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3 giovani italiani su 4 vogliono lavorare all'estero - L'indagine Decoding Global Talent 2018

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Il Boston Consulting Group (BCG), società multinazionale di consulenza sui temi del management, ha recentemente pubblicato un report dal titolo Decoding Global Talent 2018, uno studio sulle persone che cercano un'occupazione nel mondo, per cercare di comprendere al meglio le tendenze del mercato del lavoro globale. Per preparare questo report sono state infatti intervistate circa 360 mila persone da 197 Paesi diversi. In questo post cercheremo di riportare i dati più significativi che riguardano l’Italia.

Il rapporto Decoding Global Talent 2018: la situazione globale

Fra i dati più interessanti che il rapporto Decoding Global Talent 2018 ha messo in luce (scarica qui il rapporto completo), il più significativo è il generale calo medio della propensione a trasferirsi all'estero per lavoro, dal 64% degli intervistati del 2014 al 57% del 2018. È importante tenere a mente come numerosi fattori globali abbiano influito su questo trend negativo. Tra le cause di tale minor tendenza alla mobilità, si evidenziano soprattutto le norme più severe per l'ingresso nei Paesi che rappresentano importanti destinazioni di trasferimento, come ad esempio il Regno Unito o gli Stati Uniti. 

Tuttavia anche il miglioramento della situazione economica in alcuni Paesi, come quelli dell'Europa centrale e orientale, ha avuto una forte influenza sul dato medio, visto il calo della necessità di spostarsi in un altro Paese per lavorare. Alcuni Paesi mostrano invece dati decisamente in controtendenza, registrando all'incirca il 10% dell'aumento della mobilità verso l'estero:

  • Stati Uniti
  • Regno Unito
  • Germania
  • Canada
  • Brasile
  • India

Il rapporto riesce anche a identificare alcune sostanziali differenze di genere, le donne sono ad esempio meno propense a trasferirsi all'estero per lavoro rispetto agli uomini (53% contro il 61%), o generazionali (la propensione alla mobilità incontra il favore del 61% della fascia 20-30 anni, contro il 44% degli over 60).

Ciò che è trasversale rispetto al genere e all'età è la motivazione per i trasferimenti, perché strettamente legata alle competenze digitali. Ben il 67% degli intervistati pensa di cambiare Paese per mettere a frutto le proprie skills in quest'ambito- 

Cosa accade all'Italia?

Coerentemente con quanto accade nel resto del mondo, l'Italia vede un calo nell'ultimo quadriennio del numero di persone propense ad andare a lavorare all’estero. Si è passati infatti dal 59% delle persone disponibili nel 2014 al 55% nel 2018. Il fatto che si tratti all'incirca del 10% in meno della media mondiale è un dato che non stupisce perché in linea con il trend storico della mobilità verso l'estero del nostro Paese.

Quello che invece sorprende è la forte differenza di punti percentuali che emerge quando ci si concentra sulla categoria degli under 30. La media globale indica infatti come questa propensione al trasferimento la senta propria il 61% delle persone al di sotto dei 30 anni.

Se isoliamo i dati dell'Italia si scopre invece come sia ben il 75%, circa 3 giovani su quattro, a dichiararsi disponibile a cambiare Paese per trovare lavoro. È quindi forte la visione globale delle nuove generazioni rispetto a quelle precedenti.

Per quanto riguarda invece i Paesi in cui cercare una situazione lavorativa migliore, l'Italia si colloca al nono posto tra i paesi preferiti per cercare lavoro.

Al contrario, le dieci destinazioni maggiormente scelte dagli italiani per trasferirsi all'estero, in ordine decrescente, sono le seguenti:

  • Regno Unito
  • Stati Uniti
  • Germania
  • Svizzera
  • Spagna
  • Francia
  • Australia
  • Canada
  • Paesi Bassi
  • Svezia

Trasferimenti all'estero: cosa è cambiato in Italia

Il cambio di tendenza tutto italiano nella propensione al trasferimento all'estero non stupisce se pensiamo a quanto sia cambiato anche il rapporto dello stesso mondo dell'Università con gli altri Paesi. Il programma Erasmus ha infatti contribuito in maniera fondamentale ad accrescere la visione globale dei giovani, permettendo loro di conoscere culture diverse. Andare in Erasmus anche solo per qualche mese, può essere infatti molto utile a livello occupazionale, non solo per imparare o consolidare una lingua straniera, ma anche per imparare a essere più autonomi e pronti ad affrontare le sfide derivanti dall'approccio con il mondo del lavoro.

Perché elementi come questi, conoscere le lingue, avere una visione globale, pensarsi non come singoli individui ma come cittadini del mondo, sono oggi diventati fondamentali in un mondo del lavoro che corre senza sosta verso cambiamenti rapidi e inarrestabili. Inserirsi in questi processi di cambiamento, saperli leggere, interpretare e saperli utilizzare a proprio vantaggio può veramente fare la differenza.

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