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Il settore della birra in Italia: numeri e tendenze

11
ott
2018

Il 2017 è stato un anno da record per il mercato della birra in Italia. Numeri alla mano, sono aumentati la produzione, il consumo interno pro-capite e l’export. A certificarlo è il consueto report annuale pubblicato da AssoBirra che traccia il bilancio di un’annata estremamente positiva per l’intera filiera. Con interessanti opportunità di formazione e di lavoro per tutti i giovani che vogliono avvicinarsi al settore.

I numeri del settore della birra in Italia

Dire che il 2017 è stato un anno positivo è dir poco. Scorrendo i dati presentati nell’Annual Report si legge che:

  • la produzione di birra ha toccato il massimo storico (15,6 milioni di ettolitri rispetto ai 14,5 del 2016),
  • l’export è cresciuto sul 2016 del +7,9% (altro record storico)
  • il fatturato annuo (2,9 miliardi) fa segnare un +1,8% rispetto al 2016
  • il consumo pro-capite si è attestato sui 31,8 litri annui

Numeri importanti che confermano come per gli italiani il consumo di birra sia divenuto, al pari del vino, un tratto che caratterizza uno stile di vita e non solo una semplice abitudine di consumo. Perché la ricercatezza del sapore, l’originalità del gusto sono aspetti su cui il consumatore medio pone maggiore attenzione, aspetti che trasformano l’assaggio di birra in un’esperienza nuova, da condividere e di cui parlare, arricchendola di dettagli e curiosità “tecniche” che in passato non destavano alcun interesse nel consumatore.

Un concetto molto vicino a ciò che solo qualche anno apparteneva prevalentemente al consumo di vino e che oggi, invece, ci racconta di un concept di birra allargato, rivisitato e sempre più dentro allo stile del Made in Italy, con la capacità di promuovere un prodotto esaltandone l’artigianalità e l’unicità.

A beneficiarne è l’intera filiera della produzione della birra: a partire dalle coltivazioni agricole fino al confezionamento del prodotto finale. La produzione birraia italiana, raccogliendo le indicazioni del rapporto, mostra un volto moderno, con elevati standard produttivi e qualitativi. Un esempio su tutti: il mondo delle birre artigianali, che ha adottato negli ultimi anni delle importanti innovazioni riguardanti l’ecosostenibilità dei processi, la capacità di produrre prodotti di nicchia e molto particolari (come le birre aromatizzate, o quelle prodotte con una percentuale molto alta di mosto d’uva in aggiunta di mosto di birra).

Lavorare nel settore della birra

Ma ritorniamo ai numeri. Cresce l’intera filiera, e non solo in qualità. Tanti i posti di lavoro creati negli ultimi anni: circa 140.000 occupati, considerando l’indotto allargato. E ancor più incoraggiante, per le prospettive occupazionali di aspiranti birrai, sono i dati relativi ai micro-birrifici. Un vero e proprio boom che certifica la presenza di spazi professionali verso cui molti giovani si spingono per concretizzare idee di impresa.

Nell’Annual Report si fa riferimento a oltre 850 micro-birrifici, nuove realtà imprenditoriali costituite in gran parte da giovani che dal Nord al Sud del Paese danno lavoro a 3.000 addetti. Coprono una quota di mercato pari al 3,2% e si suddividono in:

  • birrifici artigianali (693)
  • brew pub (162)

Dal punto di vista territoriale, la Regione in cui sono presenti più strutture è la Lombardia (134 micro-birrifici), seguita da:

  • Piemonte (80)
  • Veneto (74)
  • Toscana (63)
  • Campania (55)

A confrontarsi con questo mercato e ad accettare una nuova sfida imprenditoriale sono giovani animati non solo dalla voglia di realizzare un progetto di auto-impresa, creando un lavoro che intercetta interessi e passioni, ma anche dalla possibilità di costruire un percorso professionale fortemente legato al territorio dove magari si è radicati. Uno dei driver principali che caratterizza l’intera crescita del settore e che si ritrova anche nelle esperienze dei micro-birrifici riguarda infatti la valorizzazione delle materie prime locali e delle aree rurali minori. Con competenze, come si può immaginare, eterogenee su cui alcune università stanno prestando particolare attenzione, attivando corsi di laurea e master per tecnici birrai. Un modo per ritornare al mondo agricolo con una visione “evoluta” del settore e per sperimentare in proprio competenze e conoscenze apprese. 

Senza trascurare le opportunità di lavoro che si aprono all’interno delle grandi aziende, investite da processi di innovazione che riguardano la produzione - sempre più sostenibile per agire sul risparmio di acqua ed energia -, e la creatività richiesta per accrescere l’appeal dei prodotti sul mercato, utilizzando sapientemente le leve del marketing e della comunicazione.

Aree di competenze spendibili in maniera trasversale nel settore, verso cui molti giovani orientano le proprie scelte formative.

 

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Ultimi 30 commenti

Barbara | 18 ottobre 2018
Molto interessante! Io lavoro nel settore della commercializzazione all'ingrosso dei prodotti artigianali di birrifici del centro Italia. Si tratta di piccole realtà rispettose dei processi di produzione, dei lavoratori e dell'ambiente. Perché viviamo un'EMERGENZA: segnalo lo studio di "Nature Plants" che ha mostrato gli effetti del cambiamento climatico e in particolare dell’aumento delle temperature e della desertificazione, renderanno più difficile coltivare l'orzo! Perciò meno ecologia, meno birra! E questo studio viene una settimana dopo le "previsioni apocalittiche" dell'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale (International Panel on Climate Change). Se potete, scrivete anche di questo! Grazie
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