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L'industria culturale e creativa in Italia

08
lug
2017

Io sono cultura. È dentro l’evocazione suscitata da questo titolo che si racchiude l’importanza della realtà culturale italiana, ad oggi uno dei principali fattori produttivi che rafforzano la qualità e la competitività dell’economia nel nostro Paese. Un titolo che ha accompagnato proprio recentemente la pubblicazione della VII edizione del rapporto sul Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere in collaborazione con la Regione Marche. Quali sono, dunque, i settori trainanti? Quali attività possono essere considerate parte integrante della produzione culturale e creativa italiana? Qual è il contributo alla crescita economica e occupazionale del Paese?

Un’idea di cultura costruita sul made in Italy

Partiamo dall’ultima domanda. Sono molte le notizie positive in proposito, legate alla dinamicità di un settore che contribuisce a creare il 6% della ricchezza prodotta in Italia (89,9 miliardi di euro, + 1,8% rispetto al 2015) e dà lavoro a 1,5 milioni di persone, (6% del totale degli occupati in Italia, +1,5% rispetto al 2015) grazie al contributo di soggetti privati, istituzioni pubbliche e organizzazioni non profit, che in settori eterogenei e attraverso diverse attività alimentano un sistema che continua a creare occupazione e valore economico. Musei, gallerie, festival, beni culturali, attività letterarie, cinema sono realtà che alimentano l’economia culturale italiana, ma non solo le sole. La produzione culturale e creativa poggia anche su iniziative produttive che dalla cultura traggono linfa creativa e competitività. Ed è così che il “confine” del sistema culturale e creativo si allarga e tiene dentro il design, l’architettura, la comunicazione e tutte quelle industrie creative che, si legge nel rapporto, “sviluppano servizi per altre filiere e veicolano contenuti e innovazione nel resto dell’economia – dal turismo all’enogastronomia alla manifattura – dando vita ad una cerniera, una 'zona ibrida' in cui si situa la produzione creative-driven […] che va dalla manifattura evoluta, appunto, all’artigianato artistico”.

Si tratta, per rispondere alla seconda domanda posta in apertura, di un sistema che comprende 5 macro-domini:

  • industrie culturali - (cinema, musica, radio, tv, videogame e software, editoria, media)
  • patrimonio storico artistico (musei, biblioteche, archivi, monumenti)
  • performing arts e arti visive - attività legate alla produzione di beni e servizi culturali non riproducibili (spettacoli dal vivo, arti visive)
  • industrie creative - attività afferenti al mondo dei servizi (per esempio design, architettura e comunicazione)
  • creative driven - attività economiche non strettamente riconducibili alla dimensione culturale ma caratterizzate da strette sinergie con il settore

Parliamo nel complesso di 413.752 imprese (2016), il 6,8% delle attività economiche del Paese, considerando anche le attività economiche ascrivibili come creative driven. Stringendo l’analisi ai primi 4 macro-domini, considerati nel rapporto il Core Cultura, ovvero la struttura portante del Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano, le imprese che operano in quei settori, direttamente collegate alle attività culturali e creative, sono 289.112, di cui il 51,6% svolge attività riconducibili alle industrie culturali; il 43,8% alle industrie creative; il 4,3% è attivo nel campo delle performing arts e arti visive; lo 0,4% è impegnato nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico, con una forte componente pubblica nella gestione di queste attività.

Settori trainanti

Già da questi primi dati appare evidente il ruolo trainante delle industrie culturali e creative. Le prime producono oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto (il 2,2% del totale nazionale); le seconde 12,9 miliardi (0,9% su base nazionale). Insieme coprono una fetta di occupazione pari la circa il 3% dei lavoratori italiani. Un dato di assoluto rilievo, che assume maggior spessore se si aggiungono le performace fatte registrare da due attività tradizionali del settore culturale: quella della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale (2,9 miliardi di euro di valore aggiunto) e quella delle performing arts e delle arti visive (7,2 miliardi di euro).

Nel campo delle imprese culturali, le attività legate all’editoria e alla produzione di videogiochi e software hanno un peso rilevante sia sul piano occupazionale (160 mila addetti) che economico (11,5 miliardi), così come la produzione di contenuti audiovisivi che da sola offre lavoro a 59 mila occupati. A sostenere, invece, il settore dell’impresa creativa troviamo tutte le attività legate al mondo dell’architettura, della comunicazione e del design, realtà produttiva italiana (quest’ultima) di cui WeCanJob vi ha di recente parlato segnalandone il forte sviluppo.  

L’intero percorso di crescita del Sistema Produttivo Culturale e Creativo è arricchito inoltre dalla presenza di occupati sempre più qualificati: dal 2011 al 2016 il numero di laureati nel settore è aumentato dal 33% al 41%. L’esigenza di ricercare sul mercato competenze specialistiche e risorse sempre più qualificate è indice di un processo di crescita del sistema orientato alla competitività e alla valorizzazione di giovani che sembrano investire nella formazione affine al Core Cultura. Non solo aspirando a entrare nel settore come dipendenti, ma anche come promotori di attività autonome, avviando imprese come già ad oggi hanno fatto le oltre 52.000 donne, titolari di imprese del Core Cultura, impegnate soprattutto nel campo dell’editoria e della comunicazione.

 

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