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La formazione terziaria in Europa: un quadro di sintesi

12
set
2019

Università, Istituti Tecnici Superiori, Alta Formazione Musicale e Coreutica (AFAM) sono i punti di approdo per molti studenti e studentesse che dopo il conseguimento del diploma scommettono su corsi di specializzazione universitaria e non per consolidare e arricchire il proprio bagaglio di competenze e affacciarsi sul mercato del lavoro con nuovi orizzonti professionali. Intraprendono, in sostanza, percorsi formativi tecnicamente definiti come livelli di istruzione terziaria, inquadrati in sede europea con la classificazione internazionale ISCED (International Standard Classification of Education), ai quali si aggiungono anche master (di I e II livello) e corsi di dottorato. Non entreremo nel merito della questione classificatoria, ma in questo articolo affronteremo il tema della formazione terziaria in Italia e in Europa, un fattore sempre più rilevante se pensiamo a quanto possa (positivamente) incidere nella ricerca di un lavoro l’aver conseguito (o meno) una laurea o un titolo di specializzazione equivalente.

Abbiamo dedicato diversi approfondimenti proprio sulle nuove tendenze del mercato del lavoro, sulle competenze e i profili professionali che da qui ai prossimi anni potranno intercettare, più di altri, i fabbisogni delle imprese e i cambiamenti del lavoro. Ed è apparsa chiara la necessità di investire tempo e risorse in percorsi di formazione a elevata specializzazione, che rientrano nel quadro dei livelli di istruzione terziaria, per mettersi in scia a tali tendenze.

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Ma quanti sono in Italia i giovani che frequentano un ciclo di studi di terzo livello? Come si posiziona il nostro Paese rispetto agli altri Stati Membri dell’Unione europea? Quali sono gli indirizzi di studio più “gettonati”? Per rispondere a queste domande ci serviremo degli ultimi dati Eurostat (relativi al 2017) che offrono un primo quadro di sintesi sulla formazione terziaria.

L’Italia è quinta in Europa per numero di iscritti a un ciclo di studi terziario

Partiamo da un numero assoluto: hanno intrapreso un percorso di studi terziario 1 milione e 837 mila giovani italiani. Il 9,3% rispetto al dato europeo (EU28). Quinti, in questa speciale classifica, dietro a: 

  • Germania (15,6%);
  • Francia (12,8%);
  • Regno Unito (12,3%);
  • Spagna (10,2%).

Si tratta in maggioranza di giovani donne (55,6%), come in Francia, Spagna e Regno Unito. Solo in Germania prevale leggermente la componente maschile tra coloro che frequentano un corso di studi terziario.

Restando in Italia, circa il 60% degli studenti terziari è impegnato nel conseguimento di una laurea di primo livello, mentre il 38,5% segue un corso di laurea magistrale. Solo 1,8% degli studenti frequenta un percorso di dottorato, la cui "spendibilità" nella ricerca di un lavoro sembra crescere, stando agli ultimi dati pubblicati dall’Istat. Una percentuale, comunque, decisamente più bassa della quota di aspiranti ricercatori rilevata in Germania (6,7%), Regno Unito (4,7%) e Francia (2,7%).

Quali sono i gli indirizzi di studio prevalenti?

Tra i percorsi di studio più graditi ai giovani italiani troviamo discipline che rientrano nelle seguenti aree:

  • Economia, amministrazione e legge (20,9%);
  • Arti e studi umanistici (16,2%);
  • Ingegneria, manifattura e costruzioni (15,9%);
  • Salute e welfare (15,4%);
  • Scienze sociali, giornalismo e media (11,9%).

Ad eccezione degli studi ingegneristici e dell’area delle scienze sociali, la componente femminile è maggioritaria in tutti i percorsi di studio e spicca la presenza di studentesse che scelgono corsi di formazione nel campo dell’arte e delle discipline umanistiche. Nel complesso, stringendo il focus ai soli corsi di laurea di primo e di secondo livello, parliamo di indirizzi di studio il cui appeal sul mercato del lavoro è molto forte, sia rispetto ai livelli di occupazione raggiunti (soprattutto nel caso delle lauree del settore scientifico) sia rispetto ai livelli retributivi.

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Quanti sono i giovani che hanno concluso il percorso?

Un ultimo aspetto che chiude questo spaccato sulla formazione terziaria riguarda il numero di coloro che hanno già conseguito un titolo di studio. Bene, nel 2017 i giovani italiani che hanno concluso il proprio ciclo di studi terziario sono nel complesso circa 390.000. Quasi la metà di quelli rilevati nel Regno Unito (783.952) e in Francia, (780.630), dove tuttavia la durata media dei percorsi di livello terziario è più bassa (si registra, infatti, un numero elevato di iscritti a cicli di studio brevi). Dietro a Regno Unito e Francia si posizionano Germania (569.154), Polonia (517.305) e Spagna (445.559).

Nel complesso, i laureati in tutta Europa (EU28) ammontano a 4 milioni 124 mila unità, di cui il 59,5% ha conseguito una laurea di primo livello. In Italia, nel 2017, hanno conseguito una laurea (laurea breve) 214.758 studenti (il 55% di coloro che hanno intrapreso un ciclo di studi terziario), l’8,7% dei laureati triennali in Europa.

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