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Gli italiani all'estero per studio e lavoro. Quanti sono e chi sono

16
feb
2019

In tempi di migrazioni di massa a livello globale, i popoli si stanno mescolando, e non parliamo soltanto delle migrazioni per guerra e povertà. Ci riferiamo bensì a fenomeni che riguardano anche i Paesi cosiddetti "più avanzati", in primis l’Europa, dove sempre più si registrano movimenti di lavoratori e studenti da un Paese all’altro alla ricerca di nuove opportunità.

In Italia, il fenomeno lo conosciamo bene: si tratta di quel movimento definito (più o meno a ragione) “fuga dei cervelli”, ossia l’esodo di giovani, e non soltanto, che cercano fortuna altrove, attirati dalla prospettiva di conoscere nuove lingue e culture e di accedere a possibilità che, per la saturazione di alcune aree del mercato del lavoro e della formazione italiano, sono loro talvolta precluse.

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Italiani all'estero: quanti sono?

Negli ultimi 10 anni, in tal senso si è registrato un significativo incremento dei flussi, sia per lo sdoganamento di una rinnovata cultura di carattere globale, dovuta ai nuovi mezzi di comunicazione e di interazione sociale, sia per una inedita facilità di movimento sbloccata, almeno nell’Unione Europea, dai trattati, dall’unificazione della moneta e dai numerosi programmi di scambio culturale previsti per gli studenti europei, primo fra tutti il programma Erasmus Plus (e in parte, probabilmente, anche dalle numerose compagnie aeree low cost che hanno reso molto più accessibili che in passato, in termini economici, gli spostamenti tra nazioni).

Ma quanti sono gli italiani all’estero? Qual è la loro età e cosa li spinge a partire? Oggi cercheremo di fare luce su un fenomeno che tocca in modo sempre più incisivo le dinamiche del lavoro nel nostro Paese e non solo.

Il Rapporto sugli italiani nel mondo 2018, redatto dalla Fondazione Migrantes, evidenzia un dato significativo: tra il 2006 e il 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7%, passando dai 3,1 milioni di iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) a oltre 5 milioni: circa l’8,5% della popolazione residente in Italia. Gli espatriati, tuttavia, sono molto di più di quelli registrati all'AIRE, passaggio che comporta la rinuncia all'assistenza del Servizio Sanitario Nazionale italiano: sono circa 50 milioni gli italiani all'estero, tra nati fuori dall'Italia ed espatriati, un numero davvero imponente e pari quasi all'intera popolazione con residenza in Italia.

Studenti e lavoratori. Chi sono gli italiani all'estero?

Per esempio i giovani studenti delle scuole superiori. La mobilità studentesca è infatti, a partire dagli anni 2000, in espansione continua, e soltanto tra il 2009 e il 2016 si è registrato un aumento degli studenti italiani impegnati in attività formative all’estero del 111%: da 3.400 a 7.400. Con una netta superiorità percentuale delle studentesse (59% nel 2014) rispetto ai colleghi maschi.

Grande fetta di italiani che vanno all'estero è poi costituita dagli studenti universitari, anche in questo caso in forte crescita. Secondo una recente indagine, infatti, di tutti i laureati italiani del 2017 ben l'8,8% ha svolto un periodo di studi all'estero (contro il 6,2% del 2007). Mete preferite: Spagna, Francia, germania e Regno Unito.

Sarebbe però riduttivo limitare l’emigrazione giovanile all’ambito formativo. Esiste infatti un’altra migrazione, più sotterranea e meno “intellettuale”, che riguarda la manodopera tradizionale: ragazzi che vanno a lavorare in Germania, Australia, Regno Unito come camerieri, baristi, manovali. Lavori che nei Paesi citati vengono mediamente retribuiti più che in Italia.

È la ricerca di un’opportunità all’estero, il fascino di abitare lontano, ma spesso, purtroppo, la semplice necessità di lavorare, a spingere i ragazzi lontano dall’Italia. Ma il fenomeno della migrazione riguarda soltanto i giovani? No: esistono anche i migranti over 50.

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Il dato sorprendente, registrato tra gennaio e dicembre 2017, è che della totalità degli emigrati “solo” il 37,4% è fatto di giovani (di cui il 25% giovani adulti), mentre crescite significative sono state registrate negli over 50. In particolare: +20,7% nella classe di età 50-64 anni, +35,3% nella classe 65-74, +49% nella classe 75-84 e +78,6% dagli 85 anni in su.

Il rapporto della Fondazione Migrantes individua i migranti over 50 in 3 categorie:

  • Migranti maturi disoccupati: coloro che, ancora lontani dalla pensione, si sono trovati senza lavoro e cercano fortuna altrove, spinti dalla precarietà e, spesso, dalla necessità di mantenere famiglia e figli inseriti in percorsi universitari.
  • Migranti genitori-nonni ricongiunti: sono i nonni o i genitori che decidono di ricongiungersi, per periodi sempre più lunghi, ai propri figli o nipoti già emigrati all’estero.
  • Migranti previdenziali: si tratta di pensionati, più o meno “di lusso”, che guardano a Paesi con in corso politiche di defiscalizzazione per godersi la pensione all’estero. Le mete principali, scelte per il clima e il basso costo della vita, sono Thailandia, Spagna, Portogallo, Cuba, Romania, Santo Domingo, Tunisia e Marocco.

I numeri non tornano: tutti fuori, ma chi sta entrando?

Si fa un gran parlare della crisi di sovraffollamento in Italia dovuta ai flussi migratori. Ma siamo sicuri che sia una fotografia corretta dell’attuale situazione?  Come evidenzia un articolo de Il Sole 24 Ore, mentre gli italiani che escono sono in aumento, i cervelli e le forze che arrivano dall’esterno sono sempre meno. Qualche esempio: nel 2016, gli italiani in viaggio per il Regno Unito erano 24.788, contro i 3.363 inglesi arrivati in Italia. Stesso discorso per gli emigrati verso la Germania (18.933 uscite contro 4.616 ingressi), la Svizzera (11.388 uscite contro 3.350 ingressi) e la Francia (10.833 uscite contro 2.083 ingressi).

È il problema cronico italiano di non essere in grado di valorizzare le competenze e di offrire prospettive solide a chi si è formato e ha voglia di lavorare. Un problema che rischia di portare l'Italia verso una condizione stabile di saldo negativo fra ingressi e uscite, impoverendo gradualmente le immense potenzialità offerte dal nostro Paese.

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