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Le libere professioni in Italia: numeri e tendenze

28
nov
2019

Il mondo delle libere professioni è in continua evoluzione. Per il quarto hanno consecutivo, Confprofessioni restituisce una fotografia puntuale di un ambito molto eterogeneo al suo interno, popolato da professioni ordinistiche e non ordinistiche, con tante luci e alcune ombre che il Rapporto 2019 sulle libere professioni in Italia passa al setaccio mostrando numeri, tendenze, identikit e redditi dei liberi professionisti. Vediamo i principali risultati dell'indagine.

I liberi professionisti in Italia: quanti sono e cosa fanno

Prima di tutto il rapporto ci aiuta a rispondere alla domanda: quanti sono i liberi professionisti in Italia? Tanti, ovvero 1 milione e 400 mila di unità. Un segmento del mercato del lavoro italiano che racchiude oltre il 6% degli occupati nazionali e che risulta in grande crescita. Dal 2009 al 2018, infatti, si contano 282 mila liberi professionisti in più, un incremento che ha interessato tutte le aree professionali, anche se con diverse “velocità”. Le professioni del settore socio-sanitario mostrano incrementi occupazionali più sostenuti (+53%), seguite da professioni che rientrano in ambito:

  • scientifico (+38%);
  • servizi alle imprese e altre attività (17%);
  • area legale (13%);
  • area amministrativa (8%);
  • commercio, finanza, e immobiliare (6%);
  • area tecnica (5%).

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Un trend di crescita che dal punto di vista territoriale ha interessato (dal 2010 al 2018), tutte le Regioni eccetto la Calabria e la Liguria, che nel periodo considerato mostrano una riduzione rispettivamente dell’8% e del 4,5%. Le Regioni che mostrano un incremento maggiore (oltre il 30%) sono Campania, Molise, Veneto e Marche.

Stringendo il focus dell’analisi al 2018, il settore delle “attività professionali, scientifiche e tecniche” comprende circa il 50% dei liberi professionisti che operano in Italia, con l’interessamento pressoché esclusivo delle professioni ordinistiche. Tra questi, tanti operano (come visto anche dal trend di crescita) nel campo della sanità e dell’assistenza sociale. Parliamo di quasi 283.000 unità distribuite tra studi di Medici e Odontoiatri, Psicologi, Infermieri, Fisioterapisti e Tecnici di laboratorio.

Non da meno è la quota di professionisti dell’area tecnica (255 mila unità), animata prevalentemente da Ingegneri, Architetti e Geometri.

Poi troviamo i Consulenti del lavoro, i Consulenti fiscali, i Ragionieri, i Commercialisti, i Contabili e i professionisti dell’area legale, un ambito di attività economica che nel 2018 conta 208 mila occupati.

Il libero professionista italiano: quali sono le sue caratteristiche

Con un’età media di 47 anni e una quota preponderante della componente maschile (64%), il mondo delle libere professioni si caratterizza per un tendenziale aumento dell’età media dei professionisti, con delle differenze che emergono, tuttavia, a seconda del settore di attività di riferimento. Nel caso delle attività scientifiche, ad esempio, il 23% dei professionisti ha (in media) meno di 35 anni, e valori simili si riscontrano nel comparto sociosanitario (22%) e nei servizi alle imprese (22%).

Caratteristiche anagrafiche differenti sono quelle che emergono, invece, nel comparto “commercio, finanza e immobiliare”, attraversato un più rapido processo di “invecchiamento” (età media di 50 anni) e un basso tasso di ricambio generazionale.

La quota dei giovani cresce invece nell’area amministrativa, nei servizi alle imprese e soprattutto nel comparto socio-sanitario, dove gli under 35 passano dal 17% del 2011 al 22% del 2018. La questione del ricambio generazionale è un tema, come ben evidenziato nel rapporto, che va contestualizzato molto rispetto all’ambito di attività, in quanto comparti in cui l’ingresso dei più giovani è più contenuto (e quindi l’eta media dei professionisti più alta) sono ambiti di attività in cui la seniority dei lavoratori è un valore aggiunto indispensabile per la crescita professionale del comparto.

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Il reddito dei liberi professionisti: va meglio a chi lavoro in forma societaria

In questo valzer di numeri, non poteva certo mancare l’aspetto relativo al volume d’affari generato delle libere professioni. Il dato è questo: i professionisti muovono 211 milioni di euro, il 12,2% del PIL (dato al 2017). Il reddito medio delle principali professioni organizzate in Ordini e Collegi è pari a 52.152 euro (da fonte SOSE, la Società partecipata dal Ministero dell’Economia e dalla Banca d’Italia che si occupa degli studi di settore), ma mostra andamenti molto diversificati. Diminuisce - e anche in maniera considerevole - il reddito medio (dal 2009 al 2017) delle attività degli studi di Architettura (-12,1%)  e Ingegneria (-12,8%). Nello stesso periodo cresce, invece, il reddito medio dei professionisti che operano nei “servizi forniti da revisori contabili, periti, consulenti ecc.” (+15%) e nei “servizi veterinari” (+32,3%).

Tradotti in euro, ecco i redditi medi dei professionisti:

  • Notai: 293.200 euro;
  • Medici, Chirurghi e Odontoiatri: 63.488 euro;
  • Commercialisti, Esperti contabili e Consulenti del lavoro: 60.690 euro;
  • Avvocati: 54.900 euro;
  • Periti industriali: 41.500 euro;
  • Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, Ingegneri: 33.052 euro;
  • Agrotecnici e Periti agrari: 29.000 euro;
  • Geometri: 26.700 euro;
  • Medici veterinari: 25.400 euro;
  • Psicologi: 23.000 euro.

Anche sul fronte delle professioni non ordinistiche si registrano andamenti differenziati. In sensibile calo, dal 2009 al 2017, i redditi medi dei professionisti occupati in “laboratori di analisi cliniche” (-22,4%), nei “servizi di ingegneria integrata” (-17,4%) e in attività di “locazione, valorizzazione, compravendita di beni immobili” (-13,1%). In crescita sono invece i redditi medi delle “agenzie di mediazione immobiliare” (+64,1%), delle “attività ausiliarie dei servizi finanziari e assicurativi” (+48%) e dei “servizi degli istituti di bellezza” (+43,4%). 

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