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Che cos'è il mobbing, come riconoscerlo e come difendersi

12
gen
2021

Mutuato dal verbo inglese to mob, in etologia la parola mobbing indica un comportamento aggressivo perpetrato in gruppo da animali di taglia piccola ai danni di uno di taglia più grossa, allontanandolo o perfino uccidendolo attraverso un’azione definita, appunto, di mobbing. Konrad Lorenz, ad esempio, la utilizzava per indicare una coalizione di uccelli della stessa specie che attaccano uno dei membri considerati pericolosi per la comunità. In tempi più recenti il termine è stato impiegato per designare atti di bullismo in ambito scolastico o giovanile nei confronti di bambini o ragazzi consistenti nell’aggressione in gruppo da parte di coetanei.

La radice è la stessa dell’espressione flash mob, che designa un evento improvviso, ma in realtà premeditato, volto a una riunione di massa in un luogo pubblico, che viene quindi “attaccato” da un gruppo più o meno grande di individui.

Che cos'è il mobbing sul lavoro

Oggi con mobbing s’intende una pratica persecutoria relativa all’ambito lavorativo, consistente in atti sistematici, tesi a impedire di lavorare o costringere a lavorare in condizioni insopportabili uno o più dipendenti o colleghi, sottoponendoli a diversi tipi di angherie e vessazioni e arrecandogli disturbi sia fisici che psichici.

Umiliazioni pubbliche, provocazioni continue, assegnazioni di compiti inutili e limitazioni dell’autonomia decisionale sono solo alcuni esempi dei comportamenti adottati da dirigenti e colleghi che possono costituire un esempio di mobbing. L’obiettivo è quello di isolare la vittima attraverso atti ripetuti nel tempo per minarne il rendimento professionale ed emarginarla all’interno del luogo di lavoro, fino a spingerla al licenziamento o alle dimissioni. Tra i fattori di rischio del mobbing possono essere incluse tutte le forme di disuguaglianza e discriminazione, dal censo alla razza, dal genere all’orientamento sessuale.

Sebbene condividano parecchi elementi, il mobbing va distinto dallo straining, termine con cui ci si riferisce ad azioni dello stesso tipo ma limitate nel tempo, dunque sporadiche o episodiche, ma che sono in grado di arrecare danni comunque gravi. 

A oggi il mobbing non è ancora stato riconosciuto come reato, sebbene la giustizia abbia più volte riconosciuto danni a vittime di straining e di mobbing.

I disturbi che ne derivano sono molteplici e si possono manifestare anche con sintomi molto gravi: cefalea, tremori, gastrite, dermatosi, insonnia, tachicardia, ansia e dipendenza dai farmaci. Inoltre il mobbing può essere causa di nevrosi, depressione, isolamento sociale e nei casi più estremi può determinare lo sviluppo di manie ossessive, compromettere i rapporti sociali e familiari dell’individuo e anche spingere al suicidio.

Tipi di mobbing

Per risolvere un problema occorre innanzitutto definirlo e comprenderlo. Malgrado ogni vicenda di mobbing faccia storia a sé, è possibile riscontrare alcune invariabili che si verificano nella stragrande maggioranza dei casi e che configurano situazioni tipiche di molti luoghi di lavoro: 

  • la sistematicità delle azioni vessatorie;
  • la tendenza a porre la vittima in condizioni di sentirsi disarmata e impotente, rendendo la sua quotidianità lavorativa un incubo, privandola di punti di riferimento e di stabilità;
  • una pratica vessatoria che agisca anche sul piano della reputazione, alimentando dicerie, diffondendo pettegolezzi e tacendo i meriti;
  • la compromissione della prestazione lavorativa del mobbizzato, che si trova così limitato nelle proprie capacità e soggetto a rimproveri di ogni tipo.

Una volta riconosciuto il mobbing è possibile inoltre analizzarne la tipologia, secondo prospettive che ne mettano in luce l’origine, il destinatario o il modo di agire. Ecco un piccolo glossario utile per orientarsi:

  • mobbing gerarchico o verticale: comportamento adottato da una posizione superiorità, volto a limitare l’autonomia decisionale e la dignità lavorativa del mobbizzato, assegnandogli continuamente incarichi lontani o eccessivi rispetto alle proprie competenze, fornendogli informazioni limitate o strumentazioni di scarsa qualità;
  • mobbing indiretto o trasversale: vessazione che agisce sul mobbizzato per colpire individui a lui vicini ed esterni all’ambiente di lavoro, o, al contrario, che agisce su soggetti esterni per pregiudicare la prestazione lavorativa  di un collega o di un dipendente;
  • mobbing strategico: pressione psicologica finalizzata a ottenere le dimissioni del dipendente. Si tratta di un malcostume drammaticamente diffuso in corrispondenza di ristrutturazioni, fusioni o riorganizzazione del personale di un’impresa; 
  • mobbing ambientale: agito mediante la messa in atto di comportamenti di controllo dell’ambiente (fumare in luoghi comuni, regolare la climatizzazioni a temperature disagevoli) mediante l’esclusione del mobbizzato da un’attività lavorativa o extralavorativa (come le feste aziendali);
  • mobbing emozionale: può dipendere dalle antipatie personali, dalla competizione, da valutazioni di incompetenza frettolose, oppure dal rifiuto di una proposta sessuale indesiderata o della complicità in un’operazione illegale;
  • mobbing verticale (o discendente, o bossing): legato alla prepotenza di un superiore che punta a dimostrare la capacità di imporsi al lavoratore subordinato, oppure quando il comportamento è alimentato da opinioni diverse rispetto a razza, cultura, religione o altri aspetti di vita. È tra i più pericolosi (e frequenti) per la sua capacità di passare inosservato, sfruttando l’asimmetria dei ruoli per mascherare la condotta persecutoria; 
  • mobbing orizzontale: lesivo nei confronti di colleghi e pari grado, in forme che possono comportare l’isolamento sociale, la mancanza di collaborazione che non permette di svolgere i propri compiti.
  • mobbing ascendente: rivolto dai sottoposti nei confronti del loro diretto superiore;

Come s’è visto, il problema del mobbing è estremamente sfaccettato. Si tratta infatti di un tipo di violenza sottile, che soltanto negli ultimi anni è approdata al dibattito pubblico. Le tipologie appena illustrate dimostrano la necessità di una consapevolezza globale del problema che tenga conto di tutte le sue declinazioni, in modo da poterlo prevenire e combattere.

Come difendersi dal mobbing

Contrastare la catena di comportamenti vessatori in ambito lavorativo è possibile. Le vie principali sono di natura psicologica e giuridica. In merito al primo aspetto, esistono diversi sportelli e centri antimobbing in Italia creati apposta per fornire informazione, sostegno e orientamento a tutte le vittime o a chi teme di diventarlo. Sarà importante, inoltre, imparare a prevenire tali situazioni, evitando l’isolamento, rispondendo con assertività alle provocazioni e interrompendo il circuito omertoso che spesso innerva queste situazioni e a cui non di rado sono sottoposte le stesse vittime.

In relazione agli strumenti giuridici, occorre sottolineare che al momento il mobbing non costituisce di per sé un comportamento illecito, sia sotto il profilo civilistico che penalistico. Tuttavia, la nostra Costituzione sancisce all’articolo 41 che “l’iniziativa economica non può ledere la libertà e la dignità del lavoratore”, da intendersi quale stato di completo benessere psicofisico, mentre l’articolo 2.043 del Codice civile prevede l'obbligo di risarcimento in capo a chiunque cagioni ad altri un danno ingiusto con qualunque fatto doloso o colposo. Il responsabile civile del mobbing è sempre il datore di lavoro, in quanto tenuto a sorvegliare e a mettere in atto  “le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale del prestatore di lavoro” (articolo 2.087 del Codice civile), motivo per cui il mobbing può essere considerato una colpevole ignoranza dei principi della sicurezza sul lavoro. Quanto ai rilievi di ordine penale, in alcuni casi il mobbing può essere ricondotto al reato di lesioni personali.

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Ettore Bellavia

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