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Il rinnovato appeal dell'agricoltura. L'analisi Coldiretti sui giovani Agricoltori italiani

04
gen
2019

L’agricoltura, nella sua incredibile varietà, è una delle attività umane più antiche. Si stima che si sia sviluppata circa 11.500 anni fa, contemporaneamente e in modo del tutto indipendente in più regioni del mondo. Nel corso dei secoli, le tecniche agricole si sono andate sempre più raffinando, velocizzando i processi produttivi e ottimizzando il lavoro. Ma l’agricoltura è sempre rimasta nei secoli un’attività basata sul rapporto fra l’uomo e la natura e sulla conoscenza profonda della terra e delle sue potenzialità.

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Chi sono, dunque, gli Agricoltori? Chi sono gli uomini e le donne che portano avanti oggi questa tradizione? Se ce lo chiedessero oggi, risponderemmo probabilmente che si tratta di persone anziane, appartenenti a un’altra generazione. Nel nostro immaginario, il contadino non ha sicuramente lineamenti giovanili. Ma è davvero ancora così nel 2019? I più recenti dati sugli iscritti agli istituti superiori e alle facoltà a indirizzo agricolo dicono il contrario, come il numero crescente di giovani imprenditori agricoli in Italia.

Il boom delle iscrizioni agli istituti superiori e alle facoltà di Agraria: il nuovo appeal dell’agricoltura

Un’analisi Coldiretti basata sui dati diffusi dal MIUR, riguardanti il passato quinquennio, ha infatti evidenziato un aumento degli iscritti agli istituti di agraria del 36%. Il picco più alto si è raggiunto nell’anno scolastico 2017/2018, con un numero di iscritti pari a 45.566. Una conquista – sottolinea Coldiretti – che si spiega con il desiderio di approcciarsi a uno studio che sappia unire la teoria dei libri e dell’approfondimento scientifico alla pratica del lavoro nelle stalle, nei campi, nei caseifici.

Iscriversi a un istituto tecnico agrario rappresenta così per molti ragazzi una possibilità sempre più appetibile e stimolante, che permette loro di entrare in contatto – in un percorso variabile tra i 3 e i 5 anni, a seconda del grado di professionalità che si vuole raggiungere – con un’ampia varietà di materie che spaziano dal marketing all’estimo agrario, dalla biologia alle tecniche di trasformazione dei prodotti, in costante dialogo con le caratteristiche agricole del territorio.

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Ma la passione agricola non si ferma alle superiori. Sono infatti in costante aumento, come analizza Coldiretti, gli immatricolati alle facoltà di Agraria. Negli ultimi 7 anni, si è registrato un incremento del 14,5% delle iscrizioni, in tendenza contraria rispetto al generale calo degli iscritti a percorsi universitari, scesi nello stesso arco temporale del 6,8%.

A cosa, allora, si deve questo boom? Da dove passa il rinnovato appeal per l’agricoltura che sta interessando tanti giovani studenti? Proviamo a riassumerlo in 3 punti che consideriamo centrali:

  • La posizione favorevole dei genitori nei confronti del lavoro agricolo. Secondo l'analisi di Coldiretti, infatti, sarebbe dell’82,1% la percentuale dei genitori che sarebbe contenta se il proprio figlio o figlia facesse l’agricoltore, con un aumento fino all’86,2% nel caso di genitori laureati. Soltanto il 5,4% dei papà e delle mamme sarebbe contrario, mentre il 12,5% si astiene dal rispondere. Segno di una crescente fiducia nel settore e nelle potenzialità professionali del mestiere di Agricoltore.
  • Le prospettive occupazionali. A rasserenare genitori e figli, ci pensano i dati schiaccianti sul numero di occupati appena usciti da un percorso superiore di formazione agricola. Il tasso di occupati a un anno dal diploma, come evidenziato nell'ultimo monitoraggio Indire, è infatti di oltre il 73%, con alcune cifre significative in Abruzzo (94,1% di occupati), in Veneto (88,9%), Lombardia (79,1%) e Puglia (76,5%). Per quanto riguarda i laureati in corsi di studio a indirizzo agricolo all’università, un rapporto AlmaLaurea del 2016 riporta un numero di occupati a 5 anni dalla laurea magistrale pari all’81,8%, fra i primi 10 posti di tutte le facoltà.
  • L’approvazione della legge di orientamento per l’agricoltura 228/2001, vigorosamente avallata da Coldiretti, che dal 2001 ha rivoluzionato il modo di gestire le campagne e aperto nuove strade per un’interpretazione moderna dell’agricoltura, sbloccando alcune possibilità circa la trasformazione dei prodotti e la vendita diretta, l’agricoltura sociale, le fattorie didattiche, gli agriasili e molto altro. Tale rinnovata visione del lavoro agricolo ha consentito ai giovani di avvicinarsi a questo mondo, anche tramite sovvenzioni regionali ed europee, mettendoli nelle condizioni di rendersi indipendenti grazie al proprio lavoro.

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Quanti sono i giovani imprenditori agricoli in Italia? Una rinascita che fa ben sperare

Il risultato di questo processo virtuoso è una proliferazione di imprese agricole sostenute e portate avanti da under 35, che oggi toccano il picco di 55.000. Queste realtà hanno di fatto rivoluzionato il sistema agricolo, introducendo novità importanti e forze fresche. Il 70% delle imprese giovani opera infatti in attività multifunzionali, capaci di integrare più mondi (come quello sociale) e di interpretare in modo innovativo la produzione.

Il fatto rilevante rispetto al passato è che la maggior parte di questi ragazzi viene generalmente da famiglie di origine non agricola, o da altri settori, e il loro ingresso nella comunità agricola è totalmente indipendente e volontario, motivato dalla passione e dalla voglia di scommettere su un settore pieno di potenzialità spesso sottovalutate dai giovani. La loro presenza fa ben sperare per la rinascita, nelle nuove generazioni, di una coscienza critica sul cibo e sull’alimentazione, oltre ad assicurare la salvaguardia della biodiversità e della qualità dei prodotti agricoli. 


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