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I giovani diplomati sono soddisfatti del proprio lavoro. Anche della retribuzione?

08
feb
2019

Solo qualche giorno fa abbiamo dedicato un approfondimento sulle scelte dei diplomati dopo il conseguimento del titolo. Quali sono le condizioni di ingresso nel mercato del lavoro per coloro che, al bivio tra “Università” e  “Lavoro”, hanno deciso di mettersi subito alla ricerca di un’occupazione? E quanti giovani sono soddisfatti del lavoro svolto? Per rispondere a queste domande, riprendiamo i dati pubblicati da AlmaDiploma nel rapporto annuale sulla Condizione occupazionale e formativa dei diplomati di scuola secondaria di secondo grado.

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Tipologie contrattuali e retribuzioni

Uno dei primi aspetti su cui soffermarci è la tipologia di contratto. I diplomati del 2017 che dopo 1 anno dal conseguimento del titolo di studio hanno messo piede nel mondo del lavoro sperimentano diverse forme contrattuali. Le più diffuse sono quelle “non standard”, che si riferiscono a contratti di lavoro diversi da quello a tempo indeterminato. Parliamo di collaborazioni, contratti di lavoro a tempo determinato, contratti di somministrazione lavoro, etc.

Su 100 diplomati, 44 giovani entrano nel mondo del lavoro con una di queste tipologie contrattuali, tra le quali, la più diffusa, è il contratto a tempo determinato, che interessa il 31,3% degli occupati. Negli altri casi:

  • il 26% dei giovani è assunto con contratti formativi;
  • il 12,9% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato;
  • il 3,4% lavora invece in maniera autonoma.

Tra gli intervistati coinvolti nell’indagine di AlmaDiploma c’è anche una piccola quota di neo-diplomati (8,1%) che ha dichiarato di lavorare senza una regolare contratto di lavoro. Percentuale inferiore rispetto al dato emerso dall’indagine dello scorso anno (14%), ma pur sempre significativamente negativo.

Cosa accade dopo 3 anni dal diploma? I contratti non standard restano la tipologia di lavoro più diffusa (29,5% dei diplomati), ma cresce la percentuale di giovani che ottiene un contratto a tempo indeterminato (27,8%). Il settore privato assorbe l’ampia maggioranza dei diplomati, con punte nel settore dei servizi (73,4% dei diplomati), mentre è più contenuto il peso dell’industria (20,7% dei diplomati). Sono pochi, invece, i giovani occupati nel campo dell’agricoltura (2,5%), un dato tuttavia che potrebbe crescere in ragione del rinnovato appeal che il mondo agricolo ha sulle giovani generazioni, con l’emergere di profili professionali che stanno contribuendo a rilanciare l’interesse dei più giovani verso questo settore.

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Meno diffuse sono invece le attività lavorative nel settore pubblico, dove ha trovato occupazione (a 1 anno dal diploma) il 7,9% dei neo-diplomati.

Ma veniamo agli aspetti economici: lo stipendio medio di un diplomato che lavora a tempo pieno (senza cioè lavorare e studiare contemporaneamente) è pari a 1.114 euro netti al mese. Dopo 1 anno dal diploma.

Il dato cresce di poco più di 100 euro, toccando 1.216 euro al mese, a distanza di 3 anni dal conseguimento del titolo. Un base economica non trascurabile, ma che nella valutazione complessiva rispetto all’esperienza di lavoro e alla scelta fatta si completa con un aspetto immateriale molto importante: la soddisfazione per il lavoro svolto.  

Il lavoro svolto soddisfa i neo-diplomati

Su una scala che va da 0 a 10, il livello di soddisfazione medio dichiarato dai neo-diplomati è piuttosto alto: 7 punti. Un dato che ha due risvolti. Il primo, complessivamente positivo, conferma per gran parte degli studenti la bontà della scelta fatta – vale a dire quella di affacciarsi sul mercato del lavoro provando sin da subito a capitalizzare sul piano professionale quanto appreso nel proprio percorso di studi. Il secondo è decisamente legato al quanto appena sottolineato: l’intenzione di agganciare il proprio bagaglio formativo in maniera coerente al lavoro svolto.

Su questo secondo punto, i dati che emergono dal Rapporto AlmaDiploma sono meno “entusiasmanti”, se consideriamo da vicino il problema del mismatch tra formazione e lavoro. Già, perché a 1 anno dal termine degli studi, solamente 17,8% degli occupati dichiara di svolgere un lavoro dove le competenze acquisite durante il percorso di studi risultano essere molto utili. Il 40,9% dei neo-diplomati che ha trovato lavoro ritiene invece di non sfruttare per nulla le conoscenze apprese, una percentuale su cui hanno un peso specifico soprattutto i diplomati liceali.

 

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