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L'economia del Design in Italia: è ancora crescita

07
giu
2019

Il Design si conferma come un asse portante per la nostra economia nonché come un’interessante canale di ingresso nel mercato del lavoro per tanti giovani che si avvicinano all’ampio mondo del Made in Italy. È questa una delle tante note positive messe in evidenza nell’ultima edizione del rapporto Design economy, presentato dalla Fondazione Symbola, in collaborazione con Deloitte, alla Triennale di Milano.

Economia del Design in Italia: crescono aziende e occupati

L’Italia resta leader nel campo del Design: nel 2018 sono cresciuti nel settore sia il numero delle imprese (circa 31mila, +5,6% rispetto al 2017) che degli occupati (oltre 50mila lavoratori, +1,9%). Si tratta di un tessuto produttivo composto da tante piccole e piccolissime imprese, forse ancora un po' troppo frammentato ma che testimonia quanto la cultura del Design sia diffusa e centrale anche nei processi di innovazione delle imprese. Ebbene, in questo fertilissimo campo di attività, dove innovazione, progettazione, creativitàestetica e tecnologia sono solo alcuni degli aspetti salienti che ne caratterizzano lo sviluppo e la crescita, trovano spazio tantissimi giovani Designer “fuoriusciti” da Università, Accademie, Scuole di specializzazione.

L’offerta formativa per aspiranti Designer

In questo scenario, ben dettagliato nel rapporto di ricerca, si moltiplicano i soggetti che offrono formazione nel campo del Design, con differenze e specificità didattiche che variano a seconda dell’istituzione formativa considerata.

Entriamo nel merito. Escludendo gli istituti di natura privata che offrono formazione post-diploma e post-laurea e che non rientrano nel circuito dei corsi ufficiali riconosciuti dal MIUR, possiamo annoverare tra gli istituti pubblici e privati che formano i professionisti del Design le Università e il sistema dell’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica (AFAM). Percorsi differenti e con orientamenti didattici, come si diceva, peculiari, attenti alle tradizioni dell’artigianato artistico e all’ambito della comunicazione, come nel caso delle Accademie di Belle Arti, oppure attenti alla formazione di professionisti in grado di applicare le proprie competenze al sistema della produzione artistica industriale, come nel caso Istituti Superiori per le Industrie Artistiche (ISIA).

In particolare, sono 59 gli istituti (per 210 diversi corsi di studio) che nel 2017 hanno rilasciato titoli di studio in discipline del Design:     

  • 17 Università; 
  • 13 Accademie delle Belle Arti;
  • 14 Accademie Legalmente Riconosciute; 
  • 10 Istituti autorizzati a rilasciare titoli AFAM;
  • 5 ISIA.

Studiare Design: le Regioni più “attrezzate”

Un’offerta formativa non affatto trascurabile, che solo nel 2017 ha consentito a 7.453 giovani di acquisire il titolo di Designer (+8% rispetto al 2016), conseguito nel 54,1% dei casi presso istituti del circuito AFAM e nel 45,9% frequentando un corso di studi universitario.

Ma dove studiano prevalentemente i giovani Designers? Lazio, Lombardia, Piemonte e Toscana sono le Regioni più attive nella formazione di Designer. La  Lombardia detiene il primato per numero di laureati/diplomati (43%) in discipline del Design, seguita dal Piemonte (9,7%) e dal Lazio (9,3%). Non “sfigurano” le performance di Campania (6,2%), Veneto (5,7%) e Sicilia (4,9%), che occupano dalla V alla VII posizione nella classifica regionale per numero di diplomati e laureati in design.

Toscana, Marche ed Emilia Romagna, nonostante il numero di laureati/diplomati sia piuttosto contenuto (13% del totale) rispetto a un offerta formativa superiore per numero di istituti alla media nazionale, restano comunque Regioni dove si conserva una forte tradizione del Made in Italy e dove operano alcune delle scuole di progettazione più apprezzate in Europa.

Ma cosa si studia, in particolare, per diventare Designers? Sul fronte delle aree di studio è possibile individuare un zoccolo duro di discipline. Su tutte la tradizionale area Product, in cui si specializza circa il 43% dei futuri Designer. Ma continuano a essere molto gettonate, a conferma del trend registrato negli ultimi anni, l’area Communication (25,4%) e quella Fashion (17,9%). In quarta posizione si afferma l’area Space (12%) e ben più distanti troviamo l’area emergente del Web & Interaction (1,1%) e l’area Service & Strategic (0,6%). Numeri – per queste ultime 2 aree –  che possono sembrare eccessivamente contenuti, ma che invece, come si legge nel rapporto, appaiono in forte crescita rispetto agli anni precedenti. E l’introduzione nei piani di studio di alcuni insegnamenti legati all’ambito delle tecnologie informatiche e dei linguaggi multimediali, unita alla crescente richiesta di conoscenze e competenze innovative e trasversali legate in particolar modo all’user experience, confermano la bontà di questo dato.

 

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