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Donne e lavoro femminile in Italia: basse retribuzioni, part-time e soffitto di cristallo

14
mag
2020

In un momento storico in cui sentiamo di donne cha lavorano nella Stazione Spaziale Internazionale o che si occupano di organizzazioni politiche internazionali, sembrerebbe oramai superato il concetto di gender gap (cioè divario di genere) quando parliamo del lavoro al femminile. In realtà il cammino per rendere il lavoro delle donne al pari di quello degli uomini è ancora molto lungo e irto di insidie e problemi e, anzi, negli ultimi anni sembra proprio che non siano stati compiuti grandi passi in favore di una parità di genere. Ancora più drammatica la situazione se osserviamo il binomio donne e lavoro in Italia: nel nostro Paese la situazione è indietro rispetto a molti altri Paesi del mondo.

Donne e lavoro: in Italia il lavoro femminile è ancora penalizzato

Il divario di genere sembra interessare principalmente il mondo del lavoro; quando parliamo di istruzione, infatti, i dati ci restituiscono un quadro pressoché omogeneo tra i titoli di studio conseguiti dalle donne e quelli invece raggiunti dagli uomini. Addirittura, soffermandosi sull’istruzione terziaria, in Europa sono più donne che uomini ad aver ottenuto il titolo (35 contro 30%).

Una sostanziale differenza in ambito formativo riguarda, invece, la tipologia di studi compiuti: come abbiamo già visto nel nostro articolo, solo il 17% degli studenti che hanno scelto di specializzarsi in ambito scientifico è donna. Un dato certamente sconfortante.

I veri problemi iniziano a farsi avvertire quando si entra nel mondo del lavoro. Un primo dato da osservare è che il tasso di disoccupazione è più alto per le donne che per gli uomini: 7,1% a fronte di un 6,6%.

All’interno di una realtà lavorativa, poi, gli uomini occupano posizioni generalmente più elevate di quelle delle donne. In Europa i manager donna sono solo il 34% del totale, e se in nessuno Stato la quota supera il 50%, ci sono nazioni in cui tale valore è drammaticamente basso: come l’Italia, in cui solo il 27% delle donne ricopre ruoli di spicco all’interno delle gerarchie aziendali.

Stesso scenario se si osserva la partecipazione delle donne in politica. In media, le donne nono solo detengono appena il 32% dei seggi nei parlamenti nazionali dei Paesi europei, ma sono anche nettamente sotto rappresentate rispetto ai colleghi uomini nel ruolo di Primo Ministro: nel 2019 ci sono state solo 4 donne capo di governo nel Vecchio Continente. L’Italia si allinea su questo standard, con il suo 32% di donne impegnate nei seggi parlamentari e mai nessuna donna a capo del Governo dall’inizio della Repubblica.

Donne e lavoro: tra part-time e inattività

La relazione donne e lavoro in Italia trascina da molti anni, purtroppo, una mancata evoluzione (se non, a tratti, involuzione) verso condizioni di inattività e continua disparità. Come avevamo già trattato in un nostro precedente articolo, il discrimen vero tra l’impiego di una donna rispetto a quello di un uomo è la scelta di mettere al mondo dei figli. Infatti, se le donne senza figli lavorano per il 67% (75% per gli uomini), le donne lavoratrici con 3 o più figli diminuiscono al 58% e gli uomini salgono al 85%.

Osservando poi la scelta di dedicarsi alla cura dei figli, il dato medio europeo vede una donna su tre (33%) rimasta a casa per almeno 6 mesi per la cura dei piccoli di famiglia, contro poco più del 4% dei papà: in Italia questa forbice interessa il 21% delle mamme contro l’appena 1% dei papà.

Un aspetto importante della conciliazione fra gli impegni di lavoro e la famiglia riguarda, infine il lavoro part-time: nell'UE il 31% delle donne occupate lavora part-time, contro solo il 9% degli uomini.

LEGGI ANCHE: Il divario tra Nord e Sud d'Italia nelle posizioni manageriali

Donne e lavoro: gender pay gap e soffitto di cristallo

Le note più dolenti circa il gender gap riguardano, purtroppo, il reddito e il peso economico delle donne rispetto agli uomini nel mondo del lavoro. In media, una donna europea guadagna il 16% in meno di un suo collega uomo di pari livello (confrontando la retribuzione lorda oraria), il 23% se si osservano le posizioni gerarchiche più elevate come quelle in ambito manageriale.

Se in Italia tale divario sembra attestarsi su un 5%, quindi al di sotto del valore europeo, è interessante vedere quali possono essere gli impedimenti al raggiungimento della parità di genere:

  • caratteristiche individuali delle donne, cioè minore esperienza causata dal peso della vita privata su quella professionale;
  • segregazione di genere a livello occupazionale, cioè ci sono più uomini che donne in alcuni settori/occupazioni con retribuzioni mediamente più alte rispetto ad altri settori/occupazioni;
  • l’assunto sociale che debba essere la donna, senza che lo scelga volontariamente, a rinunciare alla propria carriera per l’accudimento della famiglia.

Donne e lavoro: l’inseguimento in ambito scientifico

In ultima analisi, è interessante trattare il rapporto delle donne con i lavori di matrice scientifica. Quello delle tecnologie è il settore che più di ogni altro traina l’economia del Terzo Millennio; eppure su 15 milioni di europei tra Scienziati e Ingegneri, solo il 41% è costituto da donne; in Italia addirittura siamo fermi al 34%.

E proprio lo sviluppo della scienza e dell’automazione porterà a un ulteriore indebolimento della presenza delle donne sui luoghi di lavoro. Secondo quanto riportato dal World Economic Forum, infatti, proprio il progresso scientifico danneggerà in maniera irreparabile il lavoro femminile: secondo una stima, un numero compreso tra 10 e 160 milioni di donne sarà costretto a cambiare lavoro (con il rischio di perderlo in maniera definitiva) perché a causa del peso troppo forte della vita privata rispetto a quella professionale non riuscirà a rimanere al passo con i tempi, a  partecipare a sessioni di formazione di fronte alle tecnologie del futuro e reinventarsi quando le professioni del passato saranno soppiantate.

Del resto solo il 12% delle posizioni in ambito di cloud computing è ricoperto da donne, quindi la situazione non è certo sorprendente.

 

Federica Privitera

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