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Vincenzo Lasalvia di M&TS ci parla della mobilità sostenibile

26
apr
2017

Mobility & Transport Sistems Srl, tra le aziende partner di WeCanJob, è una società di consulenza che dal 2005 svolge attività di ricerca, pianificazione strategica e valutazione dei trasporti pubblici e privati. Un settore davvero cruciale in questo periodo, in cui la movimentazione di merci e persone è uno dei temi d’interesse nel dibattito sulla sostenibilità. Consci dell’importanza di questo snodo per l’economia, il mondo del lavoro, la società e l’ambiente di un Paese come l’Italia che vuole dirsi avanzato, noi di WeCanBlog abbiamo scambiato alcune battute con Vincenzo Lasalvia, fondatore e presidente di M&TS e in passato direttore commerciale e marketing di Iveco nonché amministratore delegato in Irisbus, per parlare con lui delle dinamiche più recenti che coinvolgono o dovrebbero coinvolgere il settore della mobilità pubblica e privata se si decide di ragionare in termini sostenibili: Come si riduce l’impatto dei trasporti sull’ambiente? Quali sono le priorità da mettere in campo in un regime di risorse economiche limitate? Quali sono le possibili connessioni che tengono insieme il sistema dei trasporti, quello produttivo e quello sociale?

Sono questi i temi su cui Lasalvia ci ha invitati a ragionare. M&TS è infatti un attore che da quando è nato opera in tal senso: insistere sulla mobilità sostenibile per perseguire l’ideale di uno sviluppo a ridotto impatto ambientale, nella considerazione che soltanto un’ottica integrata dei vari aspetti che fanno la logistica e la movimentazione di merci e persone possa dare davvero le risposte necessarie alle attuali esigenze dell’ambiente e delle nostre città. L’accesso a una mobilità usabile per il cittadino, produttiva e affidabile per le aziende e rispettosa dell’ambiente sembra in tal senso essere la chiave su cui puntare, e non soltanto per alleggerire il carico inquinante delle emissioni dei veicoli di trasporto, ma anche per puntare su un’idea della vita urbana più consona alle esigenze di oggi. La sfida per la conservazione del nostro patrimonio culturale e naturale e per la promozione di uno stile di vita sostenibile passa infatti anche attraverso l’idea che una società ha del trasposto pubblico e privato.

WeCanBlog: Mobility & Transport Sistems Srl è un attore fortemente interessato alla sostenibilità del sistema di trasporti. Può raccontarci come può essere coniugato questo tema nel contesto italiano?

Vincenzo Lasalvia: Il sistema italiano della movimentazione delle persone, ambito su cui mi vorrei soffermare in quest’intervista, vive purtroppo di una certa arretratezza per quel che riguarda i veicoli utilizzati dalle aziende pubbliche, basti pensare che su circa 20.000 mezzi di trasporto pubblico di superficie ben 15.000 sono euro 0, 1 o 2. In un simile contesto, che per essere rinnovato secondo l’ideale più elevato della sostenibilità avrebbe bisogno di investimenti davvero consistenti, bisogna innanzitutto cominciare a ragionare su quanto è possibile fare con un ragionevole impiego di risorse. Pertanto se voglio abbattere le emissioni nocive e ho, mettiamo, quattro veicoli euro 0 o 1 con una dotazione di risorse che mi permetterebbe di comprare soltanto un veicolo di nuova generazione, sceglierò invece di trasformare i quattro veicoli che già ho, installando nuovi motori e componenti tecnologiche adeguate allo scopo. Bisogna cioè fare i conti prima di tutto con le risorse in campo, con ragionevolezza: sarebbe ideale avere soltanto autobus elettrici, certo, ma quest’obiettivo si può effettivamente raggiungere con le risorse che possiamo mettere in campo? Non sempre, e allora non resta che fare ciò che si può, puntando perciò sul cosiddetto revamping, ossia la ristrutturazione degli impianti meccanici e delle parti elettroniche dei veicoli che già abbiamo in dotazione.

WCB: La tecnologia e il rinnovamento, dunque, sono elementi importantissimi per ragionare nell’ottica che ci sta suggerendo. Ma sono sufficienti, secondo lei, per dare davvero ai trasporti un nuovo indirizzo in termini di sostenibilità?

VL: No, non è sufficiente immettere soltanto nuove tecnologie nelle vecchie strutture meccaniche. È altrettanto importante impegnarsi in un progetto integrato che tenga per esempio in considerazione anche la formazione e l’aggiornamento degli operatori che utilizzano e i veicoli sottoposti a revamping e che provvedono alla loro manutenzione. Bisogna cioè insistere sulla creazione di un contesto in cui le officine siano in grado di gestire, installare e curare le innovazioni tecnologiche (per esempio non ha senso pensare agli autobus elettrici se non si ha modo di ricaricarne le batterie) e in cui gli autisti siano in grado di utilizzarle al meglio, per restare sull’esempio degli autobus urbani. Dico sempre che non soltanto i mezzi hanno bisogno di una revisione, ne hanno bisogno anche coloro che li guidano e che ne curano la manutenzione. Proprio la manutenzione è infatti un altro importantissimo elemento per ragionare in termini di mobilità sostenibile. I veicoli di movimentazione di merci e persone devono subire dei processi manutentivi continuati e continuativi, ma spesso non viene investito nemmeno un euro per il loro mantenimento, così il danno ingenerato dal loro impatto ambientale si incrementa, con le naturali ricadute sul sistema economico e sociale. Detto in poche parole, bisogna costruire veicoli per farli durare, certo, ma bisogna anche e soprattutto fare la corretta manutenzione. Ragionare in questo senso vuol dire anche gettare le basi per un futuro a emissioni zero, che però va ricercato e raggiunto con, ripeto, ragionevolezza e considerazione delle risorse in campo.

WCB: Presa in tal modo, la sostenibilità diventa un concetto dinamico da coniugare contesto per contesto, proprio in base alla considerazione delle risorse disponibili e delle esigenze della cittadinanza. Quali altri elementi sono importanti per un Paese che voglia perseguire questo scopo?

VL: Ce ne sono diversi. Vorrei soffermarmi sulla dimensione integrata dei trasporti per chiarire meglio questo punto. In questo senso bisogna considerare anche l’ambito della produzione, per fare un solo esempio. Perché perseguire la sostenibilità può essere un’opportunità per tutto il sistema Paese, e non solo per l’ambiente. Basti dire che in Italia, oggi, non ci sono più produttori di autobus: viene tutto acquistato dall’estero, con una ricaduta sul PIL piuttosto consistente. Anche questo rappresenta un danno per il Paese: bisognerebbe puntare sull’ottimizzazione e sulla messa in piedi di un sistema integrato che coinvolga a 360° il comparto dei trasporti, promuovendo di conseguenza, in tutta Italia, un sistema produttivo (e di ricerca) teso alla sostenibilità che crei ricchezza all’interno dei nostri confini nazionali, evitando che le nostre spese siano dirottate all’estero.

WCB: In conclusione, cosa intende con sistema integrato? Può farci un esempio tratto dalla sua vita professionale per chiarirci quanto ci ha appena detto?

VL: Quando ero direttore commerciale in della Iveco Bus Division, con le autorità locali mettemmo in piedi un progetto nella città di Parma. Lo scopo era quello di decongestionare il traffico del centro storico nelle ore di punta, partendo dalle mamme che accompagnavano e andavano a riprendere i figli a scuola con l’automobile propria, spesso un SUV, dunque una macchina a grosso impatto ambientale. La nostra soluzione fu la seguente: introdurre dei nuovi minibus a metano che accompagnassero e andassero a prendere i bambini al posto delle madri. In questo modo si riduceva chiaramente il traffico, ma non fu soltanto questo il risultato dell’iniziativa. Prevedemmo infatti la presenza, nel minibus, di giovani hostess (generalmente reclutate tra le studentesse universitarie) il cui ruolo era accompagnare i bambini nel viaggio, spiegando e raccontando loro le caratteristiche del territorio cittadino su cui si sviluppava il tragitto del minibus: monumenti, luoghi di interesse culturale e storico etc. Il rispetto del territorio e delle città si trova infatti anche in iniziative del genere: valorizzare il patrimonio culturale con un semplice percorso in autobus. Grazie a quell’iniziativa, pertanto, oltre a dare un servizio alle mamme, si diede un servizio a tutta la cittadinanza grazie al decongestionamento del traffico nel centro, e si creò inoltre nuova occupazione per giovani hostess e autisti. Ecco che il territorio cittadino veniva valorizzato, le mamme e i bambini erano più felici e così gli altri automobilisti e cittadini, perché potevano fare esperienza di un contesto urbano con meno auto. Inoltre, non in ultimo, ci fu una concreta ricaduta positiva sull’occupazione.

 

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