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I voti del diploma in Italia: le disparità regionali e di istituto

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Si sono da poco conclusi gli esami di Maturità per circa mezzo milione di ragazzi italiani. Molti di loro sceglieranno di iscriversi all’Università o magari a un corso di formazione, altri, invece, andranno subito alla ricerca di lavoro. Altri ancora cercheranno di conciliare l’una e l’altra cosa, con un lavoro che dia la possibilità di seguire contemporaneamente un corso universitario per arrivare fino all’agognata laurea. Per tutti, in ogni caso, si aprirà un periodo del tutto nuovo della vita, un periodo che farà da spartiacque tra l’adolescenza e l’età adulta.

Tra le diverse questioni che ogni anno accompagnano gli esami di maturità (“contemporaneità” delle tracce, errori bizzarri delle commissioni e dei diplomandi, difficoltà delle prove, retribuzione dei docenti commissari etc.), c’è come al solito anche quella che riguarda i voti di esame. Sì, perché in Italia c’è una sensibile disparità nelle votazioni conseguite dai diplomati a livello regionale. È proprio di questo che vogliamo parlare in questo post, tramite recenti dati elaborati dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che fotografano la situazione aggiornandola all’anno scolastico 2016/2017. Vediamo quindi i principali risultati emersi dal focus intitolato Esiti degli esami di stato nella scuola secondaria di II grado - a.s. 2016/2017.

I voti ottenuti dai diplomati all’esame di maturità

Prima di passare ai dati regionali, analizziamo brevemente quanto accaduto su tutto il territorio nazionale. Sul totale degli studenti scrutinati all’ultimo anno della scuola secondaria di II grado, nel 2016/2017 è stato ammesso all’esame il 96,1% (98,6% nei Licei; 95,8% negli Istituti tecnici; 93,9% negli Istituti professionali). Di questi, ha passato l’esame il 99,5% (99,7% nei Licei, 99,3% negli Istituti tecnici e professionali), dato che conferma quello dell’anno precedente.

Tra tutti i diplomati, soltanto il 6,5% a livello nazionale è riuscito a conseguire la massima votazione (100 o 100 e lode). La quota di coloro che invece hanno conseguito la minima votazione è pari al 8,5% del totale. In genere, la maggioranza assoluta dei diplomati si attesta su votazioni medio-basse, se è vero che il 57,6% ha ottenuto un voto compreso tra 61 e 80 (29% nella fascia 61-70 e 28,6% nella fascia 71-80).

Andando a guardare i dati per tipo di Istituto, ci rendiamo conto che è nei Licei che si concentra la quota maggiore dei voti in fascia alta. Qui, infatti, il 9,5% degli diplomati ha conseguito il massimo dei voti (100 o 100 e lode), valore che scende quando prendiamo in considerazione gli Istituti tecnici (4,2%) e gli Istituti professionali (2,1%). La votazione minima è stata invece conseguita dal 5,6% dei liceali, dall’11,2% dei diplomati tecnici e dall’11,6% di quelli professionali.

Le disparità regionali nei voti di maturità

Ma cosa succede de andiamo a guardare la situazione a livello regionale? Esiste una disparità tra i vari contesti? Possiamo rispondere senza dubbio in maniera affermativa: sì, in Italia esiste una sensibile disparità nelle votazioni degli esami di maturità a livello regionale.

Innanzitutto c’è da dire che la percentuale di ammessi agli esami di Stato sugli scrutinati varia dal 92,4% della Sardegna al 97,6% della Campania. In tutte le Regioni, inoltre, si supera quota 99% per quel che riguarda i diplomati tra coloro che sono stati ammessi all’esame di Stato. Se le differenze nella percentuale di ammessi agli esami risultano piuttosto evidenti nei dati di Sardegna e Campania sopra riportati, saltano ancora più all’occhio le differenze in termini di voti conseguiti. Il divario, in questo senso è piuttosto ampio.

Si prendano per esempio i diplomati che hanno conseguito il massimo dei voti (100 e 100 e lode). In Regioni come la Calabria, le Marche, l’Umbria, la Puglia e rappresentano una percentuale piuttosto elevata, rispettivamente del 10%, 9,7%, 9,6% e 9,6%. Altre Regioni, invece, presentano percentuali estremamente più basse, come per esempio la Lombardia (3,7%) e la Valle d’Aosta, in cui meno di 2 studenti su 100 (l’1,9%) hanno avuto il massimo dei voti.

E sul versante delle votazioni minime? Esiste la stessa disparità oppure c’è maggiore omogeneità tra le nostre Regioni? Secondo i dati raccolti dal MIUR, anche in questo caso c’è grande disparità. A fronte di quanto avviene in Regioni come Calabria e Trentino-Altro Adige (limitatamente alla provincia di Trento), in cui nel 2016/2017 hanno conseguito il voto più basso (60) il 5,9% e il 5,6% dei diplomati, in altre Regioni la percentuale sale, superando addirittura il 10% in Campania (10,1%) e Lazio (10,7%).

Insomma, sembra che ogni Regione faccia storia a sé. Che poi ciò dipenda dalla preparazione degli studenti o dalla severità dei docenti o ancora dall’efficienza territoriale del sistema scolastico è una questione che andrebbe ulteriormente dibattuta.

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