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Le principali figure retoriche: similitudine, metafora, metonimia, allegoria, ossimoro, sineddoche, antonomasia, iperbole

02
gen
2021

La nostra lingua è estremamente complessa e ricca di potenzialità: quando ci esprimiamo siamo di fronte ad una serie innumerevole di alternative che possono caratterizzare un concetto orientandolo in una direzione specifica e ben determinata. Oltre al significato intrinseco al messaggio, esistono tantissimi artifici retorici che connotano ciò che vogliamo dire e conferiscono alla lingua scritta una sua identità. Pensiamo per esempio alle figure retoriche; erroneamente si potrebbe credere che queste forme di espressione riguardino solo i testi letterari o poetici ma non è affatto così. Ogni giorno utilizziamo gruppi di parole o immagini evocative che celano proprio figure retoriche entrate nell’uso comune.

Le principali figure retoriche

Vediamo in questo articolo le principali figure retoriche, tentando di mettere a fuoco il loro uso e la modalità corretta di applicazione. Attraverso degli esempi, infatti, sarà facile capire come inserirle in modo naturale all’interno di un discorso, di un testo scritto, di una relazione, di una tesi.

La similitudine

La similitudine è sicuramente una delle figure retoriche più comuni e più facili da individuare. Che cos’è una similitudine? È un processo retorico che mira a chiarire un concetto mettendolo in relazione con un altro attraverso un parallelismo. Capire quando siamo di fronte a una similitudine è semplice, poiché utilizza sempre questi nessi: come, così ... come, tale ... quale, come ... tale, ecc.

  • ESEMPIO: Lo hanno cacciato come un cane.

La metafora

Si tratta sicuramente di una delle figure retoriche più comuni, ma non tutti sanno concretamente come riconoscerla. Che cos’è una metafora? Come individuarla? Il dizionario la definisce come una similitudine sottintesa, un rapporto analogico, per cui vocaboli o locuzioni sono usati per esprimere concetti diverso da quelli che normalmente esprimono. Per tenere a mente questo concetto, può essere utile che la metafora si presenta come una similitudine senza il termine di paragone. Ma facciamo un esempio:

  • ESEMPIO: Mi fermai ad osservare l’ondeggiare delle spighe.

L’iperbole

Se ci soffermiamo a riflettere, possiamo renderci conto che l’iperbole è una figura retorica che utilizziamo molto di frequente anche nel linguaggio parlato. Ma che cos’è un’iperbole? In cosa consiste? Consiste nell’esagerare per eccesso o per difetto un concetto. Ecco alcuni esempi:

  • ESEMPIO: Non hai ancora capito? Te l’ho ripetuto mille volte.
  • ESEMPIO: Berrei volentieri un goccio di vino.

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La metonimia

Il termine metonimia deriva dal greco e significa propriamente “scambio di nome”. Che cos’è, quindi, una metonimia? È un procedimento linguistico per cui il significato si trasferisce da una parola all’altra in base a una relazione di contiguità di vario genere (per esempio: il contenuto con il contenitore). Vediamo alcuni esempi:

  • ESEMPIO: Avrei bisogno di bere un bicchiere.
  • ESEMPIO: Fino all’ultimo ha tenuto fede alla propria bandiera.

L’allegoria

L’allegoria è una figura retorica che comprende ambiti diversi. Si usa quando si affida ad alcuni termini un senso allusivo diverso da quello che è il contenuto logico delle parole. Celebrata all’ennesima potenza nel poema dantesco, l’allegoria è entrata a far parte del linguaggio orale o scritto della nostra lingua in modo preponderante. Al contrario della metafora, che consiste in una sola parola, l’allegoria è utilizzata all’interno dell’espressione di un concetto. Ecco un esempio.

  • ESEMPIO: Tutta la Divina Commedia è l’allegoria del processo di purificazione di Dante, dallo smarrimento nella selva oscura fino alla redenzione morale e al ritrovamento della fede testimoniata dall’ascesa al Paradiso.

L’antonomasia

Anche questo termine viene dal greco. Che cos’è l’antonomasia? Come si evince dall’etimologia del termine, per antonomasia si intende il chiamare con nome diverso una persona o una cosa, utilizzando una locuzione che ne indichi una qualità caratteristica, o con l’appellativo derivato dal luogo di nascita.

  • ESEMPIO: Il Poeta ha edificato le fondamenta dell’attuale lingua italiana. (Dove per il Poeta si intende Dante).
  • ESEMPIO: Il suo allenatore era convinto che quel ragazzo fosse un Ercole.

La sineddoche

Per sineddoche si intende una figura retorica che comprende più cose insieme (dal significato letterale del termine greco). Si concretizza nel trasferimento di significato da una parola a un’altra in base a una relazione di contiguità intesa come maggiore o minore estensione usando per esempio il nome della parte per quello del tutto o viceversa.

  • ESEMPIO: Da lontano si vedono le vele nemiche!
  • ESEMPIO: Questo avvenimento è inconcepibile per noi comuni mortali.

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L’ossimoro

Una tra le più comuni figure retoriche è sicuramente l’ossimoro. Ma che cos’è l’ossimoro? È un procedimento attraverso il quale vengono accostati termini diversi appartenenti a sfere di significato opposte e contrastanti. Alcune espressioni sono entrate a far parte del linguaggio comune, anche parlato. Diamo un’occhiata a questi esempi:

  • ESEMPIO: Il tuo silenzio è stato eloquente.
  • ESEMPIO: Fece tutto con lucida pazzia.

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