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Come aprire una partita IVA nel 2021: che cosa è, a cosa serve e quale regime fiscale scegliere

11
feb
2021

La nascita di nuove forme di prestazioni, servizi e professioni svolgibili anche da casa, la tendenza a esternalizzare i processi produttivi, la smaterializzazione del mercato del lavoro, il progressivo declino dei contratti a tempo indeterminato: queste sono solo alcune delle ragioni che oggi spingono molti professionisti “a mettersi in proprio”, come si suol dire, cioè a sfruttare le conoscenze apprese durante un percorso di studi o un’esperienza lavorativa per dare vita a una propria attività.

Prima di intraprendere una scelta del genere si devono mettere in conto una serie di valutazioni circa gli oneri fiscali cui adempiere e le procedure amministrative da seguire. Tuttavia, benché venga spesso dipinto come un iter lungo e dispendioso, il percorso per aprire una partita IVA è in realtà piuttosto semplice ed economico, oltre a offrire notevoli vantaggi fiscali a seconda dell’attività svolta.

Alla confusione contribuisce probabilmente il continuo aggiornamento della regolamentazione fiscale di tali categorie. Le ultime modifiche radicali risalgono alla Legge di Bilancio 2020, che ha stabilito i requisiti per l’accesso alla tassa sostitutiva del 15% e del 5% per i titolari di partita IVA e portato il limite di ricavi o fatturato per l’accesso al regime forfettario a 65.000 euro.

Ma andiamo per gradi: vediamo innanzitutto che cos’è una partita IVA, a cosa serve, quali sono i costi e i passaggi per aprirne una, per poi concentrarci su che cosa è il regime forfettario e perché sceglierlo.

Che cos’è una partita IVA e chi deve aprirla

Con l’espressione "partita IVA" ci si riferisce a un codice numerico di 11 cifre rilasciato dall’Ufficio dell’Agenzia delle entrate che identifica univocamente un’impresa o un libero professionista che porti avanti un’attività in forma autonoma rilevante agli occhi del fisco. 

Sono esclusi infatti coloro che non superano i 5.000 euro di reddito annuale, mentre sono obbligati ad aprire una partita IVA tutti coloro che svolgono:

  • un’attività d’impresa, come le ditte individuali, gli Artigiani e i Commercianti;
  • un’attività in forma autonoma, ossia i Liberi professionisti. 

Come vedremo, le imposte cui sono sottoposti tali soggetti sono di natura indiretta, cioè gravano sul ricavato, colpendo gli scambi di beni, di prestazioni e di servizi. 

Come aprire una partita IVA

Prima di poter aprire una partita IVA è necessario innanzitutto dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata, che dovrà essere utilizzato per inviare e ricevere tutte le comunicazioni ufficiali. 

Il codice dovrà essere richiesto presso l’Agenzia delle entrate o rivolgendosi a un professionista abilitato entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Per aprire la partita IVA si dovranno compilare i modelli AA9/12 o AA7/10, nei quali va indicato il codice ATECO della propria attività.

Occorre poi una distinzione tra lavoratore autonomo (consulenti, professionisti, freelance) o imprenditore. Nel primo caso dovremo richiedere il numero di partita IVA all’Agenzia delle entrate e iscriverci alla gestione separata dell’INPS. Nel caso dell’impresa si dovrà prima procedere all’iscrizione in Camera di commercio, comunicare l’inizio dell’attività al Comune e iscriversi alla gestione INPS per Commercianti e Artigiani. 

Una volta compilati, i moduli possono essere riconsegnati a mano, inviati via raccomandata con ricevuta di ritorno o per via telematica. Tutte le informazioni in merito a queste procedure sono disponibili nella sezione dedicata alle partite IVA sul sito dell’Agenzia delle entrate.

L’apertura della partita IVA è gratuita se svolta autonomamente (al netto di eventuali bolli e diritti di segreteria). Nel caso ci si rivolga a un professionista per lo svolgimento della pratica potrebbe essere richiesto invece il pagamento di una parcella.

A cosa serve la partita IVA

Come detto, uno dei passaggi fondamentali per l’apertura di una partita IVA è l’individuazione dell’ambito di attività e del codice ATECO corrispondente. A seconda che l’attività rientri nelle categorie dell’artigianato, del commercio o della libera professione e in quale ambito specifico, saranno infatti previste differenti modalità di accesso alla professione e verrà calcolato un diverso regime fiscale.

Nello specifico, l’apertura di partita IVA serve a:

  • verificare i requisiti richiesti per l’esercizio della professione. Alcuni mestieri (si pensi per esempio a quello dell’Avvocato) prevedono degli Albi che regolano i requisiti per l’accesso e l’esercizio della professione. In questi casi la partita IVA verrà rilasciata soltanto previa verifica di tali requisiti;
  • assolvere all’obbligo di aprire la propria posizione previdenziale presso l’INPS (in gestione separata o presso una specifica cassa previdenziale, a seconda della propria categoria professionale) per il pagamento dei contributi e presso l’INAIL per l’assicurazione per gli infortuni sul lavoro;
  • delineare la forma giuridica dell’attività, da cui dipendono il regime fiscale la disciplina amministrativa e contabile da seguire;
  • individuare il regime fiscale da adottare.

In altre parole, la partita IVA è lo strumento attraverso il quale l’azienda o lavoratore autonomo possono effettuare operazioni di compravendita di beni e servizi oppure esercitare una professione. 

Regime forfettario e regime ordinario

Come anticipato, l’imposta sul valore aggiunto (IVA) viene applicata con aliquote differenti a seconda del tipo di servizi e beni che vengono proposti e dell’ammontare dei ricavi annui. Oltre i 65.000 euro annui (o se sprovvisti dei requisiti richiesti per l’accesso al regime forfettario) imprese e liberi professionisti vengono sottoposti al regime ordinario, che prevede un’aliquota fissata al 22% sul reddito imponibile per beni e servizi standard, che può variare a seconda del tipo di attività, fino a un minimo del 4% applicato alle attività che si occupano della produzione di beni di prima necessità.

La partita IVA con regime forfettario gode di diverse agevolazioni, come un regime contabile semplificato e un regime fiscale con aliquota unica. Chi ha una partita IVA con regime forfettario pagherà un’imposta sostitutiva pari al 15% su una base imponibile calcolata in maniera forfettaria a seconda del codice ATECO scelto. Per i soggetti che avviano una nuova attività l'applicazione del regime forfettario è ancora più conveniente: per i primi 5 anni di attività l'imposta dovuta è pari al 5%.

 

Ettore Bellavia

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