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Alternanza scuola-lavoro: la parola a Christian Raimo

23
nov
2017

L’alternanza scuola-lavoro, introdotta con la legge 107 del 2015, la cosiddetta “Buona Scuola”, rappresenta un tema di acceso dibattito le cui voci, spesso discordanti, possono essere collocate tra due estremi. Semplificando: da una parte, coloro che la accolgono con favore, sostenendo che rappresenta un’innovazione didattica necessaria e fertile per favorire il collegamento tra scuola e mondo del lavoro; dall’altra, coloro che la criticano, sostenendo che in essa si cela un nuovo dispositivo di sfruttamento del lavoro.

Al fine di promuovere un dibattito pacato e costruttivo sull’alternanza scuola-lavoro, a partire da oggi WeCanJob ospiterà sulle pagine del suo blog una serie di voci diversamente orientate nella discussione pubblica sul tema, voci appartenenti al mondo delle istituzioni e della scuola il cui apporto, questo è l’auspicio, possa dar luogo a un fertile confronto tra gli attori a diverso titolo coinvolti. A questo scopo abbiamo pensato di sottoporre ai nostri “testimoni privilegiati” una serie di domande secche e dirette, ricalcando in maniera naïf la metodologia dell’analisi SWOT, uno strumento utilizzato per definire i punti di forza e i punti di debolezza (fattori interni), le opportunità e le minacce (fattori esterni) di un determinato progetto in ambito aziendale.

Il primo testimone di cui abbiamo chiesto il parere è Christian Raimo, docente di scuola superiore, traduttore, giornalista e scrittore (da poco è stato dato alle stampe per Einaudi il suo ultimo lavoro sul mondo della scuola, intitolato Tutti i banchi sono uguali). Ecco cosa ci ha detto.

WeCanJob: Buongiorno Christian, nel dibattito sull’alternanza scuola-lavoro c’è attualmente una polarizzazione di posizioni che sembrano sempre più distanti tra loro: i favorevoli e i contrari. Potrebbe raccontarci quali sono, secondo lei, i punti di forza dell’alternanza scuola-lavoro (da un punto di vista interno al sistema scolastico) per come è attualmente utilizzata nelle scuole italiane?

Christian Raimo: Nessuno, nel senso che l’alternanza scuola-lavoro in realtà non prevede alcuna impostazione pedagogica, secondo quanto invece dice la Costituzione, ma è un mascheramento del lavoro gratuito. Può configurarsi raramente in maniera positiva, ma questo dipende dall’impostazione del singolo docente. Io credo che l’alternanza scuola-lavoro sia incostituzionale e che mini fortemente l’Istruzione Pubblica italiana. Posso vedere con positività l’idea di una formazione che sia attenta ad aspetti professionalizzanti, ma di certo non nel modo in cui succede adesso. Se poi c’è un docente che spende le ore di alternanza scuola-lavoro per far fare un corso di regia ai suoi studenti sono d’accordo, ma questa cosa la chiamo alternanza scuola-scuola, non alternanza scuola-lavoro. Di fatto, quelle per l’alternanza sono ore sottratte alla formazione.

WCJ: E i punti di debolezza: quali sono e come si configurano a suo parere?

CR: Oltre a quando ho appena detto, tantissimi. Faccio un esempio che rende la cifra dell’utilizzo a mio parere non pedagogico dell’alternanza: qualche anno fa insegnavo in un Istituto Alberghiero, in cui gli studenti venivano mandati a fare alternanza presso un’agenzia viaggi per 400 ore, cioè 2 mesi e mezzo. Che senso ha fare una cosa del genere quando oggi le agenzie viaggi non le usa più nessuno? Infatti dopo poco quell’agenzia ha chiuso. Il più grande punto di debolezza dell’alternanza è che adatta la scuola al modello di un ufficio di selezione del personale, facendole fare ciò che le richiede la società in termini di bisogni del mercato. Ma si tratta di bisogni individuati sul breve periodo, non sulla lunga durata. Il modello pedagogico della scuola, in questo senso, dovrebbe essere diacronico e non sincronico. La società e il mondo del lavoro evolvono rapidamente, e la scuola dovrebbe ampliare il suo orizzonte: non quanto serve al mercato da qui ai prossimi 5 mesi, ma quanto servirà fra 50 anni, e questo non lo possiamo prevedere. Non è automatico che ciò di cui ha bisogno il mercato domani sarà ancora necessario nel tempo a venire. Non bisogna fare ciò che richiede la società, è questa la grande contraddizione dell’alternanza. Su questo argomento faccio un esempio: a scuola si studiano i disadattati sociali, come Dante, Leopardi, Spinoza, Galilei, tutti modelli di disadattamento sociale, nemici della società, e invece con il modello cui fa riferimento l’alternanza insegniamo agli studenti a come adattarsi alla società. È assurdo! L’aspetto più contraddittorio dell’alternanza, dato che questa si presenta come un laboratorio di selezione del personale su richiesta della società. C’è da dire che il modello formativo su cui si basa proviene da lontano, la prima volta è stato formalizzato nel 1973 all’Università di Chicago da Kenneth Arrow, con l’articolo Higher education as a filter. Lì Arrow diceva che la scuola superiore deve funzionare non solo per l’aumento del “capitale umano”, ma anche e sempre di più come un filtro, uno screening utilizzato per capire quali sono le attitudini degli studenti così da poterli collocare in tempi brevi nel mercato del lavoro: è proprio questo il senso in cui vanno alternanza e orientamento. Credo che il mercato non debba entrare nel mondo della scuola (il vostro sito per esempio, WeCanJob, che sia un portale legato alle aziende mi va bene; non mi va bene che sia legato alla formazione perché così ha una funzione antipedagogica). E la Scuola Pubblica avvalora sempre di più simili meccanismi di selezione, ma in tal modo va contro l’articolo 3 della Costituzione, perché limita la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.

WCJ: Provando a proiettare nel prossimo futuro lo strumento dell’alternanza, e guardando a quanto proviene dal contesto esterno alla scuola (fattori politici e legali, economici, sociali e demografici, culturali, tecnologici), quali sono le opportunità che possono favorirlo?

CR: Nella misura in cui il lavoro viene gestito sempre di più in maniera non trasparente (lavoro nero, prolungamento a dismisura dei contratti di prova, etc.), l’alternanza favorisce e viene favorita dall’idea che il lavoro sia sempre meno legato al salario. Si tratta di una tendenza avviata in Italia dai Governi dell’ultimo periodo, mossi da un’ideologia “di consulenza” che è stata introiettata dalla scuola. Questo è stato l’indirizzo politico seguito da Gelimini e Giannini, per esempio. La Ministra Fedeli è invece più in buona fede, e secondo me non si rende bene conto dei danni provocati dalla “Buona Scuola”, riforma che è stata osteggiata dal 90% degli insegnanti. I problemi della scuola non sono quelli che si stanno affrontando adesso, l’alternanza non è una priorità. Piuttosto bisognerebbe pensare all’analfabetismo funzionale e di ritorno, alla dispersione scolastica, dato che in Italia questo fenomeno è molto forte. Basta anche soltanto vedere il calo del numero di laureati nel Paese.

WCJ: E quali sono le minacce che potrebbero influenzarne negativamente gli esiti?

CR: Gli studenti, soltanto loro. In un convegno sull’alternanza ospitato dal mio Istituto c’erano delle studentesse di una scuola di Anzio che facevano le hostess, e almeno loro si lamentavano di questo.

WCJ: In conclusione, ringraziandola per averci offerto la sua testimonianza, le chiediamo cosa auspica per il prossimo futuro. Ossia, pensando all’alternanza scuola-lavoro nei prossimi anni, quale forma dovrebbe assumere secondo lei?

CR: Dovrebbe essere totalmente eliminata. Bisognerebbe reintrodurre, per esempio, l’ora di storia che ci è stata levata, così almeno posso insegnare un po’ di Educazione Civica, cosa che ora non ho più la possibilità di fare.

 

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