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Formazione terziaria: l'occupazione dopo Università, ITS e AFAM

02
ott
2019

Quali sono le competenze che aiutano a trovare lavoro? Quali i profili professionali ricercati dal mondo delle imprese? Quali i percorsi mirati alla formazione di profili in grado di trovare un’occupazione in breve tempo? Domande che tutti, specialmente i giovani in uscita da un percorso di studi superiore, si pongono guardando al proprio futuro. E se, in linea generale, non è possibile individuare dei percorsi formativi che siano sempre e comunque in grado di portare a un facile ingresso nel mondo del lavoro, di sicuro esistono delle indicazioni, dal punto di vista statistico, da seguire o quantomeno da valutare. Delle indicazioni in gradi di dirci, allo stato attuale, quali sono i livelli occupazionali garantiti dai diversi percorsi di formazione. Vediamo allora insieme, brevemente, i principali dati sulle risultanti occupazionali della formazione terziaria.

La formazione terziaria e il mercato del lavoro

Un giovane con un diploma, una volta conseguito il suo titolo di studi secondario, può continuare la propria formazione scegliendo tra le varie possibilità contemplate nel sistema italiano della formazione terziaria. Rientrano in questa categoria 3 tipi di istituti:

  • le Università;
  • gli Istituti Tecnici Superiori (ITS);
  • i percorsi di Alta Formazione Coreutica, Artistica e Musicale (AFAM).

Vediamo cosa avviene caso per caso, partendo proprio dal primo dei 3 percorsi.

Università e livelli occupazionali dei laureati

Nel caso dell’Università, data l’enorme variabilità dei possibili percorsi di formazione, si assiste a livelli occupazionali ben diversi in base alla disciplina prescelta. Posto che nella fascia d’età 20-64 anni il tasso di occupazione è pari in Italia al 78,7% tra chi ha una laurea (del 65,5% tra chi ha un diploma), possiamo raggiungere un maggior grado di dettaglio in termini di differenze tra discipline facendo riferimento alle più recenti rilevazioni AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani. Queste, infatti, ci raccontano che, a 5 anni dal conseguimento del titolo di laurea triennale, lavora l’88,6% dei laureati, con un margine di variabilità che va dal 76,2% del settore disciplinare letterario al 95,2% di quello scientifico. Se poi andiamo a guardare quanto avviene tra i laureati magistrali, a 5 anni dal titolo lavora l’85,6% del totale, con un margine di variabilità che va dal 93,2% del settore disciplinare ingegneristico al 75,2% di quello giuridico.

Gli Istituti Tecnici Superiori: formazione per il lavoro

Nel caso degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), invece, parliamo propriamente di formazione terziaria professionalizzante. Gli Istituti Tecnici Superiori, infatti, sono stati pensati esattamente per rispondere alle esigenze del mondo del lavoro e del sistema economico e produttivo del Paese, e per formare quindi profili che siano in grado di entrare senza difficoltà, e da occupati, nel mondo delle professioni, potendo peraltro esibire livelli d’istruzione di pari livello rispetto ai colleghi usciti dall’Università. Secondo un monitoraggio del 2018 effettuato dal MIUR sugli ITS, in tal senso, possiamo sostenere che l’82,5% di coloro che conseguono il titolo di studi presso uno dei 93 Istituti Tecnici Superiori d’Italia trova lavora già entro i successivi 365 giorni, dati senza dubbio incoraggianti che tuttavia si scontrano con un’infelice evidenza, dato che sono ancora pochissimi coloro che, nel nostro Paese, scelgono un simile percorso di studi: nel 2018 erano infatti poco meno di 11.000 gli studenti degli ITS in Italia, a fronte dei 760.000 iscritti presso gli omologhi percorsi di formazione in Germania e dei 530.000 della Francia.

Gli Istituti AFAM e l’occupazione

Discorso decisamente diverso, invece, per quel che riguarda la terza anima della formazione terziaria, ovvero il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Coreutica e Musicale (AFAM). In questo caso, infatti, i livelli occupazionali non sono tra i più invidiabili. Infatti, secondo la prima indagine AlmaLaurea sugli esiti occupazionali degli Istituti AFAM, condotta nel 2016, a 2 e 3 anni dal conseguimento del titolo soltanto il 53% dei diplomati risulta occupato, e, tra coloro che fanno parte di questo 53%, più di 1 su 3 si è dichiarato alla ricerca di una nuova occupazione.

 

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