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Economia Circolare: prospettive occupazionali e fabbisogni professionali

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Vi siete mai chiesti cos’è l’economia circolare? Negli ultimi tempi se ne parla spesso. Ecco allora alcuni concetti chiave per descrivere in breve di cosa si tratta: riutilizzo dei materiali in tutte le fasi del ciclo produttivo, riduzione degli sprechi, promozione della sostenibilità ambientale e risparmio energetico. Una semplificazione per concetti dietro cui cresce un sistema che da anni propone un modello economico incentrato sulla capacità delle organizzazioni produttive di ridurre scarti, inefficienze energetiche, impatti negativi sul piano ambientale e sociale, in tutte le fasi del ciclo produttivo: dalla progettazione fino al consumo. Solo teoria? Risposta secca: no! Perché sono molte le esperienze che vanno in questa direzione, con risvolti occupazionali interessanti che richiedono competenze al passo con le evoluzioni tecnologiche e che intercettano anche le innovazioni della cosiddetta Industria 4.0.

Cos’è l’economia circolare? Anche una nuova strada per innovare e competere

Considerazione che prende spunto da quanto emerso in una recente indagine condotta da Legambiente e dall’Università di Padova, presentata alla fine di giugno in occasione dell’Ecoforum 2018.

Su una platea di 50 imprese, le prime analizzate all’interno di un gruppo di 231 aziende manifatturiere che praticano l’economia circolare, l’indagine mostra l’efficacia dei modelli di gestione adottati da imprese che sono state in grado di ripensare le proprie strategie e il proprio modo di innovare e di competere, attraverso una gestione più efficiente delle risorse, ma anche una maggiore attenzione verso il mercato secondo nuovi modelli di business. Su cosa hanno puntato?

Spinte da motivazioni di natura etica e di responsabilità sociale di impresa (89,6%) o legate all’opportunità di aumentare il valore del prodotto offerto (81,2% dei casi), il modello di business adottato dalle aziende si basa soprattutto su:

  • recupero delle risorse (61,2% dei casi)
  • fornitura di input di natura circolare (31,6% dei casi)

Con importanti investimenti in attività di marketing e commerciali (61,7%) e nelle attività di ricerca e sviluppo, grazie a forme di collaborazione attivate con centri di ricerca e Università, e rinnovo del proprio portafoglio prodotti (47,9%).

Si tratta di un percorso, quello dell’​economia circolare, che presenta ancora diversi ostacoli, identificati dalle aziende coinvolte nell’indagine soprattutto nei seguenti aspetti:

  • legislazione inadeguata o contraddittoria
  • vincoli connessi al prezzo dei prodotti "circolari" realizzati, che non sempre il mercato è disposto a pagare

Nonostante le difficoltà, le imprese che adottano modelli di business basati sull’economia circolare continuano a investire. Il 25% delle imprese ha scommesso, per esempio, su una o più tecnologie legate agli sviluppi dell’Industria 4.0, prevalentemente per motivazioni di mercato (miglior servizio al cliente), con un miglioramento delle soluzioni connesse a big data e cloud. E con risvolti occupazionali niente affatto trascurabili.

Occupazione e professioni nell’economia circolare

Perché se da un lato un ruolo importante nello sviluppo di forme di economica circolare è legato anche all’utilizzo delle tecnologie che caratterizzano l’Impresa 4.0, dall’altro risconti positivi emergono sul versante occupazionale. Il 52% delle imprese raggiunte nel corso della ricerca ha dichiarato infatti di aver avuto l’esigenza di ampliare il proprio organico: nuove leve da introdurre per far fronte all’adozione di processi in grado di ridurre l’impatto ambientale della produzione, di efficientamento energetico e riutilizzo degli scarti prodotti. Con una ricaduta rilevante soprattutto per profili tecnico-specialistici e con l’avvio di percorsi di formazione volti ad aggiornare le competenze delle risorse interne.

Un tema, quello del life long learning, che assume un peso specifico maggiore nei contesti di lavoro caratterizzati da una forte accelerazione sul piano dell’innovazione e dello sviluppo di nuovi assetti organizzativi e gestionali, e con un marcata tendenza alla ricerca di digital skills. Con un impatto ancor più rilevante se consideriamo che molti lavoratori temono che le proprie competenze siano ormai superate o che lo stiano per diventare. Almeno stando ai risultati di una ricerca che Capgemini ha condotto in collaborazione con Linkedin sui fabbisogni di competenze digitali.

E sono tante le fonti che ritengono che la circular economy offrirà moltissime opportunità di lavoro nei prossimi anni. Quali i profili professionali più richiesti verso cui orientare le proprie scelte formative e professionali? Su tutti i professionisti in grado di immaginare e realizzare processi di innovazione che consentano una completa transizione dei modelli di business “tradizionali”, “lineari”, a forme di economia circolare.

I design thinker guidano questo questo processo: professionisti con spiccate capacità di networking, in grado di connettere realtà private, pubbliche e formative per attivare sinergie virtuose nell’ottica della sostenibilità e del riuso. Ma crescerà anche il fabbisogno di profili legati a processi produttivi tradizionali come i designer di prodotto, gli ingegneri gestionali, gli architetti, purché "declinino" competenze e knowhow secondo i principi dell'economia circolare. Senza dimenticare la centralità delle già citate competenze digitali e delle figure professionali specializzate nella conoscenza e nello sviluppo di nuovi materiali, sempre più "responsive" alle pratiche dell’economia circolare.

 

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