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Cresce ancora l'economia del mare. Ecco i numeri della blue economy in Italia

13
nov
2018

Il VII rapporto sull’economia del mare ci porta, anche nell'edizione 2018, alla scoperta di un settore, ampio e variegato al suo interno, con tanti e interessanti sbocchi professionali per le giovani generazioni. Non è la prima volta che WeCanJob vi parla delle potenzialità della cosiddetta “Blue economy”. Cosa c’è dentro? Energia blu, acquacoltura, turismo marittimo, costiero e di crociera, biotecnologia blu, solo per riprendere alcuni ambiti di attività in forte crescita e che continuato a destare l’interesse dei più giovani. In questo articolo presenteremo brevemente il settore nel suo complesso e ci soffermeremo sulle opportunità lavoro che l’economia blu offre ai giovani, sempre più incuriositi dagli spazi professionali che si aprono in questo campo, soprattutto sul fronte della creazione di impresa.

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I numeri del settore dell'economia del mare

Sono quasi 200.000 le imprese dell’economia blu, distribuite all’interno di vari settori di attività che animano l’intero indotto dell’economia del mare. Nel recente rapporto sull'economia del mare realizzato da Si.Camera i settori costitutivi del comparto presi in considerazione sono i seguenti:

  • Filiera ittica
  • Industria delle estrazioni marine
  • Filiera della cantieristica
  • Movimentazione di merci e passeggeri
  • Servizi di alloggio e ristorazione
  • Ricerca regolamentazione e tutela ambientale
  • Attività sportive e ricreative

Si tratta di settori “solidi”, che nel corso degli ultimi 5 anni hanno visto crescere il numero di imprese attive: il 10,5% in più per essere precisi. Parliamo di 18.455 nuove imprese, che vanno a rafforzare soprattutto il segmento di aziende operanti nell’ambito dei servizi di alloggio e ristorazione (43,6% sul totale delle imprese della Blue economy), sostenute dall’onda lunga di quanto di buono si registra in Italia sul fronte turistico.

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Concentrate prevalentemente nel Centro e nel Mezzogiorno, dove rappresentano rispettivamente il 4,3% e il 4,2% delle imprese che muovono l’economia dell’area, un aspetto molto interessante che emerge dal rapporto riguarda il numero di aziende guidate da under 35: alla fine del 2017 circa il 10% delle imprese della blue economy (19.000 in valore assoluto) sono nate da un’iniziativa intrapresa da giovani, che hanno guardato con particolare interesse ai seguenti ambiti di attività:

  • Servizi di alloggio e ristorazione (9.827 imprese)
  • Filiera ittica (3.633 imprese)
  • Attività sportive e ricreative (2.846 imprese)

Senza dimenticare il contributo dato dalle donne e dalle imprese di stranieri. Partiamo della imprese rosa. Già, perché le imprese create da donne che popolano l’economia del mare sono 41.028. Anche se l’incidenza delle imprese femminili (sul totale di imprese del settore) è complessivamente diminuita dal 2011 (23,2%) al 2017 (21,1%) – sostanzialmente perché è aumentato molto più in fretta il numero di imprese costituite da uomini – le donne che scelgono di intraprendere un’attività di impresa per sfruttare le opportunità del settore non sono certo poche. In termini assoluti possiamo contare 121 imprese in più rispetto al 2011, non tantissime, ma pur sempre in crescita, con una concentrazione che riflette gli ambiti di attività appena menzionati. Quindi: attenzione alle attività di alloggio e ristorazione, allo sport e alla ricreazione.

Le imprese costituite da stranieri sono, invece, 12.084. In numero inferiore rispetto alle imprese a conduzione femminile, ma in crescita molto più rapida. Tali imprese sono concentrate nell’erogazione di servizi di alloggio e ristorazione (6.673 imprese), nella cantieristica (1.946 imprese) e nelle attività sportive e ricreative (1.539 unità).

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I risvolti occupazionali della blue economy

Sul piano delle opportunità di lavoro, la blue economy nel complesso offre lavoro a 880.000 addetti, il 3,5% degli occupati del Paese, con un valore aggiunto che in termini economici si traduce in oltre 45 miliardi di euro. Un bacino professionale in cui rientrano non solo le attività più “tradizionali”. Molte sono le figure professionali che costruiscono il proprio profilo su competenze tecnico-scientifiche di elevato profilo. Basti pensare all’evoluzione che sul piano tecnologico hanno attraversato negli ultimi anni i settori produttivi legati, ad esempio, alla cantieristica o alle estrazioni marine. Qui, chi possiede competenze di tipo ingegneristico meccanico e navale può trovare ampi spazi lavoro e - perché no - provare anche a lanciarsi in stimolanti percorsi di carriera. Possibilità che riguardano non solo i laureati.

Abbiamo visto quanto l’intero settore della blue economy sia trainato da attività legate all’erogazione di servizi alberghieri e ristorativi. Chi meglio di diplomati (e laureati) specializzati in indirizzi di studio relativi al turismo e al marketing territoriale può dunque approfittare di queste opportunità? Sia sul fronte dell’auto-impresa che esplorando possibilità di ingresso nel settore come dipendenti di realtà aziendali, le competenze da spendere possono essere, dunque, tante. Se a queste aggiungiamo la capacità di promuove e gestire un servizio sfruttando conoscenze nel campo digitale o in ambito linguistico, allora le “rotte” che di portano all’interno dell’economia del mare possono essere davvero numerose. E soprattutto molto, molto concrete!

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