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I 10+1 errori da non fare a un colloquio di lavoro

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Il colloquio di lavoro, lo sappiamo bene tutti, è un momento piuttosto delicato che va preso con la massima serietà. Il suo esito, positivo o negativo che sia, può influenzare la nostra futura vita, e non solo quella lavorativa. Per questo motivo, bisogna cercare di presentarsi al meglio quando si viene chiamati da un’azienda o da un ente, evitando di commettere alcuni errori che possono compromettere il buon esito di un colloquio. In quest’articolo parleremo allora proprio dei 10 errori da non commettere durante un colloquio di lavoro. Prima di cominciare, va però detto che non esiste una formula sempre valida a cui adeguarsi quando ci si presenta a un colloquio. Esistono però delle cose da fare e, sicuramente, delle cose da evitare: vediamole insieme.

Cosa non dire a un colloquio di lavoro

Eccoci dunque finalmente a discutere brevemente di cosa non dire ad un colloquio di lavoro, riassumendo di seguito i 10 errori da non commettere in nessun modo (o quantomeno da cercare di evitare il più possibile) quando si è chiamati a sostenere un colloquio di lavoro presso un ufficio, un’azienda o un ente.

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1) Arrivare in ritardo: una delle caratteristiche più importanti ai fini di convincere un recruiter ad assumerci è senza dubbio l’affidabilità. Si tratta di un dettaglio fondamentale, perché senza di essa non si va molto lontano in ambito lavorativo. Dunque, quando avete un appuntamento per sostenere un colloquio, la prima regola è: non arrivare mai in ritardo, dimostrarsi cioè affidabili fin da subito, rispettosi delle scadenze e dei tempi concordati. Bisogna essere puntuali, raggiungendo magari la zona in cui è previsto il colloquio anche una decina o una ventina di minuti prima dell’ora concordata, tempo che poi va impiegato per individuare l’edificio e magari, perché no, per stemperare la tensione con caffè (meglio se decaffeinato!) al bar.

2) Vestirsi in maniera inadeguata: un colloquio di lavoro non è una cena di gala, ma nemmeno una scampagnata. Meglio dunque scegliere l’abbigliamento adatto se vogliamo far sì che l’attenzione dei reclutatori non sia canalizzata (negativamente) sul nostro vestiario. Se è pur vero che nel mondo del lavoro esistono ambienti e uffici in cui non vige un rigido dress-code, è comunque consigliabile, in sede di colloquio, fare attenzione a come ci presentiamo, stando attenti a rispettare due parametri su tutti: la pulizia e la sobrietà. Una camicia con una macchia di sugo non è di certo un buon biglietto da visita; e presentarsi con vestiti sgargianti dal taglio bizzarro può forse essere una buona mossa se si cerca lavoro come stilista in un’azienda di moda, ma in genere è meglio attenersi a un vestiario sobrio, elegante o casual che sia, ma che comunque non frustri al 100% la nostra personalità.

3) Incrociare le braccia, mettersi le mani in tasca e gesticolare troppo: la lettura del linguaggio del corpo viene talvolta utilizzata consapevolmente dai reclutatori per farsi un’opinione circa la personalità delle persone invitate a colloquio. E anche se da sola questa dimensione non risulta determinante per la scelta di un candidato piuttosto che di un altro, contribuisce comunque a indirizzare il nostro reclutatore verso un certo giudizio. Pertanto, sarebbe meglio evitare, durante un colloquio, di assumere una posa troppo chiusa (per esempio con le braccia conserte) o rilassata (per esempio stravaccati sulla sedia con le gambe larghe). Anche l’eccesso di gesti, in tal senso, può rappresentare un elemento a sfavore di chi sostiene un colloquio.

4) Parlare troppo e interrompere l’interlocutore: una delle cose che i reclutatori maggiormente osservano, è la capacità del candidato di rispettare i ruoli e i tempi in una conversazione. Per questo motivo non è mai bene parlare troppo e troppo veloce, anche perché il rischio è quello di creare confusione in chi ci sta ascoltando. Bisogna dire il giusto, andando dritti al punto quando ci viene posta una domanda. Allo stesso modo, non è mai bene interrompere il nostro interlocutore. Prima di prendere la parola, bisogna pertanto assicurarsi che coloro che ci stanno intervistando per un lavoro abbiano finito di parlare. Il rispetto dei tempi degli altri interlocutori è un elemento fondamentale: pensate, infatti, ai risultati di una riunione in cui ognuno parla sugli altri, senza aspettare il proprio turno…

5) Fare battute fuori luogo: se è vero che l’ironia è un’indubbia qualità quando utilizzata in giusta dose, anche negli ambienti di lavoro, dimostrarsi simpatici e brillanti a tutti i costi non sempre paga, anzi talvolta costituisce un vero e proprio autogol. Quando ci rechiamo a un colloquio, infatti, non dobbiamo dimostrare di saper intrattenere le persone e farle ridere (a meno che non siamo ad un casting per un lavoro nel cabaret, questo è ovvio!). Dobbiamo invece cercare di dimostrare serietà e comprensione delle dinamiche che reggono una situazione collegiale e spesso formale. Certo, talvolta può capitare che durante un colloquio ci si lasci andare a qualche risata. Ma è sempre meglio che siano i reclutatori a dare il via a questo genere di abbassamento del grado di tensione nel colloquio.

6) Dare troppa confidenza all’interlocutore: quando sosteniamo un colloquio, dobbiamo tenere bene a mente un dettaglio: siamo in un luogo di lavoro e non al bar per un aperitivo. Per questo, è meglio conservare le giuste distanze con chi ci sta selezionando. Al contrario, tuttavia, in alcune situazioni anche dimostrarsi troppo freddi e distaccati può far segnare un punto a nostro sfavore. Dunque, come scriveva Orazio nelle sue Satire, dobbiamo sapere che “est modus in rebus”. Da come ci comportiamo in sede di colloquio, un buon reclutatore è infatti in grado di trarre alcune preliminari conclusioni sul nostro modo di stare in team.

7) Parlare male dei passati datori di lavoro e/o dei colleghi: gli ambienti di lavoro, anche quelli in cui si è transitato in passato, vanno sempre rispettati. Parlare male dei propri ex colleghi quando si è in procinto di entrare in un nuovo ufficio o in una nuova azienda non è una mossa azzeccata. I reclutatori potrebbero prendere la cosa come testimonianza di un carattere conflittuale e presuntuoso, “skill” che nessun recruiter che si rispetti intende introdurre nell’organico della propria azienda. Meglio dimostrarsi cordiali e rispettosi, anche nei confronti di ciò che abbiamo vissuto in passato: e se, su specifica richiesta del nostro interlocutore, abbiamo bisogno di sottolineare un elemento negativo del nostro precedente luogo di lavoro, utilizziamo sempre diplomazia, tatto e garbo.

8) Mentire sulle proprie esperienze lavorative e/o formative passate: se mentire non è (quasi) mai una scelta giusta, men che meno lo è a un colloquio, quando ci viene chiesto di esporre le nostre passate esperienze formative e professionali. Anche se in parte è lecito “indorare” quanto fatto in passato, sottolineandone gli aspetti positivi più che quelli negativi, non è mai consigliabile inventarsi di sana pianta di aver appreso una competenza che invece non ci appartiene. E questo semplicemente per un motivo: prima o poi ci verrà richiesto di usare quella competenza, se assunti. Ne va della nostra credibilità di fronte a quelli che, si spera, saranno i nostri colleghi e superiori.

9) Dimostrare eccesso di sicurezza: avere un’aria troppo tronfia e spavalda, così come minimizzare l’entità delle mansioni richieste dal lavoro per il quale si sta sostenendo un colloquio, può spesso risultare un boomerang per il candidato. E questo soprattutto quando siamo alle prime esperienze. Il mondo del lavoro è un contesto che ha le sue regole e le sue dinamiche, e queste vanno ben comprese, così come va dato il giusto peso alle mansioni che si è chiamati a svolgere in quella specifica posizione per cui ci si sta candidando. Dobbiamo inoltre tenere bene a mente che chi ci sta interrogando conosce il mondo del lavoro molto meglio di noi.

10) Disperarsi in caso di esito negativo: non tutti i colloqui, ovviamente, hanno esito positivo. Se dovesse capitare di essere tutt’altro che brillanti a un colloquio, o di non rispondere nella giusta maniera alle domande e alle sollecitazioni di un reclutatore, l’importante è non disperarsi. Dobbiamo al contrario fare tesoro dell’esperienza appena sostenuta, imparando dagli errori che eventualmente abbiamo commesso, con lo scopo di non ripeterli la volta successiva. Anche sostenere colloqui è un passaggio fondamentale della nostra formazione, questo non va mai dimenticato.

Qual è il miglior modo di comportarsi a un colloquio?

Nonostante quanto detto finora, bisogna tener presente che non esiste un modo sempre valido di comportarsi in sede di colloquio. Dobbiamo invece cercare di comprendere la situazione e le disposizioni dei nostri interlocutori, armandoci di attenzione e di “psicologia”. Capire cosa piace e cosa non piace ai reclutatori, cosa vogliono sentire e cosa non vogliono sentire, cosa ci viene richiesto e cosa no è il primo passo per sostenere un buon colloquio.

Sapersi collocare nel giusto modo e con il giusto approccio all’interno di una situazione sociale (quale appunto è un colloquio) è uno dei primi elementi per garantire la buona riuscita delle nostre intenzioni. Nel caso di un colloquio: farsi assumere e stimare.

Per concludere, vi lasciamo un ultimo consiglio per evitare un altro fra i più comuni errori da non commettere durante un colloquio di lavoro, che può apparire scontato ma che in realtà non lo è al 100%: quando sostenete un colloquio, spegnete sempre il vostro telefono cellulare!

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