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Auto-orientamento: gli strumenti per scegliere la propria strada in autonomia

05
lug
2019

Scegliere il giusto percorso formativo o professionale non è di certo una faccenda di facile soluzione. Giovani studenti e studentesse si interrogano infatti ogni anno su quale possa essere la giusta strada da seguire dopo il diploma, in un periodo in cui il mondo della formazione e il mercato del lavoro cambiano così rapidamente come oggi. Il rischio, in questa situazione, è di sbagliare e dunque scoraggiarsi, andando a rimpinguare le già nutrite schiere dei NEET, ossia i giovani in fascia d’età 20-34 che non studiano, non lavorano né cercano occupazione, che in Italia sono arrivati a toccare quota 29% sul totale della popolazione nella fascia d’età di riferimento (dato più alto in tutta Europa).

In questo quadro, è importante innanzitutto essere consapevoli del fatto che nulla è definitivo, e che per scegliere al meglio la propria strada professionale o formativa non esiste una modalità unica e ben definita, né una strategia che sicuramente porta al successo e alla realizzazione personale. Esistono tuttavia delle indicazioni che, con le dovute modalità di indagine, ognuno può avere per sé. In questo articolo illustreremo alcuni strumenti di orientamento e auto-orientamento che chiunque può utilizzare per superare l’impasse e aere così nuovi elementi utili per ragionare sul proprio futuro.

Auto-orientamento con i test psicologici e psicoattitudinali

Primo passo: riflettere su di sé e scoprire quali sono le proprie attitudini, capacità e competenze.

Inaugurare un percorso di auto-orientamento vuol dire prima di tutto fare i conti con la propria personalità, con ciò che si sa fare, ciò che si conosce e quanto si è appreso durante la formazione scolastica. Solo partendo da questa base si è poi in grado di individuare le strade più adatte a sé. Ma come fare a capire quali sono queste strade adatte a noi? Di certo tramite la riflessione e l’auto-interrogazione continua, ma anche attraverso una serie di strumenti scientifici e rigorosi in grado di aiutarci nell’indagine. Parliamo per esempio dei test psicologici e psicoattitudinali che consentono di scoprire la natura del proprio profilo personale e le professioni che più vi si adattano:

Scoprire quali sono i mestieri e le professioni che più si adattano a noi, in tal senso, vuol dire avere le prime indicazioni anche sul percorso formativo da intraprendere.

Sogni, desideri e aspirazioni: scegliere solo quelli credibili

Secondo passo: fare i conti con le proprie aspirazioni e i propri desideri in maniera credibile.

Dopo aver considerato le proprie attitudini e le competenze e conoscenze già acquisite, c’è bisogno di fare i conti con i propri desideri e sogni. Se durante l’infanzia tutti eravamo pronti a dire con convinzione “da grande voglio fare la ballerina, il calciatore o l’astronauta”, una volta cresciuti la situazione è ben diversa. Le aspirazioni diventano necessariamente più ancorate alla realtà, e assecondano quanto effettivamente ci sembra di essere in grado di fare. Tuttavia, nonostante la maturità acquisita nel tempo, non sempre si riesce a eliminare dai propri sogni tutti i percorsi professionali che difficilmente si adattano a noi. E ciò ci frena nella prosecuzione del nostro percorso, rischiando di farci prendere sentieri che non portano da nessuna parte o strade che terminano in un dirupo.

Ciò non vuol dire che bisogna abbandonare i propri desideri e dimenticare le proprie aspirazioni, cosa che a sua volta sarebbe un grave errore, vuol dire però saper fare i conti in maniera credibile e onesta con quanto vogliamo e possiamo fare, operando una mediazione tra i due piani.

Scoprire la direzione che ha preso e prenderà il mercato del lavoro

Terzo passo: confrontarsi con le condizioni oggettive del mondo della formazione e del mercato del lavoro.

Dicevamo che è importante scegliere opzioni credibili, e se da una parte è importante farlo guardando a sé, dall’altra è fondamentale fare lo stesso guardando però al contesto che ci circonda. Detto in altri termini: bisogna conoscere le condizioni attuali (e magri anche quelle che probabilmente si verificheranno nel prossimo futuro) del mondo nel quale si vive. Bisogna cioè porsi delle domande come: Quali sono le condizioni attuali del mercato del lavoro? Quali i settori in cui è più facile trovare occupazione? Quali le competenze che pagano di più nulla ricerca del lavoro? Quali i percorsi formativi terziari (e non solo) con cui si trova più facilmente lavoro?

Rispondere a queste domande non è certo semplice, ma di sicuro esistono degli elementi su cui ragionare. Chi intende iscriversi all’Università o a un altro percorso di formazione terziario può per esempio consultare le più recenti indagini sulla condizione occupazionale e le retribuzioni dei laureati, o può magari scoprire se il proprio profilo si adatta a uno dei tanti Istituti Tecnici Superiori presenti sul territorio italiano, Istituti che garantiscono un elevatissimo grado di placement una volta conseguito il titolo.

Oppure, se il nostro sguardo si rivolge al futuro e alle possibilità che si apriranno di qui a poco nel mercato del lavoro mondiale, ci si può interrogare sulle professioni del futuro che nasceranno in ragione dell’utilizzo sempre più massiccio delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale.

O, ancora, ci si può semplicemente interrogare sui profili professionali maggiormente ricercati dalle aziende oppure sulle competenze che queste richiedono più spesso allo stato attuale.

Insomma, quale che sia il percorso di approfondimento prescelto, l’importante e non fare decisioni senza aver preso in considerazione le condizioni del contesto in cui si vive: è questo, forse, il più importante passo da affrontare in un buon percorso di orientamento e auto-orientamento.

 

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