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La green economy in Italia: numeri e tendenze

07
nov
2019

È stata presentata a Roma, lo scorso 28 ottobre, la X edizione del Rapporto GreenItaly 2019 della Fondazione Symbola e di Unioncamere. Un appuntamento che si rinnova puntualmente, anno dopo anno, restituendoci una fotografia di ciò che accade in Italia sul fronte della green economy. Sostenibilità, economia circolare, inquinamento atmosferico, green skills e green jobs: sono solo alcune delle questioni su cui il mondo dell’impresa e le istituzioni pubbliche si interrogano e provano a dare soluzioni. Con interessanti risvolti sul piano professionale e sulle future opportunità di inserimento lavorativo per le nuove generazioni. Dove sta andando, dunque, l’economia verde nel nostro Paese? Cosa aspettarsi sul versante occupazionale?

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Si scrive innovazione. Si legge Green

I venti green che dalla Svezia hanno soffiato su gran parte dei Paesi a capitalismo avanzato, innescati e sostenuti dall’uragano Thunberg, intercettano diverse tendenze in atto nel nostro Paese. La velocità con cui prendono forma non è tra le più sostenute, ma i dati messi in evidenza nel rapporto confermano la progressiva tendenza delle imprese italiane ad investire nella green economy. In che modo? Partiamo dai numeri.

È record sul fronte degli eco-investimenti: sono oltre 432.000 le imprese che nel 2019 hanno già realizzato o realizzeranno investimenti in prodotti e tecnologie green finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale e al risparmio energetico. Il 31,2% delle imprese italiane che operano nel settore extra-agricolo, per la precisione. Il 35,8% se consideriamo le sole imprese del comparto manufatturiero, con livelli di eco-investimenti molto elevati nei seguenti comparti:

  • gomma e plastica (65,4% delle imprese);
  • petrolchimico (54,2%);
  • metallurgia (40,1%);
  • cartario e stampa (35%).

Anche se presenta valori più contenuti, la propensione agli eco-investimenti delle imprese che operano nel terziario non è da meno. Nel campo dei servizi di trasporto e logistica troviamo una quota di eco-investitrici pari al 38,2%. A seguire:

  • autoveicoli e riparazioni (34,3%);
  • servizi di alloggio e ristorazione (34,3%).
  • commercio al dettaglio e all’ingrosso (28,9% e 28,6%);
  • servizi finanziari e assicurativi (27,9%);
  • servizi sanitari e socio-assistenziali (27,7%)
  • servizi culturali, sportivi e alle persone (27,5%).

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Tutti ambiti di attività economica in cui, sia nel caso della manifattura che dell’area servizi, un’ampia quota di imprese green oriented è rappresentata da realtà di grandi e medie dimensioni, equamente distribuite su tutto il territorio nazionale, con punte nel Nord-est e nel Nord-ovest, con Lombardia (78.000 unità) e Veneto (43.000 unità) a guidare questa speciale classifica, seguite da Emilia Romagna (37.000 unità) e Campania (36.000 unità).

Una leva, quella degli eco-investimenti, che le aziende utilizzano per essere maggiormente competitive non solo sui mercati nazionali ma soprattutto sul fronte internazionale, per reggere una competizione che si gioca anche rispetto alla capacità delle imprese di innovare attraverso la ricerca sul mercato di profili e competenze professionali in linea con un progetto di transizione verso nuove forme di economia verde.

I green jobs sono in crescita: numeri e fabbisogni professionali

Solo nel 2018, il 13,4% degli occupati in Italia è rappresentato da green jobs. Parliamo di 3 milioni e 100 mila lavoratori, a conferma di un trend positivo che ha visto crescere i lavoratori green del 5,3% negli ultimi 5 anni.

Circa un terzo dei professionisti green è contrato in Lombardia e nel Lazio, due Regioni che accolgono rispettivamente il 21,3% e il 10,3% dei green jobs. E da qui ai prossimi 5 anni le prospettive d’assunzione per i profili green lasciano ben sperare. Nel rapporto GreenItaly sono ripresi i dati forniti dal Sistema Informativo Excelsior con chiare indicazioni in proposito: nei prossimi 5 anni un terzo dei fabbisogni di competenze sarà assorbito dal campo della sostenibilità e del digitale, con la dimensione della sostenibilità che da sola assorbirà il 19% delle future assunzioni in Italia.

Nel prossimo quinquennio è prevista l’attivazione di circa 521.747 green jobs, posizioni professionali finalizzate alla produzione di beni e servizi green o alla riduzione dell’impatto ambientale dei cicli produttivi. Per molte posizioni sarà richiesto il possesso della laurea (35,2% delle future assunzioni), con competenze specifiche che, tuttavia, le imprese non sono certe di riuscire a reperire facilmente sul mercato.

In tal senso, 4 imprese su 10 dichiarano già oggi di incontrare difficoltà nella ricerca di lavoratori con particolari competenze green, soprattutto tra quelle che ritengono essere le 10 professioni che più di altre sono caratterizzate da un elevati livelli di innovatività e stanno vivendo processi di “rinnovamento” con l’apprendimento di nuove competenze e l’aggiornamento delle competenze esistenti.

Ecco allora la classifica delle professioni green più ricercate dalle imprese:

  • Cuoco sostenibile;
  • Installatore di reti elettriche a migliore efficienza;
  • Meccatronico green;
  • Installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale;
  • Esperto in gestione dell’energia (Ingegnere energetico);
  • Promotore edile di materiali sostenibili;
  • Meccanico industriale green;
  • Giurista ambientale;
  • Informatico ambientale;
  • Specialista in contabilità verde.

Competenze varie, da cui partire per orientare scelte formative e professionali verso una realtà lavorativa che sembra assumere tinte sempre più green.

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