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Il mercato della bicicletta in Italia a 100 anni dalla nascita di Coppi

18
set
2019

Pochi giorni fa abbiamo festeggiato il centenario della nascita di Fausto Coppi, indiscusso campione di ciclismo che, da sé e in ragione della rivalità con Gino Bartali, ha saputo unire e motivare le masse forse più di quanto oggi non facciano i campioni di calcio più titolati. Tuttavia, quelli di Coppi erano altri tempi, tempi in cui la bicicletta era il mezzo più utilizzato dagli italiani per recarsi al lavoro, per spostarsi da un posto all’altro tanto in campagna quanto in città. E poi venne la stagione d’oro del Giro d’Italia, metafora essenziale dei tempi. Non che oggi il Giro si sia fermato, tutt’altro, soltanto che allora, negli anni Trenta e soprattutto nell’immediato dopoguerra, Giro d’Italia e ciclismo sportivo condensavano in sé valori ancora più solidi di quelli che oggi continuano comunque a testimoniare. La corsa rosa, infatti, aiutò gli italiani a conoscere l’Italia, da Trapani a Trento, stimolando lo sviluppo di un sentimento di appartenenza nazionale che usciva ferito dai disastri bellici degli anni Quaranta. Il Giro d’Italia rappresentava la forza di una nazione che bramava rimettersi in carreggiata e pedalare, anche sul più accidentato sterrato fatto delle macerie post-belliche.

Automobile o bicicletta? Cosa scelgono gli italiani

Se la bicicletta, dunque, è stata per un lungo periodo metafora del nostro Paese, nonché mezzo per eccellenza per gli spostamenti delle persone, oggi che cosa ne è rimasto? È ancora nel cuore degli italiani o la mobilità ha preso definitivamente altre strade?

Partiamo da un dato che non parla di bici: secondo EUROSTAT l’Italia è il secondo Paese europeo, dietro al Lussemburgo, con il maggior numero di automobili in relazione agli abitanti (sono 39 milioni i veicoli su quattro ruote che girano lungo tutto lo Stivale, in aumento di circa il 2% nell’ultimo anno); e, per le automobili, gli italiani spendono circa 155 miliardi di euro tra acquisti, manutenzione e carburante.

Numeri che testimoniano prima di tutto le difficoltà ancora profonde che nel nostro Paese sussistono nell’adattarsi alla necessità ormai inevitabili imposte dall’imperativo della sostenibilità. Perché se da una parte continuiamo ad acquistare e usare automobili (seppure nel 2018 le immatricolazioni risultano in calo del 3,1% rispetto al 2017, e in vigoroso aumento sono le ibride e le elettriche), dall’altra non riusciamo a innamorarci follemente della bicicletta come i nostri nonni e, per quanto non si possa dire che non goda di buona salute, di certo non si può dire che il mercato interno della bici sia esploso.

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Il mercato della bici in Italia

A testimoniarlo sono i dati pubblicati da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo, Motociclo e Accessori) sul mercato della bicicletta in Italia, dati che raccontano una situazione che, seppur positiva, non fa registrare i numeri elevati che l’imperativo della sostenibilità richiederebbe. Sì perché in Italia, nel 2018, sono state vendute circa 1.600.000 biciclette, con una flessione del 5,5% rispetto all’anno precedente. Un numero che nasconde una variabilità anche piuttosto marcata tra i due principali tipi di “prodotto-bici”.

Se, infatti, la bicicletta tradizionale crolla negli acquisti degli italiani (-7,6%  nel 2018 rispetto al 2017), cresce, e di molto, la cosiddetta e-bike, ovvero la bicicletta elettrica a pedalata assistita (+16,8%, per un totale di 173.000 unità vendute). Va comunque detto, per amor d’esattezza, che probabilmente il calo totale delle vendite è dovuto in parte all’esplosione del bike-sharing, che sul territorio italiano è arrivato a contare circa 40.000 unità di biciclette in condivisione, facendo registrare un incremento percentuale davvero elevato, ma che tuttavia in termini assoluti non brilla di certo (basti pensare che la sola città di Barcellona, in Spagna, dispone di circa 7.000 biciclette in sharing).

Tuttavia resta un altro dato: siamo primi in Europa per numero di biciclette prodotte, e questo senza dubbio ci conforta, poiché testimonia dei grandi risultati del sistema manifatturiero e artigiano italiano, della tenuta simbolica e non solo delle nostre capacità creative e della nostra idea di design, nonché della nostra capacità di innovare con materiali all’avanguardia: se infatti diminuiscono le vendite, la produzione resta pressoché invariata (oltre 2.445.000 di unità prodotte). L’export si dimostra pertanto una dimensione di sicuro valore per la bicicletta italiana: le esportazioni di due ruote generano infatti un valore pari a 183 milioni di euro nel 2018, valore trainato, manco a dirlo, dall’e-bike, che da sola ha registrato una crescita nell’export del 300%, per arrivare a un valore complessivo di 42 milioni di euro (poco meno di un quarto del totale).

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