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L'impresa artigiana in Italia: più giardinieri e tatuatori, meno imbianchini e piastrellisti

08
gen
2019

Il tessuto produttivo italiano, fatto tradizionalmente di una larga costellazione di imprese di piccole e piccolissime dimensioni, rappresenta a livello europeo l’insieme totale più ampio di attori imprenditoriali. A differenza di quanto avvenuto in contesti quali quello tedesco e britannico, dove il numero e il peso dei grandi e grandissimi attori industriali sono piuttosto elevati, in Italia l’economia si è sviluppata prevalentemente grazie al proliferare di piccole e piccolissime imprese. Tra queste, un ruolo molto importante è ricoperto dalla cosiddette imprese artigiane, ossia le imprese di produzione di beni e servizi, di ridotte dimensioni (il numero massimo degli addetti cambia a seconda del settore di riferimento), in cui il titolare stesso presta servizio.

Una recente indagine elaborata da Unioncamere e InfoCamere, di cui parleremo diffusamente in questo articolo, fotografa lo stato dell’impresa artigiana italiana negli ultimi 5 anni, sottolineando in quali settori essa si dimostra più vitale e attiva e in quali, invece, sta vivendo un periodo negativo.

Quante sono le imprese in Italia? E quante le piccole imprese?

Ma prima di tutto consideriamo il quadro generale, ossia i principali dati sul numero di imprese in Italia e nei maggiori Paesi europei, per un primo raffronto utile a farci contestualizzare quanto si va dicendo. Secondo dati aggiornati al 2016 (ultimo anno disponibile) estratti dal database Eurostat, in tutta Europa l’Italia sarebbe il Paese con il maggior numero totale di imprese, primo “per distacco” in questa speciale classifica.

Conteggiando infatti tutte le imprese a esclusione di quelle del settore finanziario e assicurativo, possiamo riportare il quadro che segue:

  • Italia: 3.719.596 imprese totali, di cui 3.649.283 con meno di 20 addetti (3.526.539 da 0 a 9 e 122.744 da 10 a 19)
  • Francia: 3.058.220 imprese totali, di cui 2.987.207 con meno di 20 addetti (2.909.125 da 0 a 9 e 78.082 da 10 a 19)
  • Spagna: 2.682.905 imprese totali, di cui 2.621.288 con meno di 20 addetti (2.538.801 da 0 a 9 e 82.487 da 10 a 19)
  • Germania: 2.467.686 imprese totali, di cui 2.251.556 con meno di 20 addetti (2.002.140 da 0 a 9 e 249.416 da 10 a 19)
  • Regno Unito: 2.116.132 imprese totali, di cui 2.022.672 con meno di 20 addetti (1.906.453 da 0 a 9 e 116.219 da 10 a 19)

Un quadro, questo, che ci restituisce la situazione del tutto peculiare del nostro Paese (situazione ancor più chiara se si pensa che il suo numero di abitanti è superiore, tra i Paesi citati, soltanto a quello della Spagna).

È infatti noto che l’Italia, come sostenuto da decenni da molti analisti, sociologi e studiosi sociali, può essere considerata un Paese a modello familistico, in cui le l’influenza e la pervasività dei piccoli aggregati sociali (domestici, familiari o amicali che siano) sono molto più forti che altrove, arrivando ad avere ricadute anche sul tessuto produttivo e costituendo pertanto un terreno fertile anche per l’intrapresa economica.

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Le imprese artigiane italiane negli ultimi 5 anni

Ora volgiamo lo sguardo soltanto alle imprese artigiane, fotografate come accennato in apertura da una recente indagine condotta e diffusa da InfoCamere e Unioncamere, che ha preso in considerazione il periodo 2013-2018.

In termini generali, nel nostro Paese ci sono oggi circa 1.300.000 imprese artigiane, con un calo di circa 100.000 unità nell’ultimo quinquennio (2013-2018), corrispondente a un valore percentuale di -7%. Non un dato incoraggiante, dunque, se si considera la vitalità economica attraverso il numero di attori imprenditoriali coinvolti.

Nonostante il quadro generale in calo, esistono tuttavia dei settori in cui le imprese sono aumentate, e di molto, favorendo pertanto l’ascesa di mestieri antichi e nuovi. È il caso, in ordine di aumento percentuale, dei seguenti 4 settori, gli unici ad aver avuto un aumento percentuale di imprese superiore al 10% (tra i soli settori che contano oltre 10.000 imprese):

  • pulizia generale degli edifici: +45,3%
  • cura e manutenzione del paesaggio: +27,1%
  • riparazione e manutenzione di macchinari: +15,8%
  • confezione di abbigliamento esterno: +11,2%

Tra i settori in maggiore sofferenza, invece, troviamo:

  • costruzione di edifici residenziali e non residenziali: -20,3%
  • trasporto di merci su strada: -20,1%
  • fabbricazione di altri prodotti di carpenteria in legno e falegnameria per l’edilizia: -20,1%
  • lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia: -17,5%
  • rivestimento di pavimenti e di muri: -15,5%
  • intonacatura: -14%
  • fabbricazione di strutture metalliche e di parti di strutture: -13,4%
  • fabbricazione di altri prodotti in metallo nca: -13,6%
  • lavori di meccanica generale: -11,8%

Le difficoltà maggiori, risulta evidente leggendo questa classifica al ribasso, riguardano dunque il settore dell’edilizia, come evidenziato anche da ANCE nell’ultima edizione del suo Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, rapporto che porta alla luce le difficoltà che da qualche anno a questa parte, segnatamente a partire dalla crisi del 2007, sta vivendo il comparto.

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Quali conseguenze sul mondo dei mestieri?

Se allora nell’impresa artigiana a soffrire sono mestieri tipici dell’edilizia e delle attività ad essa correlate come Lavandai, Piastrellisti, Fabbri e Imbianchini (rispettivamente calati nel quinquennio in esame del 17%, 15%, 14% e 13%), vi sono però altri mestieri che, appartenendo ai settori in ascesa, hanno invece avuto un interessante incremento, offrendo anche un dato di indirizzo (per quanto non necessariamente estendibile in prospettiva futura) a chi oggi deve cominciare a formarsi per imparare un mestiere e per fare impresa in prima persona.

Secondo l’indagine Unioncamere InfoCamere, i mestieri che hanno avuto maggiori balzi in avanti nell’impresa artigiana sono dunque stati gli Addetti ai servizi di pulizia, i Giardinieri, i Parrucchieri/Estetisti e, cosa che non sorprende, i Tatuatori: le imprese del settore “altre attività di servizi alla persona nca”, di cui fanno parte gli studi di tatoo, hanno infatti avuto un saldo positivo di +4.315 unità!

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