagna e il Veneto (con più di 90.000 alunni stranieri), il Lazio e il Piemonte (più di 70.000).

Dunque la scuola italiana, secondo i dati offertici dal rapporto, è un contesto il cui la multiculturalità è in piena espansione. Fonte di opportunità ma anche di rischi (quando cioè avviene il fenomeno della cosiddetta segregazione scolastica, per cui gli stranieri si possono ritrovare in scuole non frequentate da studenti italiani), la multiculturalità rappresenta una sfida che i nostri tempi devono portare avanti in nome del progresso e dell’integrazione.

 

La redazione di WeCanBlog

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Ultimi 30 commenti
un dato di fatto
Sara | 05 agosto 2016
il futuro (ma anche il presente ormai) è multietnico, è un bene che l'integrazione tra diverse etnie cominci tra i banchi di scuola...finalmente...anche in Italia. Diventa a questo punto fondamentale che gli insegnanti abbiano gli strumenti e le competenze necessarie per poter gestire al meglio questa realtà.
Titolo
Stefano | 04 agosto 2016
il mescolamento etnico fin dalle scuole è lo strumento più efficiente per abituare gli adulti di domani a considerare normale avere un vicino di casa, un collega o un cittadino in fila alle poste con una storia diversa, ma un presente ed un futuro comune.
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