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La rivoluzione delle piattaforme digitali, ovvero lavorare nell'economia 4.0

06
set
2016

Sapete chi è Sangeet Paul Choudary? È un analista, influencer e autore del best-seller Platform Revolution. Dopo la pubblicazione di questo libro, Choudary è riconosciuto come uno dei più brillanti platform thinker mondiali, che unisce l’impronta del ricercatore alle competenze da imprenditore. Choudary ha partecipato al Social Business Forum 2016, tenutosi lo scorso 6 e 7 luglio a Milano. L’era delle piattaforme e il loro impatto su organizzazioni, industrie, business e mercati era proprio al centro del dibattito del Forum, che ha messo attorno a un tavolo speakers internazionali e business leaders con esperienze e strategie di successo nell’era delle piattaforme digitali.

Cos'è la Platform disruption

In particolare, si è parlato di Platform disruption, ovvero di come l’utilizzo delle piattaforme di co-creazione di valore stia rivoluzionando la competizione sui mercati. Di cosa si tratta? Proviamo a capirci. Prendiamo due noti esempi di  grandi multinazionali: Walmart e Amazon.

Walmart è una catena di negozi statunitense nata nel 1962, oggi il più grande rivenditore al dettaglio nel mondo. Walmart utilizza una piattaforma di Pipe Model: anche se questa etichetta potrà sembrarci nuova, questo metodo è quello a cui siamo oramai abituati. Walmart si comporta come intermediario e vende ai consumatori finali centinaia di prodotti fatti da altri produttori. In tal caso il valore creato è trasmesso direttamente da Walmart, senza che ci sia un’interazione diretta tra chi compra e chi vende. Ecco, questo modello sta per essere definitivamente superato dal Platform Business Model, che si basa sulla interazione tra consumatori e produttori. Lo fa da 15 anni Amazon, una delle più note multinazionali statunitensi, leader indiscussa nel commercio elettronico. Amazon usa un modello “abilitante”, che permette anche ai soggetti terzi di scambiarsi valore. In questo modo anche i consumatori possono vendere le loro cose online, e il sistema si regge sui feedback positivi che creano effetti di rete.

Per questo si parla di rivoluzione: le aziende si stanno trasformando in piattaforme di interazione per la co-creazione intensiva di valore. Oltre ad Amazon, altri notissimi marchi sono Google, Facebook, Youtube, Ebay, Uber e Airbnb. Prendiamo adesso in considerazione proprio quest’ultima.

Airbnb è il noto portale online che mette in contatto - cioè, fa interagire - chi vende e chi compra. I venditori in tal caso sono le persone di tutto il mondo che hanno uno spazio extra nelle loro case e che vogliono affittarlo. I compratori sono tutti coloro che cercano un alloggio o una camera per brevi periodi. Ovviamente, a seconda del caso, i venditori possono essere compratori e viceversa. È questo il modello di business detto Platform e che permette ad Airbnb di essere valutata 24 miliardi di dollari pur non essendo proprietaria di alcuna casa, appartamento o camera!

Airbnb è l’esempio classico di azienda-piattaforma, il “nuovo modello di business che usa la tecnologia per connettere persone, organizzazioni e risorse in un ecosistema interattivo in cui possono essere create e scambiate incredibili quantità di valore”. Così la definisce Sangeet Choudary, l’autore di Platform Revolution, durante la sua relazione al Social Business Forum. La rivoluzione di Airbnb è stata proprio questa: costruire un ecosistema a cui appartengono proprietari, viaggiatori e azienda. “Con l’avvento della platform – continua Choudary – era cambiato il nostro paradigma di business: non più il classico percorso dal produttore al consumatore (Pipe Business Model, come l’acqua che scorre dentro un tubo), ma collaborazione fra le varie parti in cui gli utenti contribuiscono”.

L'economia 4.0

Nell’economia 4.0, basata su internet e piattaforme, bisognerà anche cambiare abitudini e modi di pensare al lavoro, perché “siamo stati abituati a ragionare secondo uno schema che prevede che una cosa venga creata allo scopo di essere venduta a una persona seguendo un percorso di commercio in linea retta. Invece, se pensiamo alle nuove forme di economia, vediamo che ormai parliamo appunto di piattaforme che consentono di creare un network, una rete, nella quale non ci si muove più solo da una direzione a un’altra, ma dove tutti si relazionano con tutti”.

Quest’ultima dichiarazione Choudary la ha rilasciata ad Alvise Losi, del quotidiano Libero, che ha intervistato l’imprenditore indiano a Milano e ne ha fatto un articolo dal titolo singolare: Presto saremo tutti lavoratori disoccupati. Lavoratori o disoccupati? Qui sta il punto. La rivoluzione non coinvolge solo le organizzazioni, ma genera un cambiamento nel lavoro del futuro in cui, spiega Choudary, “bisognerà studiare per meno tempo ma più volte, pronti a cambiare mestiere di continuo”. Ma attenzione, non stiamo dicendo che non è più così importante studiare, ma che è importante farlo “secondo nuove modalità, perché se mi applico per 15 anni per diventare medico e poi quel tipo di professione smette di esistere avrò perso tempo e denaro. Meglio allora studiare per periodi più limitati di tempo e per più volte nell’arco della vita. L’intelligenza artificiale è una realtà e bisogna chiedersi come si trasformerà il lavoro momento in cui parte di esso sarà delegato a una macchina. È il problema dell’innovazione: un tempo esistevano le carrozze con i cavalli, ora ci sono le automobili e il lavoro di quelli che conducevano le carrozze è sparito”. Siete pronti alla rivoluzione delle piattaforme? Fate attenzione, perché è già in atto! E pensate che le diverse professioni collegate all’economia ‪digitale produrranno, in Europa, 1,5 milioni di posti di lavoro entro il 2020. Lo dicono i dati di Confindustria. Per questo ‎Wecanjob dedica un’intera sezione alle professioni IT & Media: scopri qual è quella più adatta a te pianifica la tua carriera!

 

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Ultimi 30 commenti
Social Business
ernesto | 08 settembre 2016
Ho partecipato al Social Business Forum 2016 a luglio a Milano....temi interessanti...ci si gioca il futuro...noi italiani riusciremo a stare al passo con i tempi?
Titolo
Carlo | 06 settembre 2016
Google...Facebook... Youtube... Ebay.... Uber...Airbnb..... bisognerebbe fare anche in italia queste cose. dobbiamo imparare anche noi l'importanza della "rivoluzione digitale" sennò non andiamo da nessuna parte
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