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Impariamo le figure retoriche: onomatopea, antitesi, anacoluto, reticenza, eufemismo, prosopopea

27
gen
2021

Possiamo immaginare la nostra lingua come una sinfonia, composta da diverse note e molteplici sfumature di colore. Ogni parola che scegliamo di utilizzare quando comunichiamo, specialmente in un testo scritto, riveste un ruolo decisivo e determina l’impatto e la ricezione del nostro messaggio. Continuando a pensare alla lingua come un insieme di possibilità ed evoluzioni, risulta facile percepire le figure retoriche come mezzi privilegiati per conferire profondità e armonia a un verso o a un periodo. In questo articolo vedremo allora il corretto modo di utilizzare e intendere alcune figure retoriche comuni sia nella poesia che nella prosa. Impariamo a riconoscere l’onomatopea, l’antitesi, l’anacoluto, la reticenza, l’eufemismo e la prosopopea.

Che cos’è l’onomatopea

Iniziamo analizzando una delle figure retoriche più facili da riconoscere proprio perché si basa sul suono. Cos’è l’onomatopea? Qual è la sua precisa definizione? Si tratta di un procedimento linguistico che mira a ricreare attraverso elementi lessicali i suoni che i lemmi utilizzati intendono esprimere. Vediamo qualche esempio:

  • ESEMPIO: Se n’è andato perché non sopportava più il chicchirichì delle galline.
  • ESEMPIO: Finitela di bisbigliare!

Cosa si intende per antitesi

Anche ai meno acculturati sarà capitato di sentire questo termine utilizzato anche in discorsi orali o in conversazioni non troppo formali. La parola “antitesi” è entrata nel linguaggio comune per indicare due elementi, due persone opposte. Ma se la esaminiamo dal punto di vista linguistico, che cos’è l’antitesi? L’antitesi è una figura retorica che consiste nell’accostamento di concetti e parole contrapposte ed è finalizzata a enfatizzare l’entità del contrasto.

  • ESEMPIO: So che non foco, ma ghiaccio eravate (G. Carducci, Illusa gioventù).
  • ESEMPIO: Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi (G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo).

Anacoluto: uno strappo alla regola

Questa figura retorica consiste in una deroga alle regole sintattiche della nostra lingua. Quando si parla di licenza poetica, infatti, possono essere ammesse eccezioni a quelli che apparentemente possono sembrare errori grammaticali. Quando si utilizza l’anacoluto, una frase segue la prima, che rimane incompiuta.

  • ESEMPIO: Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro (A. Manzoni, I promessi sposi).

LEGGI ANCHE: Le principali figure retoriche: similitudine, metafora, iperbole, allegoria, metonimia e non solo

Cos'è la reticenza

Siamo giunti a parlare di una figura retorica che interessa ancora una volta il ritmo di un testo o, molto spesso, di una narrazione: la reticenza. Ma che cos’è la reticenza? Questo procedimento linguistico consiste nell’omettere contenuti, notizie, circostanze o elementi che si dovrebbero dire ma che si lasciano solo intendere. Essendo Manzoni maestro nell’utilizzo della reticenza, facciamo un esempio tratto proprio da I promessi sposi:

  • ESEMPIO: E questo padre Cristoforo, so da certi ragguagli che è un uomo che non ha tutta quella prudenza, tutti quei riguardi… (A. Manzoni, I promessi sposi).

Eufemismo: significato

Proprio della lingua poetica ma anche della prosa e del parlato, l’eufemismo è un procedimento linguistico per cui si sostituisce un’espressione con una più attenuata per scrupolo morale, riguardi sociali o altre motivazioni.

  • ESEMPIO: Ieri mio padre se n’è andato. Domani faremo i funerali.

LEGGI ANCHE: Le principali figure retoriche della poesia

La prosopopea

Usata spesso in momenti narrativi ricchi di pathos e intensità, questa figura retorica è molto semplice da individuare. Ma che cos’è la prosopopea? Si parla di prosopopea quando si attribuiscono azioni proprie di esseri animati a oggetti o entità astratte. Famosa, per esempio, è la prosopopea usata da Cicerone nelle Catilinarie, in cui la Patria, offesa dai crimini di Catilina, si rivolge in modo diretto a lui:

  • ESEMPIO: Da diversi anni ormai non s'è verifìcata nessuna azione delittuosa né infamante se non per opera tua…  (Cicerone, Le Catilinarie).

 

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